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“Il Vesuvio universale”. Milano racconta Napoli

by Piera De Prosperis

Nella terna dei finalisti del Premio Napoli 2019, sezione narrativa, vi è il libro di Maria Pace Ottieri, Il Vesuvio universale. Il testo non è facilmente classificabile secondo le tradizionali definizioni narratologiche: diario, saggio, romanzo, inchiesta. In realtà è tutto questo insieme e oltre.

Sicuramente diario di viaggio, alla maniera del Viaggio in Italia di Goethe. Anche se l’itinerario ha un orizzonte ben definito e concluso, il Vesuvio e i paesi che tutto intorno gli fanno da corona. Non è solo un percorso alla ricerca naturalistica di paesaggi straordinari, che pure ci sono, ma un percorso storico, culturale e folkloristico che dal presente torna al passato dei paesi visitati, evidenziandone cambiamenti e persistenze. Tanti sono i paesi esplorati, spesso con la guida di personaggi del luogo: Somma Vesuviana, Terzigno, Portici, Pompei. Pomigliano, per citarne alcuni, raccontati in un andirivieni presente/passato che ne svela permanenze e mutazioni epocali. Il Vesuvio e i suoi paesi come simbolo universale del cambiamento che il Sud, in particolare, ma l’Italia tutta ha vissuto. Con il particolare discrimine, da noi, del terremoto dell’80 che tutto cambiò.

Ma il libro è anche un saggio, perché l’autrice ha una tesi da dimostrare. “Gli abitanti del Vesuvio sono abituati a tenere conto di una vita sotterranea ricca e piena di sorprese, indipendente dalla loro volontà, estranea all’universo concettuale umano, a sentirsi frantumi di lapilli, volute di fumo, impercettibili grumi di tempo nella vertigine millenaria in cui affonda l’esistenza del vulcano”. Il continuare a vivere imperterriti sotto la bocca eruttiva, il fatalismo dei napoletani si spiega, quindi, con il rapporto simbiotico degli abitanti con il vulcano. Pur essendo ben consapevoli di quanto il territorio sia pericoloso, di come sia impossibile prevedere gli eventi sismici ed eruttivi, di come sia pressoché ingenuo pensare di potersi salvare mediante l’attuazione dei piani di evacuazione. Eppure, siamo tutti qui e non nascondo che vivo anche io in questo strano rapporto. Al ritorno dopo un’assenza, la vista del Vesuvio mi rassicura perché mi sento a casa. Anche io vittima di questo anomalo rapporto con ‘a muntagna.

Romanzo? In realtà non una trama compatta ma tutta una serie di piccole narrazioni che si dipanano da una particolare suggestione. Alcune molto coinvolgenti. Come la vicenda che ha per protagonista la fabbrica di Pomigliano a partire dai primi del Novecento, quando il francese Darracq aprì la filiale della sua azienda Automobili Darracq. O il racconto della fondazione del santuario di Pompei ad opera del visionario Bartolo Longo, e così via in un susseguirsi di trascrizioni artistiche di vicende reali, veramente vissute.

Inchiesta? L’autrice mette a nudo spietatamente il malaffare che ha dominato e domina la nostra area come la vicenda della Terra dei Fuochi. Ma anche storie emblematiche di buon lavoro come la messa in sicurezza ed il recupero della città romana di Ercolano ad opera della fondazione Packard che con un quarto dei soldi ricevuti da Pompei ha dotato di coperture gli edifici di Herculaneum, salvandola da sicura scomparsa.

Tanti sono i riferimenti bibliografici che l’autrice cita, evidente è la profonda ed attenta documentazione, ma quello che si avverte è l’amore ed il dolore verso questa terra che l’autrice ha conosciuto da bambina anche se dall’altra parte, nei Campi Flegrei, quando il padre lavorò per un anno alla Olivetti. Napoli è rimasta dentro alla Ottieri scrittrice e giornalista milanese che a Milano vive e lavora. Con la prima delle sue opere, Amore nero, ha vinto il Premio Viareggio Opera prima nel 1984. Dal suo Quando sei nato non puoi più nasconderti, il regista Marco Tullio Giordana, ha tratto un film che racconta il dramma dell’immigrazione, premiato con il Nastro d’argento per l’anno 2005 alla produzione. Nel 2014 ha curato un’antologia dedicata ai poeti della Prima guerra mondiale.

Alla fine de Il Vesuvio universale il messaggio è “Fuitevenne, fuitevenne… se volete vivere fuitevenne a Napule”, come disse Eduardo? Sic stantibus rebus sì, ma forse le cose potrebbero ancora cambiare, secondo la Ottieri, se la corruzione e il malaffare fossero arginati, se il rapporto con la natura circostante non fosse di continua violenza e alterazione. Intanto la montagna ci guarda e sonnecchia, chissà fino a quando.

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