Foto by Radio Onda d’Urto
Sono proseguite questo fine settimana (e proseguiranno) in tutta Europa le proteste dei giovani e dei lavoratori contro il carovita e il riarmo, per la scuola e la casa.
In Francia. Da sabato centinaia di migliaia di persone in piazza in tutto il Paese per il terzo fine settimana consecutivo.
In Germania. Manifestazioni in diverse grandi città, come Berlino, Colonia, Amburgo, Francoforte.
In Albania. A Tirana gli studenti hanno chiesto le dimissioni di Edi Rama.
In Portogallo. Manifestazioni e accampamenti a Lisbona e Porto.
In Serbia. In migliaia radunati davanti alla stazione di Novi Sad per ricordarne la tragedia. Vedremo cosa farà il movimento studentesco dopo aver vinto le elezioni politiche con 140 seggi su 250.
E in Italia. Cortei in tutto il Paese per lo sciopero generale indetto dal sindacato di base USB. Proteste con le tende a Roma, dai Fori Imperiali al Colosseo. Annunciata mobilitazione continua fino alla manifestazione nazionale del 12 novembre, cui farà seguito lo sciopero generale del 21 novembre.
C’entrano le imminenti elezioni in Francia, Spagna e Italia? Ma non solo. La paura della guerra? Per forza, in Germania si parla addirittura di ripristinare la leva obbligatoria. L’inflazione che prende il volo, gli stipendi che restano fermi, scuola e sanità che vanno sempre più verso la privatizzazione? Si. Un passaggio d’epoca, come molti sostengono? Forse.
In un contesto internazionale di puro liberismo come quello attuale, nel quale il potere economico sta dettando i tempi e gli obiettivi senza curarsi di alcuna intermediazione sociale, i governi europei possono poco. Però quel poco neanche lo fanno. Non la destra-destra italiana, non la destra più moderata tedesca, non il centro francese, neanche la sinistra spagnola. E le opposizioni di tutta Europa nella sostanza non offrono concrete alternative.
Quindi la piazza. Giovane, per fortuna. Speriamo che ottenga qualcosa, ma comunque vuol dire che l’Europa è viva.
