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Il salone del libro

by Piera De Prosperis

Per leggere una storia nuova è lo slogan del Salone del libro di Napoli, ospitato nel complesso monumentale di San Domenico Maggiore.

Centodieci gli stand, oltre 300 gli eventi in programma dal 24 al 27 maggio. L’iniziativa si ricollega idealmente alle fiere del libro di Torino, Milano, Bologna ma con alcune significative differenze. Innanzitutto, nel nome: è un salone e non una fiera, l’intento commerciale è in secondo piano rispetto alla necessità di esporre, mostrare, far discutere e partecipare.

Si svolge non in un capannone o in un’area dismessa, ma al centro di Napoli, nel convento di san Domenico Maggiore dove soggiornò tra il 1272 e il 1274 Tommaso d’Aquino che insegnò teologia nello Studium.

Un luogo quindi fortemente simbolico sia logisticamente che culturalmente. Il fatto che l’iniziativa sia programmata nel cuore antico della città ha una intrinseca valenza. Da dove iniziare, se non dal centro, per far ripartire l’interesse per il libro?

Gli ideatori ed organizzatori sono tre editori napoletani, Diego Guida, Alessandro Polidoro e Rosario Bianco, con la direzione artistica di Francesco Durante, che si sono riproposti , nove anni dopo la chiusura di Galassia Gutenberg, di recuperare l’antico progetto dell’editore Franco Liguori il quale, non a caso, pensava ad una kermesse dove il lettore sarebbe stato coinvolto in discussioni collaborative e non sarebbe stato più solo uno spettatore passivo di letteratura. Il nome richiamava un’opera del sociologo canadese Marshall Mcluhan, La galassia Gutenberg, incentrato sull’importanza dei mass media nella storia dell’umanità. Chiuso questo lodevole progetto che vide coinvolte scuole di ogni ordine e grado, sembrava che l’esperimento fosse stato solo una gloriosa ma superata esperienza.

Il forum di apertura del Salone del libro è stato La cultura salverà il Mezzogiorno? Un paese diviso investe sulle nuove generazioni, una chiara proposizione di intenti: mettere un ulteriore tassello nella costruzione della coscienza dei giovani, specie al Sud.

Bisognerebbe coinvolgere scuole ed istituzioni perché l’oggetto libro circoli e passi di mano in mano, e con esso la curiosità, che muove ogni ricerca. La riconquista non deve essere solo quella della cultura ma dell’otium latino, di quel tempo dedicato alla crescita culturale ed umana del civis.

Tanto più importante che tutto ciò abbia come sede Napoli ed il suo centro storico. Ma molto più significativo sarebbe che questo progetto diventasse itinerante sul territorio: Scampia, San Giovanni, Ponticelli, luoghi tristemente famosi per le stese, dove, invece, c’è fame di cultura, come dimostrano ad esempio le iniziative dell’ Arci di Ponticelli e di altre associazioni che rappresentano l’ultimo baluardo di formazione in una periferia che ha perso i suoi connotati sociali: raccogliere e coordinare queste esperienze in un’unica sinergia avrebbe una ricaduta sicuramente più capillare.

Rivitalizzare la lettura, dunque per noi stessi e per le generazioni future.

Affluenza oltre le più rosee aspettative. Arriveremo quasi a temere l’afflusso del week end ma sono timori da augurarsi. (Francesco Durante, direttore artistico)

di Piera De Prosperis

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