Un Parterre de Roi ha accolto ieri sera Gabriel Zuchtriegel nel teatro Di Costanzo Mattiello del centro città di Pompei, per la presentazione del suo nuovo libro “Quando gli dèi lasciarono il mondo. L’ultima estate di Pompei“. Un parterre che annoverava l’Arcivescovo Prelato di Pompei, la Provveditora agli Studi della Provincia di Salerno, il Procuratore Capo del Tribunale di Torre Annunziata, Il Presidente della XIV Sezione del Tribunale di Napoli, il Sindaco di Pompei, quello di Boscoreale e ben quattro Presidenti di Club Rotary e Llyons del Comprensorio vesuviano. Il pubblico occupava lo spazio teatrale pienamente.
Ma Gabriel Zuchtriegel – portato sul palco come protagonista dai due bravi presentatori che si sono alternati insieme al conduttore della presentazione del libro – ha sfoderato una vera e propria straordinaria lectio magistralis, affrontando, con fluida continuità, argomenti complessi riguardanti la vita e la morte di Pompeii.
Una città pagana e non ancora cristiana, Pompeii, trovatasi senza dèi e senza Dio ad affrontare, improvvisamente, in un giorno qualsiasi della estate dell’anno 79 d.C., il momento dell’immane catastrofe apocalittica, che la distrusse. Per poi conservarla ai posteri, riservandole un nuovo inizio. Incredibile…
Zuchtriegel ha spaziato con disinvoltura nel mondo degli Dei pagani, grandi e piccoli, divinità locali, domestiche e funzionali al bisogno di invocare aiuto e soccorso per ogni singolo aspetto della vita quotidiana in città o in aperta natura. Erano Lari, Penati, Geni, Ninfe e Spiriti minori legati alle stagioni, al tempo e allo spazio conosciuto o inconoscibile, in altre dimensioni. E tante deità minori, importate dalla cultura greca o da quella romana arrivata quest’ultima soltanto nell’anno 89 a.C. a permeare di sé Pompeii. Una città dalla storia pluricentenaria stratificatasi per secoli nella storia della Campania antica, ma conosciuta nel mondo come città e colonia romana, soprattutto. E spesso, dai più, soltanto romana.
Una città, Pompeii, arrivata impreparata alla catastrofe, improvvisa e finale, senza appello, con dèi e miti consunti dalla quotidianità materiale e senza più aliti di spirito vitale.
Tenendo inchiodato sulla sedia l’uditorio, compreso chi scrive, Gabriel Zuchtriegel ha spaziato da Plinio il Giovane, a Gustave Flaubert, presentando il nesso che unisce la lettera a Tacito di Plinio il Giovane, quando quest’ultimo afferma di ritenere che tra i presenti alla eruzione vesuviana, serpeggiasse il pensiero “…che ormai non ci fosse più alcun Dio da nessuna parte”. Alla stessa considerazione arriva Flaubert sul mondo antico: “Les Dieux n’étant plus et le Christ n’étant pas encore…” In italiano traducibile così: Gli Dei non c’erano più e Cristo non c’era ancora…
E il grande pensatore francese individua nel periodo tra gli ultimi decenni dell’era pagana e i primi decenni della era Cristiana un “momento unico”, in cui l’uomo è stato solo, ridotto a vivere senza dèi e senza Dio.
Chapeau, dunque, all’Autore del libro.
