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“Progetti per Bagnoli”

by Giuseppe Cristoforoni
bagnoli

L’Autore, architetto, è da sempre un “attivista” per il recupero di Bagnoli.

Il 3 marzo scorso è stata inaugurata la mostra virtuale su: “Progetti per Bagnoli – tra paesaggio industria e utopia”, organizzata dalla Consulta delle costruzioni di Napoli. Il cui Presidente, Alessandro Castagnaro, alla presentazione in diretta streaming ha criticato le “amministrazioni che si sono succedute in questi trent’anni per aver contribuito ad uno stato di immobilismo”, proponendosi di mettere a disposizione “un vasto patrimonio di documenti che dalla storia più antica a quella più recente traccia l’evoluzione di Bagnoli per non partire sempre da capo”.

Plaudo all’iniziativa. In effetti, tenendo conto della chiusura del sito web di Bagnoli-Futura, vera memoria storica della zona, una “mostra alla memoria” è effettivamente necessaria. Quindi bisogna dire: ottima iniziativa! Ma ci sono tanti ma, piccoli e grandi.

La mostra è un po’ autocelebrativa e non del tutto inclusiva. Però si è detto più volte che è integrabile con l’aggiunta di altri progetti, quindi bisognerà attendere. Ad esempio, tra i progetti mancanti c’è quello iniziale di Invitalia, il cosiddetto progetto Renzi. Da un confronto veloce salterebbe all’occhio la totale paternità del PRARU da parte del Comune Napoli, in piena continuità con il PUA.

In secondo luogo, nonostante io sia assolutamente contrario al commissariamento da parte del Governo e quindi anche al ruolo di Invitalia, sento di dover intervenire in difesa di Valentina Sanfelice e di Claudio Collinvitti, che sono stati trattati come se fossero loro i responsabili dello sfascio di Bagnoli. Se ci troviamo nella situazione attuale, è colpa dell’omertà complice di tanti. Nessuno ha ricordato che la zona è una zona vulcanica e che dal 2014 è stata dichiarata “Zona rossa”, a rischio eruzione, in allerta gialla.

Negli interventi dei relatori, alcuni quasi lectio magistralis, si è parlato di architettura, spazi, interrelazioni, inclusione, mobilità, relazioni economiche, territorio e partecipazione attiva, senza che fosse però possibile comprenderne le reali intenzioni. Affermazioni del tipo: “gran parte della natura si è reimpossessata dei luoghi in mera forma di terzo paesaggio”, sono apparse opinabili. Quale sarebbe la biodiversità di quei luoghi che ne farebbe una risorsa indispensabile di diversità e di bellezza? Un terreno talmente compromesso, un territorio così antropizzato e martoriato nel quale le matrici organiche sono ormai aride e simili ad un deserto.

E’ poi apparso evidente che Bagnoli venisse considerato coincidente con il SIN. Ma il SIN attuale non include Bagnoli. E’ stato limitato, tanto tempo fa, a quanto si trova all’interno dei recinti delle vecchie industrie. Si è parlato di “connessioni”: con la Mostra d’Oltremare, con l’abitato di Cavalleggeri, con l’area ex Nato, con il Costanzo Ciano, con la Scuola di Equitazione, con il viale della Liberazione, con Fuorigrotta, con la Città alle spalle. Ma non si è parlato del Quartiere di Bagnoli. Che è e resta chiuso in se stesso fra le mura delle linee ferroviarie, senza alcun intervento, neanche una via di fuga. Nuovo Quartiere fra i Quartieri, inserito nei “Vuoti Urbani, luoghi che hanno terminato la loro fase fordista”.

Il nuovo Quartiere con le sue abitazioni, attrezzature commerciali, uffici, supermercati ed altro si snoderà lungo via Nuova Bagnoli fino alla Porta del Parco. Continuando fino a raggiungere via Leonardo Cattolica. Rientrando verso la Collina di S. Teresa, per proseguire fino a piazza Leopardi lungo il fasciame di binari ferroviari non più utilizzati. Con nuove strade interne e fermate del nuovo metrò. Con una viabilità direttamente connessa al tunnel per la tangenziale con tanto di rotonda di collegamento diretto con il Costanzo Ciano, la Scuola di Equitazione, sul viale della Liberazione.

Pericolo incombente che nulla cambi sulla costa, con la probabile permanenza dell’ex Circolo Ilva e di Città della Scienza là dove giacciono.

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