Si è tenuto ieri, 28 maggio, presso la Stazione Marittima di Napoli nell’ambito degli Stati Generali dell’ambiente in Campania, l’incontro dal titolo “Rigenerazione urbana delle aree industriali dismesse: integrazione tra scelte progettuali e tecnologie di risanamento ambientale”. Vi proponiamo una sintesi dell’intervento svolto dal direttore generale di Arpa Campania, avv. Stefano Sorvino.
Il tema della rigenerazione è un tema attualissimo, soprattutto di carattere urbanistico, ma anche con importanti risvolti ambientali. E’ anche un tema interdisciplinare, tipico della contaminazione dei saperi. Proprio pochi minuti fa stavo scorrendo una interessante pubblicazione, curata da uno degli studiosi più importanti dell’argomento, l’ex ministro e Rettore prof. Alessandro Bianchi, sul tema della rigenerazione urbana. Che è qualcosa di diverso dalla ristrutturazione o dal risanamento e che ha enormi potenzialità rispetto ad un enorme patrimonio dismesso di aree, di quartieri, di complessi industriali, di territori estesi, di caserme e siti militari, di stazioni ferroviarie. Ed è un tema che si connette a un aspetto ambientale di particolare interesse in Campania, quello del consumo di suolo, sul quale abbiamo indicatori fortemente negativi. Quindi la rigenerazione urbana è una risorsa, è uno strumento alternativo, una prospettiva importante e una nuova frontiera.
In Campania credo che noi abbiamo, come dire, da un lato la fatica di lavorare su questo territorio, dall’altro gli stimoli che però vengono da un territorio che si caratterizza per una estrema varietà e ricchezza di esperienze che determinano la capacità di affrontare problematiche di tipo nuovo, di confrontarsi con tecnologie innovative.
Da ex avvocato amministrativista, vedo la produzione del Tar Napoli e anche la giurisprudenza penale offrire una casistica di straordinario interesse ed originalità. In Campania abbiamo tre siti di interesse nazionale, di cui due nel comune di Napoli. Uno, quotidianamente al centro del dibattito pubblico, è Bagnoli Coroglio. L’altro è l’area delle raffinerie, in esercizio e dismesse, di Napoli Ponticelli, dove peraltro è in atto, direi in maniera relativamente silenziosa, la realizzazione ad opera del soggetto obbligato (che è una multinazionale del petrolio) del più grande progetto per estensione, anche qui a terra e a mare, approvato dal Ministro dell’Ambiente. Quindi abbiamo non uno ma due SIN in movimento, più l’area vasta di Giugliano: oggetto originariamente di classificazione come sito nazionale, poi declassificato, ora riclassificato come SIN.
Si parla frequentemente in questo periodo del ventennale del codice o testo unico dell’ambiente. A fine 2023 fu costituita una commissione interministeriale che aveva il compito di delineare criteri e principi per una legge delega di riforma, di cui però non si è saputo nulla, ma che probabilmente sarebbe opportuna. Perché sono trascorsi venti anni, che sono un periodo breve nei settori del diritto caratterizzati da stabilità, ma non nel settore dell’ambiente, dove c’è una evoluzione della norma frenetica, che è il riflesso della evoluzione tecnologica e della modificazione dei contesti di riferimento. Oltre cento modifiche e integrazioni apportate al testo originale, anche in materia di bonifiche e rifiuti, anzi soprattutto di rifiuti.
Per effetto di una serie di fattori. Innanzitutto, l’evoluzione delle direttive di riferimento, che rappresentano il traino della legislazione e che richiedono poi normative di incorporazione. Le importanti modifiche al diritto penale dell’ambiente, alcune delle quali partorite dall’esperienza campana. Il decreto Terra dei Fuochi. La normativa sugli eco-reati del 2015. L’inasprimento e il perfezionamento del sistema sanzionatorio delle fattispecie di reati e delle misure edittali. Tutte le normative del periodo PNRR che hanno avuto incidenza sul settore delle bonifiche, in particolare quelle che sono a cavallo tra una caratteristica di complessità strutturale ed esigenze di semplificazione e di snellimento. Un tema connesso all’innovazione tecnologica che noi ci troviamo a fronteggiare anche nei procedimenti istruttori delle autorizzazioni ambientali e delle conferenze di servizio.
L’ultimo riferimento mi sia consentito alla problematica della Coppa America sul sito di Bagnoli. Che è un intervento di assoluto rilevo per la sua portata strategica ma è anche, ovviamente, un tema delicato dal punto di vista del controllo e del monitoraggio ambientale e che da alcuni mesi ci sta impegnando in maniera intensissima. Trattandosi di un sito di interesse nazionale, l’organo capofila dei controlli dovrebbe essere l’ISPRA. Con la quale c’è molta amichevole collaborazione, ma in realtà la parte operativa e territoriale viene svolta da noi Arpac, di concerto con la Capitaneria di Porto e con i carabinieri forestali.
Siamo assieme co-destinatari di una delega della Procura della Repubblica, che è molto attenta a queste verifiche, e viene svolta costantemente un’attività a multilivello riferita al monitoraggio della qualità dell’aria attraverso le centraline dell’Arpac. Che sono anche di controllo rispetto all’automonitoraggio svolto dalla struttura commissariale. Poi c’è l’attività di controllo dell’osservanza delle prescrizioni per le lavorazioni a terra e soprattutto a mare, dove sono in atto delle operazioni delicatissime di dragaggio che hanno delle potenzialità importanti sul piano ambientale. E’ un’attività che viene svolta costantemente da squadre specializzate e sulla quale c’è naturalmente attenzione ed esigenza di informazione.
Che viene soddisfatta al massimo nei limiti del possibile. Ci sono attività di controllo che vengono pubblicate periodicamente. Ci sono attività di controllo che, viceversa, essendo nell’ambito anche dell’investigazione giudiziaria non possono essere pubblicate. E ci sono anche attività di controllo e monitoraggio che sono ostensibili, ma che vanno rese fruibili con tempi e modalità adeguate perché sono dati che non valgono come dati grezzi, ma che devono essere in alcuni casi validati, interpretati, contestualizzati. Quindi è importante che ci sia un’informazione attendibile e puntuale, che però ha delle caratteristiche di particolare complessità.
E anche questa è un’esperienza che riteniamo particolarmente significativa per il nostro personale tecnico. Sia quello del Dipartimento di Napoli che quello della Direzione Tecnica, impegnato in attività tecnico ispettive a terra, a mare, controlli e vigilanza anche generica sull’esercizio delle opere. E’ quasi come se noi avessimo una sorta di presidio permanente, quasi quotidiano, con 10-12 unità che sono sul posto a fare le verifiche per quest’operazione che è estremamente impegnativa e che riteniamo sia un unicum, un elemento di arricchimento, e che domani possa anche costituire la base per ulteriori approfondimenti di carattere tecnologico e scientifico.
In questo quadro è molto importante la trasparenza informativa. Massimo impegno in questo senso. Stiamo anche ipotizzando di articolare ulteriormente il nostro sito istituzionale, sul quale c’è stato un lavoro di anni e anni per renderlo fruibile e chiaro, con una sezione tematica relativa alle attività di controllo e monitoraggio su Bagnoli.
La massima trasparenza è la nostra parola d’ordine. Non abbiamo dati nei cassetti.
