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In questo caos

by Luigi Gravagnuolo

La verità e soprattutto la certezza su come si svilupperà la pandemia nei prossimi mesi ed anni non ce l’ha nessuno. Non il Governo, non il suo Comitato Tecnico Scientifico, non l’Organizzazione Mondiale della Sanità, non i governatori delle Regioni o i Sindaci. Nessuno ha certezze, solo approssimazioni più o meno vicine al vero. Pare quasi che il coronavirus sia venuto ad esplicitare plasticamente la dimensione culturale dei nostri giorni.

Il Duemila è caratterizzato da due orientamenti filosofici, o per meglio dire, da due narrazioni nuove rispetto ai secoli scorsi, il presentismo e lo scetticismo epistemico. Non che fossero del tutto assenti dalla riflessione dei secoli scorsi, ma lo erano in posizione marginale rispetto ai filoni egemoni, lo storicismo e il positivismo.

Tra Ottocento e Novecento ognuno di noi si sentiva e si collocava dentro un flusso storico. Si stava in un punto della linea della storia, si veniva da lontano e si sarebbe andati lontano, tanto per parafrasare una celebre espressione di Togliatti. I cattolici ed i cristiani in genere si collocavano nel flusso storico del disegno della divina provvidenza; comunisti e socialisti in quello della dialettica storica materialista; gli idealisti nazionalisti o liberali in quello della storia dello spirito, che avrebbe condotto l’umanità al primato di alcune nazioni o di alcune razze sulle altre, ovvero al trionfo della libertà degli individui; i positivisti in quello del cammino progressivo della ragione e della scienza, che avrebbero estromesso le credenze popolari e poste basi scientifiche all’agire umano.

Le generazioni attuali hanno rottamato il passato e, avendo reciso la gomena che li legava alla bitta della storia, annaspano nel mare aperto, alla deriva. Non sanno dove vanno, non vogliono saperlo. Stanno, punto. La crisi della natalità in Occidente, come alcune misure sociali di successo popolare – il reddito subito, qui ed ora, la pensione idem, e via dicendo – si inquadrano in questa visione del mondo oggi dominante. Chi vuol esser lieto sia…

Abbiamo perso il senso della storia ed anche la fiducia nella scienza. Lo scetticismo epistemico fa sì che qualsiasi cialtroneria venga considerata alla stessa stregua delle risultanze della logica e della ricerca scientifica. Il popolo è l’unico giudice di ciò che è vero e di ciò che è falso. È il popolo la misura di tutte le cose, di quelle che sono in quanto sono e di quelle che non sono in quanto non sono.

Incredulo verso la scienza, all’oscuro del futuro, immemore del passato, chi si trova con l’acqua alla gola vuole credere che il coronavirus sia il frutto di una colossale cospirazione mediatica dei poteri occulti, piuttosto che una micidiale minaccia per la sua stessa vita. E se lui vuole crederlo, allora il coronavirus non esiste o, se esiste, è innocuo. E così per le altre categorie sociali, come per i giovani dei baretti e della movida. In quanti sono disposti a fare sacrifici oggi per salvare il futuro?

Ora è vero, nelle proteste di questi giorni c’entrano i gruppi estremisti, la criminalità, gli antagonisti in genere. Ma il problema non sono loro, che ci sono sempre stati, è il consenso che essi trovano; per circoscrivere il quale gli anatemi non servono, anzi peggiorano la situazione. Paradossalmente, additandoli come i fomentatori della protesta, li si accredita come suoi unici interpreti.

La gente non crede alle parole della scienza, figuriamoci a quelle della politica. Le parole e le invettive servono a poco. Servirebbero piuttosto indennizzi concreti ed immediati per le categorie danneggiate ed efficacia delle forze dell’ordine, sia su piazza che nei servizi di intelligence. Ed in verità, tutto si può dire tranne che chi sta al governo non ci stia provando. Ma non è facile.

È comprensibile perciò il nervosismo, a volte ai limiti dell’isteria, di quanti, avendone la responsabilità politica e giuridica, devono governare e prendere decisioni drastiche in questo caos.

Decidono di chiudere e non va bene perché perché uccidono l’economia; dispongono di tenere aperto, e sono sciagurati che mettono a rischio la vita della gente; procedono con proporzionalità e sono re tentenna che nulla risolvono. Se chiedono indicazioni agli scienziati – e lo fanno quotidianamente – gliene arrivano una decina, l’una discordante dall’altra. Attingono a quello che resta delle casse pubbliche per realizzare nuovi posti letto ed assumere nuovo personale sanitario e sono dei megalomani clientelari; procedono con cautela e non hanno provveduto per tempo a predisporre i posti letto.

Tutti hanno la verità in tasca, ma ognuno ha la sua.

Verrebbe da sentirsi solidali con quanti, a qualsiasi livello della piramide della governance, devono assumere e stanno assumendo decisioni; pur con tutti gli inevitabili errori della comunicazione o nelle decisioni assunte. Così come sono comprensibili le proteste e la rivolta della gente, impoverita, senza bussola, a volte disperata.

Disprezzabile è invece lo sciacallaggio politico di chi se ne sta appollaiato ad aspettare il primo passo falso di chi regge il timone della barca, per fargli le bucce e proporsi come interprete della protesta, senza peraltro neanche sporcarsi le mani e rischiare l’unghia del proprio dito mignolo nelle piazze. Opportunismo disprezzabile, certo, ma anch’esso intelligibile.

Ma perché coloro che sanno di rappresentare la maggioranza degli Italiani dovrebbero lasciar fare ad una minoranza, ancorché abbia i numeri in Parlamento? Diciamocela tutta, non si può continuare a governare una situazione tanto complessa essendo espressione di una minoranza del paese reale.

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