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Sul rinvio delle comunali a Napoli

by Flavio Cioffi

La crisi del governo Conte bis ha ulteriormente sfilacciato la già incerta trama politica che si cercava di tessere attorno alle prossime elezioni comunali a Napoli. Inevitabile, in un certo senso. Vuoi perché la priorità spetta alla formazione del nuovo governo. Vuoi per le conseguenze sulle alleanze tra i vari partiti e sugli equilibri interni agli stessi. Vuoi ancora perché alcuni ex ministri saranno per un verso più disponibili a candidarsi sui territori e dall’altro meno incisivi proprio in quanto ex.

In questo quadro viene prospettato il rinvio del voto a causa dell’emergenza Covid. Sarebbe forse troppo facile dire che se si riaprono, non dico le scuole, ma anche le palestre e le piste da sci non si capirebbe perché mai i seggi elettorali no. Ma non è chiaro chi poi dovrebbe fare la relativa valutazione tecnica. Forse è un tentativo da parte di qualcuno d prendere tempo e depotenziare le candidature ad oggi più strutturate, quelle di Bassolino e Maresca per intenderci.

Quindi, allo stato, non sappiamo con certezza se si voterà tra maggio e giugno né chi saranno i candidati. Vediamo qualcuno dei nomi in campo.

Bassolino. La sua autocandidatura è rilevante non solo per la caratura politica e l’esperienza amministrativa della persona ma anche per il suo peso elettorale, capace di scompaginare l’eventuale alleanza PD/M5S. Quante concrete possibilità di vittoria avrebbe andando da solo, è altra questione. Se fosse stato inserito attivamente in un discorso di coalizione, forse avrebbe dato il suo contributo anche rinunciando a fare il Sindaco. Ma tenuto in disparte con toni saccenti proprio dal PD locale (c’è dietro lo zampino di De Luca?) pare sia determinato a scendere effettivamente in campo. Ora, senza rinviare niente.

Maresca. Non è ancora del tutto chiaro se sarà davvero il candidato di un’ampia compagine moderata, risultante dalla somma dell’intero centrodestra con varie liste civiche in rappresentanza della società civile. Ad oggi sembra probabile. Le ipotetiche candidature alternative, infatti, appaiono più che altro una mossa per aprire una trattativa. Di certo, sondaggi alla mano, pare avere ottime chances e il rinvio del voto non lo favorirebbe. Ovviamente, sia lui che il centrodestra sono contrari.

Amendola, Manfredi e Fico. I loro nomi si fanno da tempo come possibili candidati di un fronte Csx/M5S, tanto da far pensare che lo siano solo di facciata. Li usiamo come emblematici dell’incertezza politica nella quale versa l’alleanza che ha sostenuto Conte, al punto da far avanzare – come detto – al segretario regionale del PD l’ipotesi di votare solo “quando il Covid lo consentirà”. A data da destinarsi, insomma. Questo consentirebbe di fare assestare i nuovi equilibri interni determinati dal governo Draghi e attendere l’esito della trattativa nazionale che riguarda anche Roma, Milano e Torino.

D’Angelo. L’attuale guida di ABC e protagonista storico del “mondo del sociale”, non ha mai detto esplicitamente di volersi candidare. Ma la sensazione è che, se riuscisse a rappresentare un momento di sintesi tra istanze che oggi appaiono difficilmente convergenti, lo farebbe volentieri. Intanto sta già alacremente lavorando alla formazione delle liste. La sua posizione sul quando? “Se ci sono le condizioni di sicurezza per il voto, non vedo necessità di rinvio”.

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