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La difesa europea tra nani e vermi

by Luigi Gravagnuolo

Yankee go home, la ricordate? C’è chi ha passato la sua gioventù ed oltre a protestare contro l’imperialismo USA e la sua pretesa di esportare per l’intero pianeta il capitalismo, più che la conclamata democrazia. Succede poi che nell’estate del 2021, gli yankee decidano di tornarsene a casa e di lasciare l’Afghanistan al suo popolo e ti ritrovi quelli che una volta manifestavano contro l’ingerenza degli Stati Uniti nel mondo che ora protestano perché gli stessi hanno abbandonato il popolo afgano, le donne in particolare, nelle mani dei talebani. Difficile trovare le coerenze.

Fatto sta che nel mondo contemporaneo agiscono altri imperialismi, o meglio altri egemonismi, uguali se non peggiori di quello USA. Quello cinese su tutti, ma anche quello russo e quello islamico, per restare alle evidenze planetarie. Bisognerebbe aggiungervi gli egemonismi sub-continentali, generatori delle innumerevoli guerre locali, o parlare dei conflitti inter-islamici, ma qui non ce n’è lo spazio.

In questo contesto l’Unione Europea è a rischio, non più rassicurata dalla copertura militare della NATO, incapace di svolgere un ruolo autonomo, pericolosamente esposta alle minacce di cui sopra. Nel nuovo scenario la nostra cara UE sembra quasi impaurita, comunque inquieta, molto inquieta.

Si pensi solo ai Paesi dell’Est europeo, Polonia, Repubblica ceca, Ungheria, Romania, eccetera.  Nei secoli sono stati terra di conquista alternativamente dei russi, degli ottomani e delle potenze euroccidentali, Germania su tutte. Hanno vissuto il Novecento in gran parte sotto tirannia, essendo passati in pochi mesi dalla tirannia nazista a quella stalinista. A inizio secolo hanno aderito all’UE ed alla NATO, in evidente funzione difensiva dai nuovi espansionismi russi o islamici. Ma con ciò non intendevano certo sottostare ad una nuova egemonia tedesca. Si sentivano peraltro garantiti dalla partecipazione del Regno Unito all’UE e dalla supremazia USA nell’ambito della NATO. Ora che il Regno Unito è uscito dall’UE e che gli USA stanno tirando i remi in barca si sentono più deboli. Temono Putin, Erdogan e l’Islamismo in genere, ma non si fidano dell’Europa, o quanto meno dell’asse franco-tedesco che la guida.

L’auspicata maggiore coesione dell’UE, quanto meno in politica estera e, suo ineludibile corollario, in politica militare, trova il suo punto debole nelle divisioni interne e nella conseguente inconsistenza politica dell’UE. Il 17 novembre 2017, in occasione del 230° anniversario della fondazione della Nunziatella, l’allora ministro della difesa Pinotti annunziava raggiante in piazza del Plebiscito a Napoli l’appena avvenuta sottoscrizione, il 13 di quel mese, di un protocollo d’intesa con cui 23 paesi dell’UE si impegnavano a firmare il successivo 15 dicembre gli atti per la Cooperazione Rafforzata in ambito militare (PeSCo). Addirittura annunciava che l’Italia, nell’ambito della PeSCo, stava spingendo per l’apertura della prima scuola militare europea per la formazione degli ufficiali del costituendo esercito, per la cui sede candidava la Nunziatella di Napoli. L’atto fu effettivamente sottoscritto il 15 dicembre ‘17, ma poi non se n’è fatto sostanzialmente niente, salvo qualche sporadica sottoscrizione di protocolli d’intesa settoriali, come quello del Consiglio dell’UE del 12 novembre 2019, forse il più rilevante.

Manca una vera volontà politica di procedere su questa strada dei leader grandi e piccoli dei Paesi dell’Unione. Questa è la realtà. E ieri l’on. Lorenzo Guerini, nostro Ministro della Difesa, ne ha preso atto ammettendo sconsolato che quella dell’esercito europeo è “un’idea romantica”. Emma Bonino, già Commissaria Europea a fine secolo e Ministro degli Esteri nel governo Letta, con un accenno di saccenteria, disse una volta all’allora Capo di Stato Maggiore delle nostre Forze Armate: “L’Europa è un gigante economico, un nano politico e un verme militare”. L’ammiraglio, forse risentito, le rispose: “Sig. Ministro, dovrebbe invertire le attribuzioni, è un gigante economico, un nano militare e un verme politico!”.

È così, una politica debole, per non dire effimera, non potrà mai generare una difesa forte.

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