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Michele Mari conquista il Premio Strega nonostante le polemiche

un'edizione che farà discutere

by Francesca Pica
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Alla fine, ha vinto il favorito della vigilia. Michele Mari si è aggiudicato il Premio Strega 2026 con I convitati di pietra (Einaudi), imponendosi con 190 voti in un’edizione che, probabilmente, sarà ricordata non soltanto per il valore del romanzo vincitore, ma anche per le polemiche che hanno accompagnato le settimane precedenti alla finale.

Per uno dei più importanti scrittori italiani contemporanei si tratta del riconoscimento che, secondo molti osservatori, mancava a una carriera costruita in oltre quarant’anni di attività letteraria, tra romanzi, racconti, saggi e una scrittura capace di coniugare sperimentazione linguistica e cultura enciclopedica. I convitati di pietra era arrivato alla finale con il favore della critica e aveva già conquistato lo Strega Giovani, confermando un consenso trasversale che si è poi riflesso anche nel voto finale.

Questa edizione dello Strega, però, è stata segnata da un acceso dibattito che ha superato i confini della letteratura. A poche settimane dalla finale erano emerse alcune frasi attribuite a Michele Mari durante una conversazione a bordo di un pulmino tra finalisti del premio, considerate offensive nei confronti della scrittrice Michela Murgia, scomparsa qualche anno fa.

Nei giorni successivi non si è parlato d’altro, e naturalmente la condanna verso Mari è stata generale. L’episodio ha rapidamente acceso il confronto pubblico, dividendo scrittori, giornalisti e lettori tra chi chiedeva l’esclusione dello scrittore dalla competizione e chi, invece, difendeva il principio della distinzione tra comportamento personale e valutazione dell’opera letteraria.

La Fondazione Bellonci, organizzatrice del Premio Strega, ha scelto di non modificare la sestina dei finalisti. Pur prendendo le distanze dalle dichiarazioni attribuite allo scrittore, ha ricordato che il regolamento non prevede l’esclusione di un finalista per fatti di questo tipo e che, nella storia del premio, una simile decisione non era mai stata adottata.

La polemica ha coinvolto non solo due dei finalisti, ma una scrittrice morta, un’idea di femminismo e di attivismo, la correttezza a volte dimenticata del giornalismo e infine il modo con cui guardiamo alla letteratura. La vicenda ha anche riportato al centro una questione che attraversa da tempo il mondo della cultura: è possibile separare l’opera dal suo autore? Non è una domanda nuova. Negli ultimi anni il dibattito ha coinvolto numerosi artisti, registi e scrittori, alimentando posizioni spesso inconciliabili. Da una parte chi sostiene che un premio letterario debba giudicare esclusivamente il valore del libro; dall’altra chi ritiene impossibile ignorare il comportamento pubblico di chi lo ha scritto.

Il caso Mari ha riproposto questo interrogativo in maniera particolarmente evidente, trasformando il Premio Strega in un terreno di confronto non solo letterario, ma anche etico e culturale. Eppure, una volta aperte le urne, sono stati i giurati a riportare la discussione sul terreno della narrativa. I convitati di pietra è stato premiato per la qualità della scrittura e per la capacità di Michele Mari di costruire un romanzo ricco di rimandi letterari, memoria e immaginazione, confermando uno stile che da sempre rappresenta una delle voci più originali della narrativa italiana contemporanea.

La sua vittoria, dunque, appare coerente con il percorso di uno scrittore che da anni occupa un posto di primo piano nel panorama culturale nazionale e che molti consideravano da tempo un possibile vincitore dello Strega.

Il Premio Strega 2026 sarà ricordato per almeno due motivi. Da un lato ha consacrato uno degli autori più autorevoli della letteratura italiana contemporanea. Dall’altro ha mostrato come oggi un premio letterario non possa più limitarsi a discutere soltanto di libri. I romanzi continuano a essere il cuore della competizione, ma intorno a loro si intrecciano inevitabilmente questioni che riguardano il ruolo pubblico degli scrittori, il peso delle parole, la responsabilità individuale e il rapporto sempre più complesso tra autore e opera.

È probabile che, con il passare del tempo, le polemiche si attenueranno e resterà soprattutto il nome del vincitore nell’albo d’oro del Premio Strega. Ma questa edizione dimostra, sempre più palesemente, che la letteratura non vive più separata dal dibattito pubblico. Ne è parte integrante, con tutte le contraddizioni che questo comporta.

 

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