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Progetti umanitari in Siria

by Mario Alvisi
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Venni folgorato sulla via di Damasco grazie ad un amico, il chirurgo Nabil Al Mureden, nato nella capitale della Siria e trasferitosi a Bologna, ove tutt’ora risiede, per laurearsi circa 60 anni fa.

Damasco è una delle città più continuamente abitate al mondo ed è un crogiuolo di etnie e religioni che convivono da millenni. I Fenici abitavano la Siria meridionale ed il Libano, terre dalle quali salpavano per commerciare con i popoli di tutte le regioni bagnate dal mar Mediterraneo considerato, a ragione, la culla della cultura occidentale.

La Siria faceva parte dell’Unione per il Mediterraneo dalla quale si è autosospesa nel dicembre 2011 a seguito della guerra civile iniziata nel marzo dello stesso anno.

Ero a Damasco nei primissimi giorni della guerra civile tutt’ora in atto ed ora mitigata dagli accordi fra Putin ed Erdogan con il cessate il fuoco in vigore soprattutto nel nord della Siria, confinante con la Turchia. La fotografia della geografia attuale del territorio siriano rappresenta un insieme di aree occupate da diverse organizzazioni. In altre parole la Siria è ora ridotta ad uno spezzatino di aree controllate a sud, includendo Damasco, Aleppo, Homs, dal Governo di Assad e suoi alleati; a nord-ovest al confine con la Turchia dai ribelli e loro alleati, principalmente da Hay’at Tahrir al-Sham (HTS) comunemente indicato come Tahrir al-Sham, un gruppo militante islamista sunnita; a nord-est dal Syrian Democratic Forces (SDF) o, in Curdo, Hêzên Sûriya Demokratîk‎ (HSD), un’alleanza fra milizie Curde, Arabe, Assiriane/siriache, Armene, Turcomanne e Cecene; una zona nel sud-est al confine con Giordania ed Iraq controllata da ribelli e dichiarata dagli USA  “Deconfliction zone”; un’ultima zona al centro della Siria controllata dallo Stato Islamico precedentemente conosciuto come ISIS.

Nabil Al Mureden da 4 anni dirige un ospedale da campo per gli sfollati Siriani, nel profondo sud della Turchia, ai confini con la Siria, facendo contemporaneamente corsi a giovani medici ed infermieri/e.

Nabil è il Presidente di SEMA Italia, un’associazione di medici Siriani espatriati in Italia, affiliata a SEMA International ove convergono anche SEMA France, USA e Turchia.

Nabil mi ha coinvolto per aiutare SEMA a trovare fondi per finanziare progetti per le popolazioni sfollate nel nord della Siria composte, per la maggior parte, da circa 500.000 bambini, 180.000 donne e numerosi anziani. Gli uomini o sono deceduti combattendo per una fazione o l’altra o sono emigrati, soprattutto in Germania che ha accolto favorevolmente i Siriani dotati di educazione e capacità attitudinale al lavoro chiaramente superiore rispetto ad altre popolazioni.

Uno dei primi progetti varati consiste nell’aprire degli ambulatori capaci di fornire assistenza medica di primo intervento per arginare malattie virali che, insieme al famigerato Covid, serpeggiano nei campi di accoglienza degli sfollati da villaggi e piccole città le cui abitazioni sono rase al suolo da tempo. Altri due progetti prevedono di fornire il pane, unica fonte di proteine, a questi sfollati e la messa a punto di sistemi per l’approvvigionamento di acque chiare e la pulizia di acque scure che galleggiano a vista in canaletti di fortuna diffondendo batteri e virus che devono essere debellati impedendo di aggredire persone il cui sistema immunitario è debilitato da una nutrizione scarsa di vitamine e sali minerali.

L’Italia e gli Italiani devono essere in prima linea nell’aiutare i Siriani non solo perché è un’azione umanitaria doverosa ma perché presto ci sarà da ricostruire un Paese in rovina che necessita la ricostruzione di abitazioni, scuole, ospedali, infrastrutture di trasporto e telecomunicazioni indispensabili per permettere alla Siria il riappropriarsi di una dignità e benessere ripristinando gli scambi commerciali, culturali ed economici con gli altri Paesi del Mediterraneo, mare che vede l’Italia al suo centro da millenni.

Si cerca quindi il reperimento dei fondi necessari per un primo intervento di aiuti umanitari nel nord della Siria al fine di ristabilire l’amicizia dell’Italia e della Siria o di quello che sarà dopo la sua balcanizzazione.

Si conclude auspicando il rientro della Siria e/o delle nuove entità nazionali che sorgeranno nell’Unione per il Mediterraneo al fine di permettere ai Siriani nuovamente scambi commerciali, economici e culturali con tutti i popoli del Mare Nostrum.