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L’arbitraggio al femminile di Napoli Cremonese

by Pietro Spirito
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Mettiamolo subito in chiaro: la qualità dell’arbitraggio non c’entra nulla con l’eliminazione del Napoli agli ottavi di Coppa Italia da parte della Cremonese. La testa della squadra partenopea era ancora alla festa di venerdì scorso e l’assetto tattico è stato caratterizzato da un andamento troppo oscillante per generare una prova convincente. Di converso, la Cremonese con il cambio dell’allenatore era fortemente motivata a tornare in carreggiata, dopo diverse partite anche convincenti con risultati però negativi.

L’attesa per una terna arbitrale completamente al femminile era molto elevata. Se il comportamento dell’arbitro non ha influito sul risultato finale del confronto, va però detto che la prova è stata davvero indecorosa. L’arbitraggio è stato inopportunamente permissivo, consentendo falli di gioco non puniti persino in modo plateale. La partita è sfuggita di mano all’arbitro, che ha manifestato la diabolica abilità di essere presente sempre nel posto giusto al momento giusto, prendendo sistematicamente la decisione sbagliata. Non sono mai dell’opinione che bisogni confermare gli squilibri che hanno da sempre posto le donne in una condizione di subordinazione. Però, proprio perché si vada nella direzione auspicata, serve che si mettano in campo le competenze, che Ieri sera sono rimaste negli spogliatoi.

La responsabilità del pateracchio non sta alla terna arbitrale, quanto piuttosto ai designatori. Costruire percorsi di carriera che espongano a situazioni per le quali ancora non si è maturi in termini di esperienza è responsabilità di chi guida le filiere professionali dei mestieri. I maestri di una volta mettevano sempre alla prova, senza far rischiare all’allievo il pubblico ludibrio. Questa distinzione si è persa a vantaggio della retorica di un riequilibrio di genere, che può anche fare notizia nell’immediato, salvo poi rivelarsi un boomerang alla prova dei fatti. Si spera che i designatori siano in grado di trovare alla loro funzione tecnica, senza lanciare programmi di comunicazione destinati a naufragare.