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La polis dei cattolici

by Luigi Gravagnuolo

Aldo Cazzullo, sul CorSera dello scorso 3 novembre, ha intervistato il cardinale Camillo Ruini, già Presidente della CEI e tuttora voce autorevole della gerarchia cattolica. Hanno parlato soprattutto di politica. Di quella italiana e di quella vaticana. E sì, perché è sotto gli occhi di tutti l’aspro confronto interno al mondo cattolico, in cui segmenti rilevanti giungono a mettere in discussione finanche la figura del pontefice, per il quale auspicano si apra una sorta di procedura di impeachment, nelle forme e nei modi eventualmente previsti dal codice canonico.

Dunque, Cazzullo chiede a Ruini cosa dovrebbero fare oggi i cattolici per far sentire la propria voce nella politica italiana. Per il cardinale è difficilmente praticabile una riesumazione dell’unità politica dei cattolici, a causa delle divisioni interne alla stessa chiesa e, soprattutto, “perché la scristianizzazione sta avanzando anche in Italia”. Ineccepibile.

Cazzullo incalza, gli chiede di Salvini e delle sue ostentazioni del rosario nel corso di eventi politici, ed il cardinale, dopo aver sostenuto l’opportunità che la chiesa dialoghi con il leader della Lega: “Il gesto può certamente apparire strumentale e urtare la nostra sensibilità. Non sarei sicuro però che sia soltanto una strumentalizzazione. Può essere anche una reazione al ‘politicamente corretto’, e una maniera, pur poco felice, di affermare il ruolo della fede nello spazio pubblico”.

L’intervista si sposta sulla politica vaticana, dal crac finanziario ai migranti, che nel dibattito interno ai cattolici non è solo un problema sociale ma anche religioso, essendo essi in stragrande maggioranza musulmani, all’apertura al sacerdozio delle persone sposate in particolari situazioni geografiche e culturali, quali la foresta amazzonica. In pratica Cazzullo tocca i temi che maggiormente agitano la chiesa romana. Le risposte di sua eminenza sono a volte schierate, altre ambigue o, se si vuole, di mediazione. Una è addirittura perentoria. Dico del celibato dei preti, sul quale il Sinodo sull’Amazzonia ha recentemente deliberato nel senso di un’apertura a tale prospettiva. Ruini qui quasi intima a papa Bergoglio di fare retromarcia: “A mio parere si tratta di una scelta sbagliata. E spero e prego che il Papa, nella prossima Esortazione apostolica post-sinodale, non la confermi” (sic!).

Il celibato non è solo un tema pragmatico per la chiesa cattolica. Mancano le vocazioni, intere comunità di fedeli rischiano di restare senza comunione per mesi, ergo consentiamo anche agli sposati di celebrare l’eucaristia. Non è solo questo, la questione ha una relazione con il dialogo ecumenico. La Chiesa cattolico-romana è in pratica l’unica chiesa cristiana che esclude dal sacerdozio gli uomini sposati. Anglicani, luterani, calvinisti, copti, finanche gli ortodossi ammettono al sacerdozio i coniugati. Magari qualche chiesa, come la cristiano-ortodossa, preclude a quest’ultimi le cariche gerarchiche superiori, ma consente loro il sacerdozio di base. Addirittura, pochi lo sanno, il celibato già non è obbligatorio, e non da oggi, per i cattolici di rito orientale. Non sarebbe un grande scandalo se la chiesa di Roma tutta lo consentisse. Perché allora tanto clamore?

Il fatto è che l’ammissione al sacerdozio per i preti sposati è diventato un tema simbolo dello scontro interno alla ecclesia – l’insieme dei prelati, presbiteri, religiosi, movimenti ecclesiali, fedeli – tra bergogliani e ‘americani’. Con quest’ultimi che, forti di immense disponibilità finanziarie, soffiano sul fuoco della contestazione al Santo Padre, finanziando inchieste sugli scandali vaticani, accusandolo di tradimento dei valori cattolici perché dialoga con altre confessioni, di cedimento sui valori perché dichiara che le persone divorziate possono essere riammesse alla comunione. La pubblicistica anti-bergogliana giunge addirittura a insinuare sospetti sulla fede del papa, reo di aver rilasciato interviste equivoche sulla natura divina di Gesù al non credente Eugenio Scalfari e, udite udite, di non aver subito un attentato finora da parte dei fondamentalisti islamici. Perché a Wojtyla sì e a lui no? si chiedono. Vuoi vedere che è colluso con loro?

Ci piacerà ritornare su quanto sta accadendo nella chiesa cattolica – la mia chiesa – per ora fermiamoci qui.

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