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Scuola e web

by Piera De Prosperis

Lo scorso 5 maggio nella Sala Convegni della Società Napoletana di Storia Patria, nell’ambito del Maggio dei Monumenti, che quest’anno è dedicato ai 350 anni della nascita di Giambattista Vico, ho assistito alla rappresentazione di Dialogo impossibile con Giambattista Vico, testo scritto dal prof. Vincenzo Vitiello.

Lì per lì ho pensato ad un’omonimia, invece il prof., che con piglio giovanile ed autorevole, guidava gli astanti attraverso i meandri della filosofia di Vico, era proprio il mio professore del terzo anno di liceo. Invecchiato, certo, ma non tale da non essere facilmente riconoscibile: la voce, le mani, lo sguardo attento ed indagatore, il linguaggio elevato e dotto, una costante volontà maieutica, era lui! Mi è venuto in mente il distacco emotivo che ci separava, ci dava del lei, non ci sognavamo di trattare con lui argomenti che non fossero strettamente inerenti ai nostri ruoli. Era un personaggio autorevole, come del resto molti dei docenti dell’epoca (stiamo parlando dei primi anni ’70, una vita fa). Eppure, c’era la contestazione, volevamo una scuola diversa nella forma e nei contenuti, che fosse vicina e partecipe della nostra crescita umana, civile e professionale. Sicuramente il cambiamento c’è stato, la scuola a misura di alunno è stata una conquista che nell’ambito dell’insegnamento ha portato molte e importanti novità nella didattica.

Ed ora la scuola si confronta con il web. Altra profonda, a volte, devastante rivoluzione. Parliamo di nuovi mezzi messi a disposizione di genitori, docenti, alunni, con cui accedere all’infinito mondo delle informazioni. Ognuno di noi, chi in un ruolo, chi in un altro, ha dovuto confrontarsi con le tecnologie: registro elettronico, e-learning, web learning, libri multimediali, chat, blog … insomma non si esiste se almeno non si è presenti su WhatsApp.

E la professionalità del docente? Quando si è capaci di servirsi dei mezzi e non di farsi fagocitare da essi, l’informatica aiuta. Tutto quello che di cartaceo era presente nei magazzini delle scuole, faldoni dimenticati ed impolverati, è certamente sparito. Ma la professionalità non ha necessariamente bisogno della modernità, se non là dove la rapidità di esecuzione di un pc facilita compiti inutilmente gravosi.

Le scuole si sono attivate proponendo progetti dedicati a sensibilizzare le nuove generazioni all’utilizzo responsabile dei nuovi media. In realtà dovremmo essere noi adulti, non nativi digitali, ma spesso affetti dalla sindrome di Peter Pan, a sensibilizzarci ad un uso corretto delle nuove tecnologie. In tutti i campi. Possiamo ancora, ad esempio, insegnare a scrivere testi se il rapporto con la parola e la sua elaborazione viene sostituita da test a risposta chiusa che, pur utili a volte, non consentono, comunque, di esaminare a fondo e sviluppare un’idea? Possiamo noi adulti, genitori e docenti, mantenere un nostro ruolo ben definito, chiaro ai ragazzi ed a noi stessi, se entriamo nello scivoloso mondo delle chat dove ogni passo, ogni mossa, ogni sospetto viene reso pubblico e condiviso?

Se nelle chat i professori con gli alunni, i genitori con i figli si scambiano i ruoli sarà molto difficile per un giovane orientarsi sui corretti comportamenti, sarà molto facile per loro essere irretiti dalla rete e cercare in altri i propri, a volte, pericolosi, riferimenti. Aldilà di messaggi inerenti alla didattica o alla pianificazione della vita familiare, l’amicizia va accantonata. Una mamma per amica funziona solo nelle serie televisive, ancor meno un pedagogo.

Forse l’aura del mio docente nasceva anche dalla sua distanza, dal suo essere il professore e noi gli alunni, studiare voleva dire essere come lui.

Sono sicura che il mio prof. saprà usare anche il pc.

di Piera De Prosperis

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