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L’extrema ratio in Ucraina

by Luigi Gravagnuolo
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Ph credit: The Presidential Administration of Ukraine

 

C’era da aspettarselo, si avvicinano le urne europee e il bombardamento della propaganda filorussa si intensifica. Stavolta favorita anche dalle difficoltà ucraine al fronte.

Gira e rigira, il nocciolo del suo messaggio, rivolto a noi, è questo: ‘Ma gli Ucraini ancora non si rendono conto che hanno perso? A qual fine continuano a combattere ancora? Perché vogliono ancora morti e non hanno il coraggio di alzare la bandiera bianca della resa? E voi occidentali perché non la smettete con l’invio di armi che servono solo ad allungarne l’agonia e ad arricchire i produttori di armi?

Se poi qualcuno obietta che la Federazione Russa ha violato il diritto internazionale e che, se si accetta il fatto compiuto che un Paese più forte possa invadere ed annettersi uno confinante è la fine della pace mondiale, ricomincia la tiritera sulla Russia messa con le spalle al muro dall’Occidente;  sugli USA e l’UK che sono i veri istigatori degli Ucraini, i quali in cuor loro sarebbero felici di rientrare nella grande patria russa, ma ne sono irretiti dal regime ‘nazista’ di Zelenskij; sull’espansione della NATO verso EST a fronte della quale la Russia non poteva fare altrimenti; e via narrando.

Questa della NATO che, per il solo fatto di esistere – perché di questo si tratta – sarebbe una minaccia per la Federazione Russa è madornale. Io non mi sento minacciato se davanti alla banca trovo una pantera della polizia, a meno che non abbia intenzione di rapinarla. La NATO è un’alleanza difensiva, si sente minacciato da essa solo chi ha in animo di aggredire uno dei suoi Paesi membri, è del tutto evidente. Se Putin si sente minacciato dalla NATO è perché il suo disegno è la ricostruzione dell’impero zarista. Disegno che passa per l’invasione e la sottomissione dei Paesi oggi indipendenti e che una volta ne facevano parte.

Non staremo qui a rintuzzare oltre, una per una, le innumerevoli notizie fake, diffuse sui social e spesso accreditate anche da prestigiosi giornalisti ed accademici euroccidentali. Accontentiamoci di aspettare che, com’è sempre accaduto, la ricostruzione puntuale di ‘come andarono veramente i fatti’ la faccia il tribunale della storia. I cui giudici verranno nominati dai vincitori, ovvio.

In attesa dell’epilogo vale tuttavia la pena di dire qualcosa in merito alla presunta disfatta in atto dell’esercito ucraino.

È vero, se non arriveranno per tempo gli aiuti USA deliberati dal Congresso la scorsa settimana, il fronte ucraino crollerà. E presto. Ma non è ancora crollato e gli aiuti pare che stiano arrivando.

Due anni fa, dopo il 24 febbraio, i Russi, pur respinti da Kjev, riuscirono ad occupare un vasto territorio ad Est, esteso per 170mila Kmq, il doppio della superficie dell’intera Austria! Poi sono stati ricacciati indietro per circa 80mila Kmq ed oggi ne occupano 90mila. Le loro supposte grandi ri-conquiste delle ultime settimane si limitano a 500 Kmq. Questo è tutto. Certo, importanti, ma ri-conquistati a costo a un numero impressionante di caduti.

Insomma, pur nelle difficoltà attuali, il fronte ucraino sta tenendo. È ancora possibile fermare Putin e costringerlo a trattare da posizioni quanto meno equilibrate.

Il tempo però gioca a favore dell’imperialismo russo, forte del consenso interno della sua opinione pubblica e di una catena di comando univoca, che gli consente decisioni rapide. Al contrario l’Occidente, anche a prescindere dalle campagne elettorali in corso in UE e in USA, è condizionato dai tempi strutturalmente lenti della democrazia e dalle oscillazioni della sua opinione pubblica. Fino a quando tergiverserà? A lungo termine, se le cose restassero tal quali, l’Ucraina sarebbe spacciata.

Già, se le cose restassero tal quali. Molto dipende dai tempi della fornitura di armi e dalla determinazione dell’Occidente. È questo il pericolo più grande per Putin, un Occidente che reagisca con tempestiva determinazione. Ed è questo il fine della sua campagna propagandistica, insinuare nelle opinioni pubbliche occidentali dubbi, incertezze, indecisioni che, allungando i tempi, giocano a suo favore.

Sotto questo profilo il sentimento pacifista – meglio sarebbe dire disarmista – diffuso in USA ed UE agisce a tutti gli effetti da quinta colonna del nemico in casa nostra.

Del nemico? E chi lo dice che il nemico sia l’imperialismo russo? Il nemico vero – dicono in tanti – è la guerra in quanto tale, alla quale bisogna mettere fine subito. Ad ogni costo.

Beninteso, la pace la vogliamo e perseguiamo tutti, chiediamoci però qual è la posta in palio. Sono convinti i nostri paci-disarmisti – dico di quelli in buona fede – che un’Ucraina libera, indipendente e membro dell’UE sia un pericolo per la pace e per noi stessi? O comunque un qualcosa per cui non vale la pena di svenarsi? E che non sia piuttosto conveniente per la pace e per noi un Putin vincitore in Ucraina, pronto ad attaccare la Moldavia ed i Paesi Baltici? Hanno presente che, il momento dopo un eventuale attacco dei Russi ad un Paese membro della NATO, noi – dico noi italiani! – ci troveremo automaticamente in guerra con la Russia?

Dobbiamo aspettare che ciò accada o non mettere piuttosto in campo, adesso, ora, tutta la nostra forza dissuasiva per scongiurare questo rischio?

Fino al punto di inviare truppe NATO in Ucraina? Sì, in extrema ratio, fino a questo punto.