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James Bond Day

by Flavio Cioffi

 

Oggi, 5 ottobre, è il James Bond Day. Sono passati 60 anni dall’uscita del primo 007, Licenza di uccidere. Ricordo quando, anni dopo, bambino, lo vidi al cinema. Ricordo la sagoma che si gira di scatto e spara verso il pubblico arrossando di sangue l’immagine. Ricordo il grande Sean Connery dire: il mio nome è Bond, James Bond. Ricordo la bellissima Ursula Andress, prima Bond girl, che mi lasciò senza fiato e senza che riuscissi a capire il perché. Era l’epoca dell’intervallo al cinema: i piccoli mangiavano i gelati e gli adulti fumavano, io divorai il mio cono impaziente che il film ricominciasse. L’ho rivisto almeno una decina di volte.

Oggi si festeggiano tutti i Bond, ma per me James Bond resterà sempre e solo Sean Connery. Inarrivabile. Inseparabile dall’eroe che interpretava. Altri sono stati bravissimi, su tutti forse Daniel Craig, e a volte protagonisti di film anche assai meglio concepiti e realizzati di quelli con Connery. Però Bond è Connery. O Connery è Bond.

Poi, certo, gli anni passano, i Bond si susseguono e i giovani magari non conoscono neanche le prime avventure cinematografiche dell’agente britannico. Gli effetti speciali diventano iperbolici. Si gira a Roma e a Matera (anche se pure il vecchio Dalla Russia con amore finiva a Venezia). Il primo Bond buon bevitore diventa in pratica un alcolizzato e da spia con licenza di uccidere passa a filosofo alla ricerca del bene e del male.

Va bene così. Ma nessuno mai avrà lo sguardo, il sorriso, la gestualità, l’ironia, la gentile implacabilità di Sean Connery. Perché il suo nome è Bond, James Bond.

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