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La corsa in salita di De Luca al voto

by Luigi Gravagnuolo

Il Napoli vince tre partite di seguito? I giornali lo accreditano per lo scudetto e i tifosi si entusiasmano, riempiono lo stadio ed acclamano la squadra. Ne perde tre? Qualcuno continua tenacemente a tifare dandosi motivazioni ideali, tipo ‘io sono uno di quelli che non mollano’. Qualcun altro se la prende con la società, col mister e con questo o quel giocatore e manda tutti a quel paese. La gran parte si demotiva, non va più allo stadio e pensa … alla salute. Dico del Napoli per dire di qualsiasi squadra al mondo. Comprese le squadre politiche.

L’ostacolo più grande alla rielezione del presidente De Luca sta nella psicologia collettiva degli elettori, nei loro umori. Tre partite perse una dietro l’altra non li lasceranno indifferenti. Dopo l’Umbria, e ancor più, presumibilmente, dopo la Calabria e l’Emilia Romagna, quella dell’attuale governatore apparirà come una candidatura perdente. De Luca dovrà mettere in campo tutte le sue straordinarie capacità comunicazionali, organizzative e politiche per correggere la percezione di sé nei cittadini campani.

Ha governato bene, non è solo mia opinione. In tutti i settori dell’azione di governo regionale – dove più dove meno – si possono registrare miglioramenti. Non gli basterà. Gli elettori da tempo appaiono indifferenti ai programmi e ai risultati dell’azione di governo. Il voto è determinato dagli umori del momento, spesso alimentati da dicerie e fake news. La campagna elettorale di De Luca sarà in salita.

Il presidente dovrà mettere in campo un’offerta politica che innanzitutto lo racconti agli occhi degli elettori come il candidato vincente in pectore. Non è facile.

Potrebbe giovargli a questo scopo avere più di un competitore credibile, per lo meno tre. Se al voto si dovesse andare col lodo umbro – la destra unita da un lato e un’alleanza Pd-M5S dall’altro – sarebbe spacciato, ammesso che fosse candidato. Meno complicato se, oltre alla destra, anche il M5S candidasse un suo esponente; ancora meglio se questi conducesse una campagna elettorale astiosa nei suoi confronti. Tanto da guadagnare se scendesse in campo autonomamente pure un candidato dema. I voti anti-deluchiani si spartirebbero tra destra, pentastellati e sinistra radicale, e in Campania vince chi prende un voto in più del secondo piazzato…

Contribuiranno all’immagine perdente o vincente del presidente anche le sue alleanze, in particolare quelle in via di definizione con le forze centriste e con la sinistra classica. Senza trascurare l’ineludibile compattamento del Pd su di lui, al momento non scontato. Conteranno altresì il sostegno del mondo delle imprese, delle professioni e della cultura. Il radicamento territoriale, sul quale il governatore oggi è molto meglio piazzato che nel 2015, specie nel napoletano e nel casertano. Infine, la qualità delle liste, per le quali De Luca è maestro e su cui ad oggi in netto vantaggio sulla concorrenza.

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