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Napoli mio, come sei caduto in basso!

by Luigi Gravagnuolo
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Ma che sta succedendo alla squadra che solo pochi mesi fa aveva stupito il mondo col suo calcio spettacolare e che ancora si fregia dello scudetto sulla maglia?

Non vivendo le dinamiche interne a Castevolturno è difficile capire, ma l’impressione netta è che la discesa fosse cominciata già lo scorso anno, a scudetto acquisito. Un po’ si era esaurito l’effetto sorpresa e le squadre rivali avevano cominciato a prendere le misure – prima tra tutte il Milan di Pioli, che in campionato mortificò i già campioni in pectore con un sonoro 4 a zero al Maradona e lo eliminò dalla Champions – un po’ era finita la benzina e i muscoli si erano fatti pesanti. Aggiungiamoci il calo delle motivazioni ad obiettivo raggiunto e tutto si spiegava. Niente però trapelava delle tensioni interne tra Spalletti, Giuntoli, il Presidente ed i vari famelici procuratori dei calciatori.

Finita la festa e posata la polvere si è cominciato a delineare il quadro penoso in cui si trovava la squadra. Spalletti tenta la fuga, il Presidente fa valere la clausola contrattuale e gli invia per pec la conferma, il mister si sente offeso – ma perché, non avevi firmato il contratto con le tue stesse mani? – e chiede di essere autorizzato ad un anno sabbatico nella sua Maremma. Accordatogli, dopo poche settimane firma un nuovo contratto con la Federazione per allenare la nazionale.

Giuntoli confessa urbi et orbi che da quando si attaccava al seno materno è stato un super tifoso degli odiati juventini e si trasferisce sotto la Mole. Non ha vincoli contrattuali, può farlo e lo fa.

Tra i calciatori Kim, superprotagonista della galoppata scudetto, fa valere il suo diritto ad andarsene. Il Bayern paga la clausola di 50 milioni e per il coreano è Oktoberfest. Va via anche Lozano, era stato utile in campionato, non determinante. Al netto di queste due perdite la squadra grosso modo resta tal quale.

La società sapeva dal momento della sottoscrizione del contratto che Kim, in presenza di un acquirente disposto a pagare la clausola, sarebbe andato via. Eppure per mesi non ha trovato un sostituto all’altezza. Alla fine ha pescato in Brasile una giovane promessa, Natan, ancora acerbo per il calcio italiano ed arrivato solo al gong del calciomercato estivo. Sovrappeso ed infortunato. Farà la preparazione mentre i compagni giocano le prime partite di campionato e Champions. Al posto di Lozano arriva il danese Lindstrom, un gran bel calciatore, potenzialmente superiore al messicano, ma senza una precisa definizione tattica.

A sostituire Giuntoli il mite Meluso. Aveva fatto cose egregie nelle squadre minori e brillato allo Spezia, ma non si era mai confrontato con uno spogliatoio di star o di sedicenti tali. Non era stato così anche con Giuntoli arrivato a Napoli dal Carpi?

Quanto al nuovo allenatore, dopo lunga ricerca ADL sceglie Rudy Garcia. È un ottimo professionista, con un pedigree di tutto rispetto. Gioca col 4-3-3 come Spalletti, ma mantiene il baricentro più basso rispetto al mister toscano. Sulla carta è giusto, nella fase finale del campionato scorso il Napoli aveva evidenziato lacune difensive, prevedibilmente destinate ad acuirsi con la perdita di Kim. Meglio tenersi più coperti.

Garcia porta con sé il suo preparatore atletico di fiducia, Paolo Rongoni, e anche Sinatti, l’uomo dei muscoli ai tempi di Spalletti, saluta tutti. Raggiungerà l’amico Luciano in Nazionale.

A Dimaro e Castel di Sangro il mister pensa alla preparazione atletica più che alla tattica, confida forse che i calciatori la ricordino a memoria.

Comincia il campionato e il Napoli non convince. I vecchi calciatori trotterellano, i nuovi – Kajuste, Lindstrom, Natan – giocano poco e quando entrano fanno confusione. I fuoriclasse dello scudetto, Osimhen e Kwaratskhelia su tutti, fanno capricci e mandano vistosamente a quel paese l’allenatore davanti agli spalti e a favor di telecamere. La società non interviene a tutela dell’allenatore, l’impressione è che anzi incoraggi l’ammutinamento. Il Presidente poi dichiarerà che già immediatamente dopo la firma del contratto con Garcia aveva capito che aveva sbagliato. Comincia ad infilarsi nello spogliatoio e a presenziare a tutti gli allenamenti, sputtana il mister alla presenza dei calciatori, lo provoca. Alla fine, visto che non si dimette, lo esonera e chiama il fidato Mazzarri. In quel momento la squadra aveva superato in pectore il girone di Champions e manteneva il quarto posto in campionato.

Mazzarri porta con sé il suo preparatore atletico di fiducia, Pondrelli, dichiara che replicherà il calcio di Spalletti, da lui studiato fin nei dettagli. Solito coro dei giornalisti compiacenti: è tornato il sorriso nello spogliatoio, finalmente si rivede il Napoli campione, sì le prime partite sono un flop, ma bisogna dare tempo al nuovo mister, i guai di Garcia non sono rimediabili con la bacchetta magica e poi il calendario non è amico di Mazzarri.

Passa il tempo e vengono finalmente le partite ‘facili’, intanto il mister ha avuto tempo di allenare i calciatori alla sua maniera. Un disastro, il Napoli perde posizione su posizione fino a ritrovarsi all’undicesimo posto, a nove punti dalla quarta. In campo non è che il Napoli giochi proprio male, ma non è una buona annata. La buona sorte non arride ai campioni. Mazzarri le tenta tutte, vuole un Napoli camaleontico, capace di giocare con tre moduli diversi. La squadra non lo segue. Alla fine lo stesso Mazzarri confesserà che Garcia non aveva torto, non era stata colpa del mister francese e del suo preparatore atletico, i problemi stavano e stanno altrove. Già, ma dove?

A mio avviso stanno nello scontro frontale ingaggiato da De Laurentis con i procuratori dei calciatori, quindi con gli stessi calciatori. Dopo lo scudetto non solo non li ha gratificati con significativi aumenti contrattuali né gli ha consentito di andare via, ma addirittura ha preteso di ridurne gli ingaggi. La risposta è stata l’anarchia nello spogliatoio e in campo.

Ora pare abbia deciso di azzerare tutto e di ricominciare con un nuovo ciclo dal prossimo campionato. Al mercato invernale ha acquisito le prestazioni di un ottimo factotum difensivo come Mazzocchi, di giovani di talento, come Ngonge e Traorè, e di calciatori da verificare sul campo, come Dendoncker. Intanto cercherà di salvare il salvabile e di entrare per lo meno in una delle competizioni europee, fosse anche la Conference League. Per questo ha chiamato al capezzale della squadra mister Calzona, accettando di dividerselo con la Nazionale slovacca ed ha richiamato il preparatore atletico dei tempi di Spalletti, Sinatti, anche qui accettando di condividerne le prestazioni con la Nazionale, questa volta quella italiana. Ha poi rinnovato il contratto a Politano e soprattutto ha portato l’ingaggio di Osimhen a dieci milioni annui, in cambio della sua accettazione di una clausola non inferiore a 120 milioni di euro.

La risposta del campione nigeriano finora è stata da schiaffi: capricci, filoni, strafottenza. Come la staranno vivendo nello spogliatoio?

E domani è già Champions, a tu per tu con il blasonato Barcellona. Incrociamo le dita, altro non possiamo.