Home Cinema e Teatro Tim Curry, il sorriso del diavolo che ci ha insegnato a non avere paura

Tim Curry, il sorriso del diavolo che ci ha insegnato a non avere paura

inconfondibile, esagerato, libero

by Francesca Pica
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Tim Curry, l’attore inglese, trasversale e dalla mimica facciale inconfondibile, è morto a 80 anni nella sua casa di Los Angeles qualche giorno fa. Negli ultimi anni aveva affrontato le conseguenze di un grave ictus che aveva limitato la sua mobilità, senza però spegnere la sua voglia di lavorare e di stare vicino al suo pubblico.

È impossibile ricordare un attore come lui senza partire da un paio di labbra rosse, da un corsetto nero, da una voce profonda e sensuale e da quel «Time Warp» che ancora oggi, a distanza di mezzo secolo, fa ballare intere generazioni.

Era il 1975 quando arrivò al cinema The Rocky Horror Picture Show, ma Curry aveva già creato sul palcoscenico londinese, nel 1973, il personaggio che avrebbe cambiato per sempre la sua carriera: il dottor Frank-N-Furter. Uno scienziato folle, ambiguo, sfacciato, sessualmente libero, irresistibilmente teatrale. Un personaggio che negli anni Settanta poteva apparire scandaloso e che oggi, invece, sembra quasi profetico.

Frank-N-Furter entrava in scena e semplicemente esisteva, con tutta la sua esagerazione, era il trionfo dell’eccesso contro la normalità, dell’ambiguità contro le etichette, del desiderio contro la prudenza. E Tim Curry lo interpretava senza mai cercare di renderlo rassicurante. Quella fu la sua grande lezione, forse persino al di là delle sue intenzioni: si può essere diversi senza chiedere scusa.

Ma sarebbe ingiusto ricordarlo soltanto per Frank-N-Furter. Curry fu un attore sorprendentemente versatile, capace di passare dal musical alla commedia, dal cinema d’autore alla televisione, dal doppiaggio ai grandi palcoscenici. Arrivarono Clue, Annie, Home Alone 2, The Three Musketeers, fino a un altro personaggio destinato a entrare nell’immaginario collettivo: Pennywise, il clown demoniaco della miniserie televisiva It, tratta dal romanzo di Stephen King.

Se Frank-N-Furter faceva paura perché era libero, Pennywise faceva paura perché trasformava l’innocenza in qualcosa di mostruoso. Due estremi apparentemente inconciliabili, affidati allo stesso attore. È questa, forse, la misura del talento di Curry: non aveva bisogno di essere simpatico per essere indimenticabile.

C’era poi il teatro, il suo primo grande amore. Tre nomination ai Tony Award raccontano una carriera che non può essere ridotta al cinema popolare: Amadeus, My Favorite Year, Spamalot. Nel 2005 arrivò anche a Broadway nei panni di re Artù in Spamalot, dimostrando ancora una volta quella capacità tutta sua di tenere insieme comicità, eleganza e follia.

Poi, nel 2012, l’ictus. Un colpo terribile che avrebbe potuto mettere la parola fine a una carriera. Curry invece continuò, per quanto possibile, a lavorare, a doppiare, a incontrare i suoi fan. Nel 2025 aveva raccontato la propria esperienza nel memoir Vagabond e aveva partecipato alle celebrazioni per il cinquantesimo anniversario di Rocky Horror. Anche negli ultimi anni, dunque, non aveva smesso di appartenere a quel mondo che aveva contribuito a rendere più libero.

C’è qualcosa di profondamente ironico nel fatto che l’uomo che ha interpretato tanti mostri, tanti eccentrici e tanti personaggi fuori norma sia diventato, nella vita reale, una figura così amata. Forse perché Tim Curry non aveva mai avuto paura del ridicolo. E il ridicolo, quando è attraversato con intelligenza e talento, può diventare libertà.

Guardarlo oggi significa ricordare un’epoca nella quale un attore poteva presentarsi davanti a milioni di persone truccato, truccatissimo, provocatorio, ambiguo e meravigliosamente sopra le righe, senza bisogno di spiegarsi.

Frank-N-Furter cantava, seduceva e scandalizzava. Pennywise sorrideva e terrorizzava. Tim Curry, invece, faceva entrambe le cose: ci spaventava e ci divertiva, ci metteva a disagio e contemporaneamente ci invitava a liberarci dal bisogno di essere normali.

E ogni volta che partiranno le prime note del Time Warp, qualcuno si alzerà, ballerà, sorriderà e forse penserà a lui. Tim Curry sarà ancora lì, inconfondibile, esagerato, libero. Esattamente come Frank-N-Furter voleva che fossimo tutti.

 

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