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L’impatto ambientale del settore agricolo, le azioni di contrasto e l’attività dell’Arpac

by Pasquale Falco
settore agricolo

L’Autore, geologo, è funzionario della Direzione Tecnica dell’Arpac, Unità Operativa rifiuti ed uso del suolo.

Il settore agricolo, col comparto zootecnico e vitivinicolo, rappresenta un pilastro importante dell’economia della Campania, in quanto ha, come terminali delle diverse filiere, le aziende che trasformano i prodotti agricoli in derivati alimentari di eccellenza, quali il pomodoro, l’olio extra vergine di oliva, i vini e la mozzarella di bufala.

Proprio la mozzarella di bufala campana, che si fregia del marchio di qualità DOP (denominazione di origine protetta), è apprezzata a scala nazionale ed extra-nazionale ed è ormai definita come oro bianco campano. Il perché è presto spiegato ed è tutto nei numeri economici: quarto marchio DOP italiano, primo del Meridione, un volume d’affari complessivo generato oltre i 1.200 milioni di euro (pari a circa l’1,5% del Prodotto Interno Lordo campano), circa 1000 allevatori campani, oltre 15.000 addetti e 250.000 capi allevati.

D’altro canto, per far fronte alla crescente richiesta di latte bufalino, il numero di capi allevati è in continuo aumento (si è registrato il raddoppio del numero di capi sia nel decennio1990-2000, sia in quello 2000-2010): al momento sono allevati circa 250.000 capi.

Questi numeri, però, fanno sì che il settore agro-zootecnico induca un notevole e generalizzato impatto sull’ambiente; infatti, le strutture di trasformazione fanno registrare consumi di risorse idriche elevati, contribuiscono alla produzione di rifiuti plastici da imballaggio e danno luogo a scarichi di acque reflue spesso parzialmente depurati. Analogamente gli allevamenti per la produzione di latte bufalino e bovino contribuiscono, attraverso la distribuzione incontrollata sui terreni degli effluenti zootecnici (letami e liquami prodotti in quantità sempre più elevate), all’aumento dell’inquinamento da nitrati di origine agricola (NOA).

I nitrati derivano dai concimi di sintesi, utilizzati in agricoltura, ma provengono in massima parte anche dall’azoto contenuto nelle deiezioni zootecniche, che vengono distribuite sui campi per recuperarne le sostanze nutritizie. In effetti, i nitrati vengono “assorbiti” dal terreno dalle colture agricole che li utilizzano per il loro accrescimento. Quando, però, si verificano dei surplus di azoto e quindi di nitrati, una abbondante parte di questi non viene assorbita dalle piante e causa un inquinamento dei suoli e delle acque. I nitrati a loro volta si trasformano in nitriti, che introdotti nell’organismo umano, attraverso i vegetali e le acque, alla fine risultano tossici per l’uomo.

Il contesto descritto, pertanto, ha richiesto nel tempo interventi normativi successivi di contrasto con azioni di controllo dell’inquinamento da nitrati, tra i quali si citano:

  • a livello europeo la Direttiva Nitrati, che prescrive il monitoraggio della qualità dei suoli vulnerabili ai nitrati, differenziando i quantitativi limite che possono essere distribuiti sulle zone vulnerabili (ZV) da quelle non vulnerabili, o ordinarie, (ZO);
  • a livello nazionale il DM 5046/2016, che ha rinnovato l’obbligo di effettuare una comunicazione alla competente autorità dei dati significativi delle aziende (numero di capi, quantitativi di azoto prodotto, superficie utilizzata per gli spandimenti, capacità di stoccaggio degli effluenti)
  • la L.R. n. 20/2019 che ha previsto un piano straordinario per la realizzazione di impianti di trattamento degli effluenti, finalizzati alla diminuzione del contenuto di azoto e al recupero energetico;
  • la DGR 585/2020, che ha introdotto la nuova disciplina tecnica regionale per l’utilizzo agronomico degli effluenti zootecnici, delle acque reflue prodotte da alcune aziende connesse col settore agricolo, il digestato agrozootecnico e il digestato agroindustriale.

