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Per Giorgia Meloni la politica estera ha costituito fino a poche settimane fa il punto di forza nella sua azione di governo. Si è mossa sin dall’inizio con abilità: fermo europeismo, sostegno all’Ucraina, al fianco del Presidente Biden con un atlantismo a prova di bomba. Nella interlocuzione con le istituzioni comunitarie ha costruito un rapporto personale con la Presidente della Commissione Europea, Ursula Von Der Leyen. Con l’elezione di Donald Trump le sue posizioni si sono ulteriormente rafforzate.
Mentre le cancellerie europee entravano in crisi per la difficile interlocuzione con il nuovo presidente statunitense, Giorgia Meloni si è posta come anello di collegamento, registrando gli sperticati complimenti di Trump.
Eppure, gli equilibrismi che hanno consentito di mietere consensi e successi si sono gradualmente trasformati nell’opposto. La radicalizzazione del confronto tra Europa e Stati Uniti, a cominciare dai dazi per arrivare alla singolare bizzarria delle mire espansionistiche Usa sulla Groenlandia, ha messo in discussione l’alleanza atlantica, sino alle tensioni dentro la Nato, non solo sui meccanismi di funzionamento ma anche sulla sua stessa esistenza.
Il conflitto ultimo in cui Stati Uniti e Israele hanno aggredito l’Iran sta scatenando ulteriori tensioni, perché le ripercussioni si stanno condensando proprio sulla Unione Europea. Il doppio blocco navale dello Stretto di Hormuz, un caso unico nella storia, rischia di strangolare l’approvvigionamento energetico europeo con la possibilità di generare una crisi economica drammatica.
Donald Trump ha poi deciso di aggiungere la ciliegina dell’attacco ad alzo zero a Papa Leone XIV. Dall’epoca di Enrico VIII non si registrava una durezza di toni paragonabile a quella di questi giorni. Sullo sfondo questa durezza va messa in relazione con il conflitto tra evangelici e cattolici nelle due Americhe.
A questo punto per Giorgia Meloni è stato impossibile continuare a tenere una posizione cerchiobottista. Per un premier italiano l’attacco al Papa equivale a girare nudi per gli uffici di Palazzo Chigi. Solo la bandana di Berlusconi alla presenza di Blair o l’epiteto alla Merkel si possono paragonare. Ad una prima dichiarazione allusiva è seguita una nota molto dura di presa di distanza da Trump.
A questo punto gli equilibri si sono rotti. Ma Giorgia Meloni in realtà è soddisfatta di questo allontanamento. Trump comincia ad essere un abbraccio mortale che fa perdere consensi. E’ accaduto nelle elezioni canadesi ed australiane. Da ultimo la sconfitta di Orban in Ungheria può essere messa in conto anche all’Amministrazione americana, che ha schierato in campo nientepopodimeno che il vicepresidente J. D. Vance.
Ora anche la politica estera richiede un compiuto riposizionamento di Giorgia Meloni. Vedremo quale sarà l’approdo.
