Home In evidenza Buona la prima (quasi): il Sanremo 2026 parte in sicurezza

Buona la prima (quasi): il Sanremo 2026 parte in sicurezza

Serata senza scossoni e una gara ancora tutta da decifrare

by Francesca Pica
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A fine febbraio, come non parlare di Festival di Sanremo? Ogni anno promettiamo che non lo guarderemo. Ogni anno finiamo sequestrati sul divano fino a quando il sonno non ci stacca la spina durante la maratona inaugurale.

La prima serata del 2026 si è aperta con un passaggio di testimone dal sapore istituzionale: la voce iconica di Pippo Baudo a dare il via, seguita da Olly, vincitore dell’edizione precedente, a riportare subito il Festival nel presente.

Sul fronte conduzione, Carlo Conti ha giocato in casa, con il suo ritmo serrato e la consueta gestione “aziendale” dei tempi. Accanto a lui Laura Pausini, attesa al varco dopo qualche uscita recente non felicissima. E invece sorpresa: preparata, ironica, pronta a schivare le battute sulle “zeta” di Conti e persino a giocare con un doppio senso sui microfoni. Un esordio da co-conduttrice misurato, che ha fatto ricredere più di uno scettico.

A completare il trio, Can Yaman, entrato sulle note di Sandokan. Presenza scenica indiscutibile, look un filo sopra le righe, petto ben oliato, sorriso calibrato e italiano più che dignitoso. Il momento più riuscito è arrivato oltre la mezzanotte, con il confronto tra i due Sandokan e l’apparizione di Kabir Bedi: eleganza magnetica, una flemma indiana impeccabile, carisma che buca lo schermo anche a 50 anni di distanza.

La serata ha voluto anche fermarsi per la memoria. Un tributo a Peppe Vessicchio ha riportato in scena la frase che è ormai patrimonio collettivo: “Dirige l’orchestra il maestro Peppe Vessicchio”. In un video corale, pronunziata da voci storiche del Festival, il Teatro Ariston si è alzato in piedi. Un momento sincero, anche se inserito in un segmento più ampio che ricordava altri personaggi scomparsi: Angela Luce, Tony Dallara, Sandro Giacobbe, Gianni Pettenati e Maurizio Costanzo, morto esattamente tre anni fa. Forse la solita fretta indemoniata del conduttore toscano ha liquidato un omaggio agli artisti scomparsi in modo sbrigativo, cosa che poteva essere fatta in modo più dignitoso.

Tra gli interventi più sorprendenti, quello di Gianna Pratesi, 105 anni, simbolo vivente dell’80° anniversario del voto alle donne: lucidissima, ironica, politicamente schierata senza esitazioni, capace di strappare applausi veri in una serata dove l’emozione rischiava di restare ingabbiata nel copione.

Sul fronte musicale, la gara ha offerto un mix calibrato di veterani e nuovi nomi: da Arisa a Ditonellapiaga, da Fulminacci a Serena Brancale, con accoppiate curiose come Fedez e Marco Masini. La top 5 provvisoria ha già acceso discussioni incandescenti sui social: segno che il Festival, almeno su questo, funziona sempre.

Ospite musicale della serata Tiziano Ferro, che ha trasformato il suo intervento in un karaoke collettivo. Xdono e altri brani iconici hanno fatto cantare l’Ariston come un’unica voce. Poi il pezzo nuovo, “Sono un grande”, accompagnato da un discorso sull’importanza dei complimenti e delle “pacche sulle spalle”: un momento di autoanalisi pop che ha diviso tra chi ha apprezzato la sincerità e chi avrebbe preferito meno introspezione e più ritmo.

In sintesi, la prima serata di Sanremo 2026 è scivolata via senza scossoni clamorosi ma con diversi momenti centrati: un equilibrio tra nostalgia e presente, qualche guizzo ironico, una conduzione pacata e una gara ancora tutta da decifrare. La sensazione è che il Festival abbia scelto di partire in sicurezza. Le scintille, se arriveranno, sono rimandate alle prossime sere. E noi, ovviamente, saremo ancora sul divano.

 

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