Inseriti nella raccolta ‘Quare tristis’ del 1998, questi versi di Giovanni Raboni sono un esempio della sua particolare poesia civile. Le prime parole del primo verso sono quelle copiate da una targa commemorativa stradale: ‘A.O.’ sta per ‘Africa Orientale’ e rimanda a tutti i contesti di guerra. “Raboni, in ‘Caduto in A.O.’, prende atto che tutto intorno sempre è stata guerra, dai tempi dell’Africa Orientale appunto (A.O.), fino al presente, uno stato di guerra permanente di cui si può solo tenere conto impotenti: si può solo fare “la conta dei pogrom,/ il borderò dei massacri che attraversa da cima/ a fondo quel po’ di vita che so/ d’aver vissuto” (Goffredo Fofi).
“Caduto in A. O.”, certo, perché no?
Non soltanto da Auschwitz, da Hiroshima,
dall’Indocina, comincia da prima
la conta dei pogrom, il borderò
dei massacri che attraversa da cima
a fondo quel po’ di vita che so
d’aver vissuto, quel tanto che ho
sperperato cercando di far rima
con tutte le parole della terra…
Che strida nella sua Patmo Giovanni
ha udito, di quante stragi si tace
nel suo cuore… E pensare che la guerra
è finita che avevo tredici anni,
poi c’è stata, lo sappiamo, la pace.
“Caduto in A.O.”