Foto by USB
E’ stato un ciclofattorino nigeriano a fare causa alla Glovo a Torino, si era sentito male per il troppo caldo. E’ mai possibile pedalare avanti e indietro tutto il giorno per tutta la città senza un cappello, una borraccia d’acqua, una protezione solare?
Per Glovo, evidentemente si. Per i giudici torinesi, no!
E così il colosso spagnolo del food delivery, che ha la Foodinho tutt’ora sottoposta a controllo giudiziario, è stato condannato a fornire ai rider quanto necessario per proteggerli dalle condizioni atmosferiche avverse: calzature ergonomiche, abbigliamento adeguato, un luogo di riparo nell’attesa degli ordini, accesso gratuito ai servizi igienici, cappello con visiera, occhiali da sole, crema solare, sali minerali, borraccia termica, acqua. Ma non solo contro il caldo. Anche mascherine per l’inquinamento, calzature antipioggia e antiscivolo, abbigliamento impermeabile, guanti. Pare però che i giudici abbiano risposto di no alla richiesta di non trasportare più denaro e di fornire ai rider una bicicletta a pedalata assistita o un mezzo motorizzato. Magari la prossima volta.
Si tratta di un precedente importante, speriamo, che stabilisce la responsabilità dell’azienda nella tutela della sicurezza sul lavoro. Perché sono lavoratori dipendenti e hanno diritto a sicurezza, strumenti di lavoro e tutele effettive. Non deve essere una sorta di caporalato cittadino.
L’Ordinanza del Tribunale è passata in giudicato lo scorso 20 agosto. Ad oggi, però, secondo il sindacato USB le disposizioni dei giudici non sarebbero state ancora applicate. Un fatto grave.
