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L’assemblea nazionale di FridaysForFuture a Napoli

by Mariachiara Pezzullo

Inizia oggi una nuova settimana, ma questo lunedì arriva con una diversa consapevolezza delle nuove prospettive di salvaguardia dell’ambiente. Nel weekend appena trascorso, il movimento FridaysForFuture Italy ha scelto Napoli per riunire tutte le branche territoriali dell’organizzazione e realizzare la sua seconda Assemblea Nazionale Costituente.

Sabato 5 ottobre è iniziato con i “BLITZ”. Sit-in realizzati da FFF Italy e StopBiocidio per bloccare alcune attività considerate contrarie ad un sano ecosistema. Come il 7 settembre a Venezia si era giunti a bloccare il Red Carpet della storica Mostra del Cinema, così i giovani attivisti hanno interrotto per alcune ore il funzionamento della raffineria della Q8 di Napoli, per sostenere il passaggio ad un sistema di uso sempre più ridotto dei combustibili fossili. Stessa iniziativa messa in atto anche nella sede di Piazza Municipio della multinazionale McDonalds, per portare all’attenzione dei più che troppe sono le risorse naturali sciupate da queste catene. Per un cheeseburger, sarebbero oltre 1500 i litri d’acqua consumati.

Contemporaneamente, Castel dell’Ovo ha ospitato il primo giorno dell’Assemblea Nazionale Costituente, conclusasi nella serata di ieri, 6 ottobre. Davide Dioguardi, attivista storico e collaboratore diretto dei vertici del movimento, ci ha aiutato a comprendere la portata dell’evento e i risultati ottenuti in questi giorni di condivisione.

Il movimento oramai esiste da più di un anno. Perché si parla ancora di “Costituente”?

Dopo la prima assemblea a Milano nell’aprile scorso, il movimento FFF nazionale si incontra nuovamente a livello nazionale perché vi è la necessità di dargli un’organizzazione vera e propria. Ora che il messaggio ambientalista si sta affermando, è necessario renderlo più funzionale e, per riuscirci, c’è bisogno di coalizzare le sue varie anime.

Come?

Abbiamo organizzato in questo weekend tre tavoli su: metodo di lavoro, comunicazione e giustizia climatica. Il primo nasce proprio per realizzare la cooperazione tra le varie regioni e i livelli territoriali interni, il secondo per uniformare i metodi comunicativi del movimento e il terzo per analizzare i risultati finora ottenuti.

Cosa intendete per metodi comunicativi?

Sicuramente i social, che aiutano tanto. Ma puntiamo soprattutto ad incrementare l’azione diretta sul territorio. Si parte dalla propria terra per porre basi ben solide. Il modo migliore per trasmettere il nostro messaggio è quello di dare l’esempio, mostrando ogni giorno quali sono i comportamenti giusti che ognuno di noi può tenere. Ovviamente, bisogna anche migliorare le giornate di “sciopero”.

All’assemblea, che ha visto la partecipazione di delegazioni provenienti da molte città – tra le quali Venezia, Padova, Treviso, Milano, Pisa, Roma – si è discusso del metodo della protesta. Il movimento punta ad aumentare i blocchi perché, causando disagi, possano crearsi momenti per accrescere la consapevolezza – awareness – sulla dannosità delle singole attività interrotte. Mai sfociando, ovviamente, in episodi di violenza.

Forse, però, troppa la carne messa poi a cuocere. Terra dei Fuochi, con l’invito a rispolverare i saperi d’inchiesta. La costruzione di una società orizzontale, che vede l’uomo non al di sopra ma parte della natura. La nascita di una vera educazione ambientale in scuole e università. Per non parlare della parentesi femminista un po’ forzata, il cui rapporto con la tematica ambientalista non è apparso chiaro.

L’iniziativa è comunque riuscita a far emergere un elemento comune del movimento in tutta Italia: il malcontento. Per la metanizzazione della Sardegna, la Tav, la Tap e le tante opere viste come spreco di denaro pubblico. Si coglie che c’è ancora molto lavoro da fare, soprattutto nella selezione dei temi da affrontare.

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