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Si vota! Ma perché e per chi?

by Flavio Cioffi

Evidentemente mi rivolgo soprattutto agli indecisi. Chi ha le idee chiare sa già cosa fare e perché farlo. Chi invece non ha bandiere da sventolare, non ha interessi specifici e non è amico di qualche candidato (tutte ottime ragioni per fare la propria scelta) si starà certamente guardando intorno in cerca di ispirazione.

Prima di tutto, decidiamo se vogliamo andare a votare. Votare è un dovere civico, lo stabilisce la Costituzione. Tantissimi anni fa la legge prevedeva la menzione “non ha votato” nei certificati di buona condotta. Non so quanto fosse applicata e non mi risulta avesse conseguenze pratiche, comunque la norma fu successivamente abrogata. Oggi, quindi, l’espressione sembra avere un carattere più che altro etico. Ma votare è certamente un diritto, dipende da noi esercitarlo o meno, e astenersi non rappresenta necessariamente una scelta antisociale e qualunquista. Una volta si parlava addirittura di astensionismo militante, ma anche come semplice forma di protesta può avere un senso.

Può avere un senso ma non conviene. Perché chi non vota si isola, nega la propria delega però lascia che altri la diano per lui. Pensa di non aver votato e in realtà ha consegnato la tessera elettorale al vicino di casa. In cambio di niente. Il sistema è pensato per funzionare allegramente anche con bassissimi tassi di affluenza alle urne, vedi gli Stati Uniti. E poi questa tornata sembra contare ben più di altre, lo avvertiamo tutti, quindi vale la pena esserci.

Conta di più perché si vota per il rinnovo del Parlamento europeo, per il riposizionamento degli equilibri politici nazionali e, noialtri campani, anche in vista delle regionali dell’anno prossimo.

Paradossalmente, il voto in chiave europea non è forse quello che inciderà di più. L’europarlamento non ha il timone dell’Unione, che è retto invece dai Governi nazionali. Sono questi a definirne la politica e a nominarne i Commissari. Tanto che, in Italia come in tutto il continente, il risultato di queste elezioni avrà conseguenze dirette sulla politica dei singoli Stati. Da noi, magari il Governo non cadrà a meno di risultati clamorosi, ma ci saranno certamente ripercussioni importanti sulla sua azione, sugli equilibri interni ai partiti di maggioranza come di opposizione, sulle future alleanze.

In Campania c’è anche la prospettiva regionale. La situazione non è fluida, è addirittura magmatica. Il centrodestra viene dato per favorito ma non si ha ancora la più pallida idea di chi sarà il candidato né da quale partito sarà espresso. Dovrebbe essere un rappresentante dei moderati (Caldoro? Carfagna? Nappi? ecc.), ma anche Fratelli d’Italia si gioca la partita (Cirielli?). De Luca sarà certamente candidato, ma il PD lo sosterrà lealmente nonostante i tanti nemici interni che si è fatto il Governatore? E la liaison tra lui e la Lega è vera? I 5Stelle hanno timidamente e informalmente ipotizzato la candidatura del ministro Costa, mentre fino a qualche mese fa insistevano sulla consigliera Ciarambino. Poi c’è De Magistris, che con ogni probabilità si candiderà ma ha bisogno di alleati (Fico? Parte del PD? Leu?) ai quali potrebbe offrire in cambio il suo sostegno alle comunali a Napoli. Già, perché se si candidasse si voterebbe con ogni probabilità anche in città e si aprirebbe un altro scenario.

Oltre al voto di lista conteranno moltissimo le preferenze espresse. Ogni capo corrente, ogni grande elettore, ogni signore della guerra, in un contesto generale balcanizzato, dove più dove meno, non si limiterà a contare i voti ma ne analizzerà la provenienza e li farà pesare sulle prossime scelte, nazionali e locali, uno per uno.

Resta da capire per chi votare. Qui mi limito a suggerire di scegliere gente che abbia almeno la patente. Le lacerazioni del sistema sono sotto gli occhi di tutti e sono strutturali, non sarà la condotta di guida a determinare da sola dove andrà l’automobile, però l’autista ci vuole, non foss’altro che per evitare di andare contromano. Allora è bene prenderne uno con la patente. Invito al pragmatismo.

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