Nell’ambito delle misure di contrasto adottate contro l’inquinamento da nitrati, va comunque inserita a pieno titolo anche la collaborazione, ultradecennale, tra gli Assessorati regionali all’Agricoltura e all’Ambiente e l’Agenzia deputata alla Protezione ambientale della Campania, l’ARPAC.

All’interno tale collaborazione, iniziata per il monitoraggio della fertirrigazione delle acque di vegetazione dei frantoi (AA.VV.), significativi sono apparsi i risultati dei diversi controlli sull’utilizzo agronomico delle acque reflue e delle sanse dei frantoi, effettuati per le stagioni molitorie 2007-08, 2008-09, 2009-10. 20 (http://old.arpacampania.it/web/guest/283); a questi, poi, hanno fatto seguito i controlli di gestione ambientale dei caseifici, effettuati negli anni 2009, 2012 e 2016 (https://www.arpacampania.it/documents/20182/6e6cb91c-8d18-4f83-81cb-4eda2bbc0601?download=true).

E, infine, da qualche anno, si è concluso il Piano di monitoraggio e controllo sull’utilizzo agronomico degli effluenti zootecnici (Monitef 2018) (https://www.arpacampania.it/documents/20182/e5643c5a-4705-452a-9930-c1adcfc3cd25?download=true).

Attualmente una seconda tornata di monitoraggio degli effluenti zootecnici sta per essere programmata dalla Regione mediante un nuovo Piano di Controlli; così come stabilito dall’art. 51 della DGR 585/20, alla sua elaborazione e scrittura sta provvedendo l’Assessorato all’Agricoltura, attraverso la Direzione Generale delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali in collaborazione con ARPAC.

Il nuovo Piano prevede controlli a campione (la norma fissa delle percentuali sul numero totale di aziende inserite nella Banca Dati Nazionale della Zootecnia di Teramo), differenziandoli in controlli amministrativi e controlli in loco da effettuarsi su aziende ricadenti in ZO e in ZVN. L’Agenzia, ovviamente, parteciperà attivamente anche a questa fase, forte delle competenze istituzionali in campo ambientale e con le competenze ulteriori attribuite dalla L.R. n. 20/2019, in collaborazione con i Servizi Tecnici Provinciali della Regione e con le ASL territorialmente competenti.

Va evidenziato, a questo punto, che le azioni messe in campo per contrastare l’avanzante inquinamento da NOA non si esauriscono esclusivamente con i futuri controlli sulle aziende agro-zootecniche; ARPAC, infatti, sta provvedendo, sempre nell’ambito della collaborazione con l’Assessorato regionale all’Agricoltura, alla realizzazione di uno strumento informatico che renderà molto più semplici ed immediati gli adempimenti documentali in capo alle aziende e renderà più agili le attività di controllo degli Enti competenti.

Il portale digitale in questione, in fase di ultimazione, consentirà l’inserimento automatizzato dei dati della comunicazione e dei documenti annessi, accompagnando il dichiarante passo dopo passo nelle varie schermate preconfigurate, suggerendo le opzioni disponibili, segnalando eventuali errori formali, richiedendone, laddove necessario, anche la correzione. Al termine della compilazione, la comunicazione e gli atti connessi potranno essere inoltrati in modalità digitale direttamente alle Autorità regionali territorialmente competenti. Contemporaneamente il sistema informatico registrerà tutti i dati in un database, il cui accesso sarà permesso agli Enti di controllo e agli organi di P.G., da cui estrarre, con query anche complesse, le informazioni generali o puntuali da verificare sia mediante controlli amministrativi sia in azienda.

Il tutto in linea, ed anche in anticipo, con la transizione digitale e la transizione ecologica previste dal Piano Nazionale di Ripartenza e Resilienza.

Sul sito ARPAC all’indirizzo www.arpacampania.it sono riportati documenti, studi e attività svolte da ARPAC sul tema agroambiente, nell’ultimo decennio.

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