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Qualità dell’aria: l’Arpac a Grottolella

by Luigi Mosca

ARPAC, UO Comunicazione e URP

 

Con l’avvio di un laboratorio mobile per il monitoraggio degli inquinanti atmosferici nell’area industriale di Pianodardine, alle porte di Avellino, in questi giorni l’Arpa Campania ha avviato un’ulteriore iniziativa di approfondimento sulla qualità dell’aria nel comprensorio del capoluogo irpino, precisamente in località Pozzo del Sale, ricadente nel comune di Grottolella. Dall’inizio del 2021, dopo che l’anno precedente Avellino raggiunse la cifra ragguardevole di 78 superamenti del limite giornaliero di PM10, l’Agenzia ha messo in campo iniziative di questo genere in sette comuni della cintura urbana di Avellino, partendo dal presupposto che l’accumulo di polveri sottili non riguardasse solo il centro del capoluogo, ma si estendesse a tutto il comprensorio, in gran parte racchiuso in una conca che limita la dispersione degli inquinanti.

Ieri, presentando l’iniziativa di Grottolella alla stampa, il dirigente delle reti di monitoraggio Arpac Giuseppe Onorati ha detto che le campagne condotte con i laboratori mobili hanno confermato questa ipotesi, mostrando che i livelli di inquinamento da polveri sottili nei comuni vicini sono simili a quelli del centro di Avellino. La mappa pubblicata in questa pagina (che non mostra il punto più recente di monitoraggio, quello appunto di Pozzo del Sale) dà una rappresentazione dei punti attivati da Arpac per il monitoraggio della qualità dell’aria, tra punti fissi storicamente presenti nel capoluogo e punti mobili disseminati nell’hinterland.

 

 

L’esperienza portata avanti dall’Agenzia appare come una conferma del ruolo importante che svolge la conformazione del territorio nel determinare i livelli di concentrazione di polveri sottili. Non a caso, se si prende come parametro di riferimento la concentrazione media annuale di PM10 come ha fatto Legambiente nel suo ultimo rapporto Mal’aria, i capoluoghi di provincia che raggiungono o superano il valore di 30 microgrammi al metro cubo, il doppio del limite suggerito dall’Oms, sono tutti nell’area padana tranne uno: Avellino, appunto (l’immagine pubblicata è tratta proprio dal Rapporto Mal’aria 2022).

 

 

Questo perché il rapporto considera i capoluoghi di provincia: se fossero rappresentati tutti i comuni, emergerebbero altri casi concentrati nella pianura campana, tra i quali San Vitaliano, Volla, Pomigliano, Aversa, con valori anche più alti di quello avellinese. Anche nell’area dell’Aversano-Acerrano-Nolano, evidentemente, siamo in presenza di condizioni territoriali che possono favorire il ristagno degli inquinanti. Il meteo, spesso, fa il resto, con risultati che non sono statici ma possono variare nel tempo.

Le emissioni causate dagli esseri umani sono senza dubbio all’origine dell’inquinamento, ma sul risultato finale incidono anche fattori su cui gli esseri umani non hanno alcun controllo. E anche quando si parla di emissioni, l’analisi non è semplicistica. Ieri, ad esempio, con riferimento all’area industriale di Pianodardine, Onorati ha spiegato ai giornalisti che si può ipotizzare un contributo di circa il 10 percento, sul bilancio totale delle emissioni di polveri sottili, proveniente dalla tipologia di impianti produttivi presenti in quell’area. Tutto il resto proviene da altre fonti.

 

Non c’è dunque un singolo nemico contro cui scagliarsi, spesso non si riscontra un singolo impianto o una singola abitudine che basterebbe eliminare per ritrovare una serenità complessiva. Cosa si può fare? Ieri il direttore generale Arpac Stefano Sorvino ha sottolineato che non ci sono soluzioni miracolistiche che possano cancellare il problema, si deve piuttosto puntare a «mitigare» il fenomeno, e per ottenere questo risultato le ordinanze spot non servono, occorrono piuttosto delle misure «integrate». Non è efficace colpire questa o quella fonte di emissione in questo o quel pezzo di territorio. Si chiude un rubinetto, ma se ne lasciano aperti tanti altri, mentre probabilmente bisognerebbe ridurre contemporaneamente il flusso da tutti i rubinetti. Fondamentalmente, non basta attendere un intervento di qualche autorità esterna, piuttosto occorre che ognuno si interroghi sulla propria disponibilità a “bruciare” di meno: un interrogativo da tener presente – ad esempio – quando ci si sposta in auto, si accendono i riscaldamenti di casa, si incendiano residui agricoli.

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