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Il Promemoria per Roma Capitale di Alessandro Bianchi

by Flavio Cioffi

Qualche giorno fa il professore Alessandro Bianchi, già Ministro dei trasporti con Prodi, oggi capolista di Roma Ecologista – Virginia Raggi Sindaca, ha presentato il suo Promemoria per Roma Capitale. “Come vogliamo che sia Roma da qui a dieci anni e che cosa dobbiamo fare – e chiedere di fare – affinché diventi così”. Quasi un programma, destinato a “tutti i cittadini romani che hanno a cuore il bene della loro città e se ne vogliono prendere cura”. Alla presentazione del Promemoria sono intervenute alcune centinaia di persone che hanno dimostrato una particolare attenzione alle proposte avanzate, tanto da far dire a Bianchi che “è andata oltre ogni più rosea previsione”.

Ma come dovrebbe essere Roma? “Bella Intelligente Equa Sicura Ecologista”. Si certo, ma più concretamente? Siamo andati a chiederlo direttamente all’estensore del Promemoria, ad Alessandro Bianchi appunto, semplicemente elencandogli i sei punti programmatici avanzati e chiedendogli di commentarli.

Centro e Periferia un’unica Città.

Le periferie vivono un’altra storia rispetto a quella del centro della città. Una storia che non è di grande bellezza come quella del centro storico, che non è di grande fruibilità come quella del centro storico. Chi abita le periferie sconta anzi notevoli sofferenze nella sua vita quotidiana rispetto a chi vive nel centro storico. Non può svolgervi alcuna attività che vada otre l’abitare e l’accesso ai servizi elementari. Questa differenza va allora ricomposta. Abbiamo quindi lanciato alcune proposte per eliminare questa separatezza e fare in modo che si crei invece una forte connessione tra il centro e la periferia. Perché Roma deve essere un’unica città.

Una Mobilità dolce.

Tra i vari punti lo considero un vero cavallo di battaglia, memore anche della mia esperienza come Ministro ai trasporti durante la quale qualcosa ho imparato. Mobilità dolce significa consentire spostamenti agevoli a basso costo. Per raggiungere questo obiettivo bisogna partire necessariamente da una considerazione di base: a Roma circolano troppi veicoli privati. Su 10 abitanti ce ne sono 6. Il rapporto a Londra è di 10 a 4, a Parigi di 10 a 2, e potrei continuare con gli esempi analoghi di Madrid, Barcellona, Berlino ed altre ancora. La prossima amministrazione deve quindi programmare una diminuzione di 7/800mila vetture private nei prossimi dieci anni. Per farlo deve creare un’alternativa valida che non può che essere una grande rete tranviaria. L’autobus rimarrà lo zoccolo duro della mobilità. Di metropolitane a Roma ce ne sono tre e una deve essere ultimata, finiamola e poi basta perché non è realistico continuare a farne altre. Bisogna rimettere in moto la rete dei tram, che fin dagli anni ’60 era l’asse portante della mobilità romana e poi è stata sostituita con la gomma generando il caos del traffico cittadino. Oggi a Roma esistono 6 linee tranviarie e ne sono state programmate dall’amministrazione Raggi altre 7, alla fine ci saranno 40/50 km di rete tranviaria. La nostra proposta è che diventino 100. E non devono essere linee separate, ma una rete con incroci continui e con possibilità di scambio, perché il tram è il mezzo meno inquinante e rumoroso in assoluto ed anche il più economico: con il costo di 10 km di metro si fanno 100 km di tram.

La Rigenerazione Urbana.

E’ la chiave di volta per cambiare l’urbanistica romana, che è stata ridotta a mercimonio di aree, volumi, altezze: la cosiddetta urbanistica contrattata, che va avanti dagli anni ’70/’80. Se vogliamo cambiare registro non dobbiamo più costruire su terreni liberi, ma utilizzare l’enorme patrimonio di edifici che esiste a Roma. Sono migliaia, forse decine di migliaia, che possono essere riutilizzati per avere una città che soddisfi le proprie esigenze senza avanzare di un solo metro quadrato nell’urbanizzazione dei suoli agricoli.

