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Trump contro il Papa in chiave calvinista e caricaturale

E in Italia grande imbarazzo della destra

by Bruno Gravagnuolo
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Foto by Sky TG24

 

Le parole di Trump contro il Papa debole su crimine e guerra, e quelle di Vance su intrusione del Papa nella politica, segnano una vera svolta teologica e politica. Non solo Trump si dichiara non papista, rispolverando vecchie diatribe protestanti, ma aggredisce Prevost e ne mina l’autorità, in una America con più di 50 milioni di cattolici. Il 53% dei quali repubblicani e il 43/44 democratici. A seguire il Vance cattolico si torna a un vecchio tema laicista: la religione è morale, la politica è altra cosa. Tema laicista superato dal ruolo politico delle religioni nel mondo, nonché dal protagonismo civile del cattolicesimo nel globo, specie dopo il Concilio Vaticano II. Nessuno oggi oserebbe ormai negare il ruolo politico e metapolitico dei cattolici nell’arena sociale. Men che mai quello del Papa. Che è autorità morale e metapolitica in senso lato, e di tipo planetario. Non si tratta di consentire invasioni di campo o pretese politiche del magistero religioso, bensì di accettare la funzione pratica dell’azione civile dei credenti. Esattamente quel che il Trumpismo nega, regredendo allo scontro laici/religiosi tipico dell’era liberale e autoritaria ottocentesca.

Non solo. Perché Trump si atteggia a salvatore e ad autorità religiosa e salvifica. Pregando platealmente nello studio ovale con i predicatori, facendosi ritrarre come un Gesù che risveglia. E rilanciando tutti i temi più antichi della Gerusalemme USA come città di Dio, declinati in chiave di business calvinista e caricaturale. Dunque, nel Trumpismo da un lato c’è un attacco alla religione in nome dell’onnipotenza politica. Con Vance. Dall’altro una sorta di blasfemia che fa di Trump un profeta e salvatore, divino e terreno. Siamo allo scisma religioso in pratica, sia rispetto al protestantesimo che al cattolicesimo americani, ben al di là di Bush Jr., che era divenuto “cristiano rinato” dopo essere stato Battista. Ben al di là dei Teocons della guerra di civiltà dei primi anni 2000. Con i Kagan e i Cheney e gli allievi conservatori di Leo Strauss. Pur sempre laico-Cristiani. Ora invece entrano in scena i Teo Maga: cristianesimo pagano, scismatico commerciale. E armato.

E in Italia? Grande imbarazzo della destra. Che con Meloni condanna con ritardo Trump e si dissocia. Ma ribadisce un elemento di contiguità. Meloni si dissocia infatti in ritardo di un giorno, e rigetta come inaccettabili alfine le parole di Trump ma non ne condanna la politica e la pretesa di ergersi ad autorità etica planetaria. La sorella Arianna Meloni difende invece il diritto del Papa ad esprimersi, ma ripete il mantra di Vance della separazione tra politica e religione: “ciascuno opera nel suo ambito”. Bocchino addirittura distingue lati buoni e lati discutibili in Trump. Grande imbarazzo, dunque, per una destra italica che resta Trumpista e che voleva per Trump il Nobel per la pace. E che oggi si trova spiazzata dalla anomalia selvaggia del suo “Papa politico mondiale”, che rischia di rendere scismatica eretica e anomala anche lei. Che aveva cavalcato Dio Patria e Famiglia. E che oggi da paladina dell’ordine può addirittura apparire un fattore di disordine.

 

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