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Violenza alle case popolari. A fuoco cinque auto di MM

by Luca Rampazzo

La notte tra il 7 e l’8 novembre sarà ricordata in via Forze Armate come quella del rogo. Cinque mezzi della società che ha in gestione il patrimonio del Comune sono andati a fuoco. Ignoti gli autori del gesto. Anche se Comune ed MM paiono avere pochi dubbi: sarebbe una ritorsione per il buon lavoro svolto sinora.

Queste le prime dichiarazioni ufficiali. “Il lavoro quotidiano svolto da MM – afferma la vicesindaca e assessora alla Sicurezza, Anna Scavuzzoin collaborazione con la polizia locale e le forze di polizia per ripristinare la legalità negli alloggi popolari non si ferma e garantiremo tutti insieme le condizioni di sicurezza”. Simone Dragone e Stefano Cetti, rispettivamente presidente e direttore generale di MM, precisano che “non è la prima volta che assistiamo a episodi di insensata violenza, ma questo vile atto è senza precedenti e non deve essere sottovalutato”.

In generale, la situazione tra Quarto Cagnino e Baggio non è delle più tranquille. Come non lo è in tutte le case MM. Fatto del tutto insolito, molti inquilini rimpiangono ALER, il precedente gestore Regionale. E per arrivare a tanto, dopo anni di vertenze e proteste, deve essere in corso qualcosa di serio. 900 sgomberi in 5 anni non sono certo pochi, se poi ci aggiungi il fatto che per la sostituzione di un calorifero mi debbano rispondere dalla provincia di Venezia delle simpatiche signore che di casa mia nulla sanno, questo non aiuta una vita pacifica. Così come non aiutano le richieste di denaro costanti, continue, in alcuni casi per debiti vecchi più di quindici anni. Il tutto con un lento ma costante aumento degli affitti. A quelli che pagano, ovviamente. Sempre e solo a loro.

Il racket delle occupazioni è il vero padrone di interi caseggiati. Il costo delle case di Milano sta schizzando alle stelle e questo non può non influenzare anche le situazioni più precarie. Le case valgono sempre di più perché Milano sembra immune alla crisi. Quindi si arriva a fare follie pur di viverci. Magari pure a tentare di intimidire chi vuole disturbare questo fiorente business. Sono i dolori di crescita di una metropoli che ha paura di essere grande, ma non può ragionare in piccolo.

Le fiamme delle auto di MM sono un primo, gravissimo, segnale da non sottovalutare se non vogliamo che si espandono, in un contesto di custodi di una periferia ideologica, inquilini esasperati e gestori del racket delle occupazioni.

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