Il Patrimonio archeologico ed architettonico.

Non c’è dubbio che il nostro sia il patrimonio più importante che c’è al mondo, sia per la sua imponenza sia anche per la sua continuità storica. Di questo patrimonio però noi non facciamo l’uso migliore per quanto riguarda la sua fruibilità e la sua valorizzazione internazionale. Per farlo occorre cominciare a piantare alcune bandierine. La prima, ho ripetutamente detto alla Raggi che andrò in ginocchio a ricordarglielo ogni giorno, è la realizzazione del Parco dei Fori e dell’Appia Antica. Cioè un parco che parte da Piazza Venezia, percorre Via dei Fori Imperiali, fa il Colosseo, Porta Catena, la Passeggiata archeologica, Porta San Sebastiano, fino ai confini del Comune di Roma. E’ un’idea che risale addirittura al 1811 con Napoleone. A metà degli anni ‘70 sembrava fosse realizzabile ma poi quelli che abbiamo spesso definito i nemici di Roma sono riusciti a impedirla. Ora va ripresa e rilanciata, perché sarebbe il più grande segno che Roma possa lanciare nel mondo di un unicum che solo qui è possibile vedere, toccare, visitare, godere. Poi ci sono ovviamente moltissime altre cose, anche fuori del centro storico. Penso alle mura Aureliane, a tutti gli acquedotti che circondano la città, e tanto altro ancora.

Il Progetto Tevere

Roma è nata sul Tevere, come tutti sanno, che è stato per millenni la sua più formidabile via di comunicazione e trasporto. Lo si poteva risalire dalla foce fino in Umbria e la città veniva servita da due grandi porti: il Porto di Ripetta e il Porto di Ripa Grande. Tutto questo ha avuto fine quando, a cavallo del 1900, si sono costruiti i muraglioni. Che probabilmente non si potevano non costruire a causa delle gravi esondazioni del fiume. Questo però ha fatto perdere alla città il rapporto col Tevere. Bisogna ritrovarlo. I muraglioni ci sono e non li possiamo togliere, ma possiamo mettere insieme un progetto unitario che raccolga le tante proposte esistenti: via di trasporto, luogo di attrezzature cittadine e tanto altro. L’unica cosa che non si può fare è non fare nulla. Servirà anche una figura istituzionale alla quale faccia capo il coordinamento e la spesa.

Le Città di prossimità

Si tratta di una proposta piuttosto recente, venuta dall’università della Sorbona, e che ha avuto grande eco perché la sindaca di Parigi, Anne Hidalgo, l’ha messa in sperimentazione in alcune parti di Parigi. L’idea di fondo è quella di individuare degli ambiti urbani all’interno dei quali sia possibile per gli abitanti accedere ai servizi intermedi scolastici, sanitari, ricreativi, sportivi, culturali, ai quali si possa accedere in un tempo non superiore ai 15 minuti andando a piedi o in bicicletta. Io mi sono permesso di apportare una piccola correzione: non solo a piedi o in bicicletta, chi non può o non vuole usare questi mezzi non deve essere penalizzato, ma con qualunque mezzo completamente ecologico. Per esempio, il tram di cui dicevo prima. La nostra proposta è che questa città di prossimità venga sperimentata a Roma in due o tre zone campione, che potrebbero essere tranquillamente i municipi di Roma che per numero di abitanti sono delle vere città alla scala italiana. Così verifichiamo se esistono questi servizi intermedi e, se no, li realizziamo. Se esiste un’accessibilità con mezzi ecologici e, se no, la creiamo. Un bel progetto che potrebbe consentire in alcuni anni di migliorare la qualità della vita soprattutto nelle aree periferiche e magari aiutare a creare quel rapporto equilibrato con il centro storico di cui parlavo prima.

E la Raggi che dice?

Non le ho parlato ancora, ho presentato questo lavoro solo l’altro giorno. Ovviamente lo conosce e nella grandissima parte lo condivide. La incontrerò a breve e probabilmente discuteremo dei dettagli sui quali magari possono esserci aspetti da precisare.

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