In che mondo siamo? In quale mondo siamo finiti, noi, prima generazione del secondo dopoguerra? Generazione che ha tenuto l’Europa e parte del mondo in pace consentendo il pieno sviluppo economico, dalla miseria del dopoguerra all’Intelligenza Artificiale. E come ci siamo finiti in un mondo che corre spedito verso un nuovo tragico conflitto? E penso al mio paese, nel quale si affermano i Vannacci e la destra, quella di governo, corre a scavalcarlo verso l’estremismo culturale e politico, rasentando persino il razzismo. Sembra dimenticata la promessa che orrori come quelli che il mondo ha vissuto negli anni Quaranta del secolo scorso non sarebbero più accaduti. E invece si stanno creando le condizioni perché accadano di nuovo.
In che modo siamo stati imprigionati e, impotenti, dobbiamo assistere che il Presidente della più grande potenza economica e militare del pianeta (primato insidiato dai cinesi) ogni giorno di più promette la pace poi pasticcia e provoca nuovi conflitti.
In quale mondo siamo se un paese come l’Italia, che ha sconfitto il fascismo e l’autoritarismo con una grande rivolta popolare, con i partigiani a combattere una straordinaria guerra di liberazione, vede affermarsi la destra autoritaria e intollerante, razzista e bacchettona. Una sorta di oscurantismo deplorevole sta contagiando la destra con l’emersione nel panorama politico di personaggi sconosciuti fino a ieri e che si presentano con il peggiore armamentario culturale politico ed istituzionale, che comincia a produrre i primi guasti istituzionali. Le corbellerie offensive verso lo stesso Capo dello Stato ci danno la misura di quello che potrà essere questa maldestra destra sul fronte istituzionale.
Occorre una grande mobilitazione democratica nel paese, non bastano le dichiarazioni stampa e le iniziative parlamentari. E’ il popolo italiano che deve difendere i valori costituzionali, che deve difendere le istituzioni democratiche, che deve difendere il ruolo e la dignità delle donne, tanto faticosamente conquistate in anni di battaglia e di confronto etico e culturale. Si avverte incertezza e forse smarrimento delle forze democratiche, sia quelle organizzate nei partiti sia quelle raggruppate in libere associazioni.
In tutte le città, nei luoghi di lavoro, nelle scuole e nelle piazze si mobilitino le forze democratiche e i cittadini per conservare nell’Italia del futuro i valori di libertà, democrazia e progresso e le istituzioni, come costituite dalla guerra partigiana che l’attuale leadership del paese tende a far dimenticare e a denigrare.
I giovani ci sono, il referendum è testimone del loro valore e della loro importanza. Consegniamo loro le chiavi perché coltivino i valori del nostro assetto istituzionale, della nostra Costituzione.
