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Salerno e la sua Bastiglia … senza presa!

by Federico L. I. Federico

Il bel centro storico di Salerno è presidiato ormai per quasi tutto l’anno solare da frotte di turisti e visitatori abituali. Ma, ancora, anche dai suoi tenaci abitanti, che non vollero abbandonarlo quando era di fatto abbandonato a se stesso. Certo, esso sta perdendo colpi in termini di autenticità. E ciò anche perché le sue care e vecchie botteghe di un tempo sono state negli ultimi due decenni sostituite da bar, charcuterie e fast food, quando non da qualche “falso autentico” old style, non meno stonato nel contesto urbano. Ma il Centro storico conserva un suo sapore ancora “vero”, nonostante tutto. Anche sul versante culinaria. E lo conserverà almeno fino quando nei negozi di “generi alimentari” comparirà la singolare sagoma scura di una gran bella milza – ‘a mèveza – brasata nell’aceto rosso, anzi forte, nero, denso come un sugo venuto direttamente dall’Inferno. Però inverdito da “fronne” e rametti di menta.

Oppure fino a quando vagheranno per l’aria gli afrori stimolanti di qualche “Baccaleria, olive e affini”, sopravvissuta alla “modernità”, come l’abbiamo male intesa noi meridionali in quasi tutto il Sud nei favolosi e dannati anni “anta” del Novecento.

E proprio in quegli anni il centro storico di Salerno fu abbandonato. Fu quando l’espansione edilizia disordinata e aggressiva della ricostruzione postbellica attrasse verso il Capoluogo e poi proiettò verso il Masso della Signora i Salernitani veraci e i Cilentani inurbati, i quali abitarono quel continuum edilizio che di urbano non aveva poi tanto.

Gli abitanti della Piana del Sele, invece, continuarono a vivere negli spazi dilatati e pianeggianti fino al mare costeggiato da una pineta messa a dimora pino per pino, ma sviluppatasi fitta con il proprio sottobosco inospitale e selvatico. Fino a quando non è stata violata dal sorgere impetuoso di una, dieci, cento, mille casette per vacanze. Spesso paradiso naturale abusivo nei sogni della middle class salernitana, e non solo. Nel mare mosso dell’edilizia abitativa salernitana, la tanto criticata circumvallazione ha avuto almeno il pregio di ricucire i quartieri nuovi e i rioni popolari “riordinando il disordine” per quanto possibile.

Al lettore prima di concludere ricordiamo che Salerno fu una città fortificata fin da epoca romana, ma in epoca Longobarda la sua cinta difensiva fu rafforzata con un più ampio circuito murario e con torri e bastioni.

E, se proprio vogliamo andare per torri nel centro storico di Salerno, gli indirizzi sono tre : la Torre dei ladri in Vicolo delle Fornelle, la Torre di Guaiferio nel Vicolo omonimo, la Torre del Cetrangolo in Via dei Canapari.

La Torre dei Ladri si mostra alla vista emergendo possente tra i resti delle mura occidentali della città vecchia. C’è chi dice che il nome le deriverebbe dal fatto che ai suoi merli venivano appesi i corpi dei ladri giustiziati per fungere da monito per tutti. E c’è chi aggiunge che quei corpi venivano poi “passati” alla Schola Medica Salernitana come oggetto di studi anatomici.

Ma c’è anche chi afferma, alternativamente, che ladri e malfattori nascondevano i loro bottini nella Torre, dotata di sotterranei e passaggi segreti che la collegavano al castello di Arechi, sul monte Bonadies.

La Torre di Guaiferio prende il nome dal Principe Longobardo che la fece erigere insieme ad altre per rafforzare le difese delle mura della Città. La torre – di forma circolare come quasi tutte quelle longobarde – è stata inglobata da altre strutture murari e fabbricati di epoca successiva e soltanto un occhio ben esercitato ne può scorgere le volumetrie affioranti nel sito del vicolo che da essa prende il nome.

La Torre del Cetrangolo prende invece il proprio singolare nome dall’albero di arancio amaro che veniva coltivato a scopi terapeutici nell’area in cui fu edificata. Essa purtroppo nel corso dei secoli si è praticamente ridotta a un solo volume emergente tra da due grandi archi nella via dei Canapari. Della Torre del Cetrangolo non si conoscono però elementi o fatti singolari da citare in questo articolo, che va chiudendosi.

Queste dunque le tre Torri fisicamente sopravvissute all’azione antropica e a quella del Tempo nel centro storico di Salerno. Esiste però una torre fuori città a Nord del Castello di Arechi.

Sorge in un sito più elevato del castello stesso, per ragioni strategiche, comprese quelle del controllo di un ampio orizzonte marino. Essa fu edificata intorno al 1075 dal Principe Longobardo Gisulfo II, insieme ad altre, in vista dell’assedio poi attuato da Roberto il Guiscardo. La sua forma singolare, a doppio cilindro, deriva dalla necessità di realizzare a monte della torre scale di accesso comode e sicure, perché riparate dai tiri avversari. La torre è stata recentemente restaurata dalla Provincia di Salerno e poi aperta al pubblico.

La sua singolarità? Ebbene, essa ha un nome importante che richiama vicende storiche di enorme portata. Si chiama infatti Torre Bastiglia.

Ma fortunatamente è una Bastiglia …senza presa!

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