Paola Cortellessa, Marco Rossi e Dario Spagnuolo hanno scritto un libro che ci interroga sul futuro della città partenopea: “Bambini a Napoli tra violenza e futuro. Storia di Gigi e voci dalle Scuole della Pace”. La presentazione di questo volume è stata l’occasione per gettare uno sguardo attento su un passaggio delicato per le nuove generazioni in un contesto di inverno demografico.
Il dibattito è stato coordinato da Bianca De Fazio, giornalista di Repubblica: la suggestione che ha lanciato nella discussione ha posto al centro il tema della dinamica verso il futuro, assieme all’accoglienza. Se un bambino bussa alla nostra porta siamo in grado di aprirgli? E qual è il futuro che Napoli può dare a un bambino?
Gaetano Manfredi, sindaco della città, ha sottolineato che i bambini sono il patrimonio del futuro. Ma questo obiettivo richiede tanto investimento che non è popolare politicamente. Centrale è il ruolo dell’educazione, e per questo è indispensabile spendersi nella lotta alla dispersione scolastica. Prima si dichiarava a fine anno, ora invece è misurata in tempo reale.
La dispersione scolastica è legata al disagio abitativo e lavorativo, a situazioni socialmente complesse. Resta soprattutto l’evasione scolastica, sulla quale i risultati sono ancora inadeguati.

Ovviamente non tutto può stare sulle spalle della scuola. E’ la vita sociale complessiva che deve migliorare. Sugli asili si partiva da un 8 per cento di offerta a Napoli, ora si sta andando verso un terzo. Ora dobbiamo stare attenti alla violenza tra bambini normali, che sta diventando tema emergente di un disagio esistenziale.
Isaia Sales ha sottolineato che questo è un libro che non lascia indifferenti. L’esperienza della Comunità di Sant’Egidio va assolutamente valorizzata. Quello che dicono lo fanno.
Nella vita dei bambini marginali la strada è segnata o riusciamo a cambiare? Gli incontri che cambiano la vita hanno un ruolo fondamentale. Il ruolo del volontariato è cambiare il destino.
Va però sottolineato che i minori non sono il problema dell’ordine pubblico. E’ la stessa operazione dei migranti. La destra intende sfruttare politicamente la paura per speculare sul consenso politico.
L’amore non ha mai fatto male a nessuno, è questa la strada che va seguita. Molti bambini sono orfani di genitori vivi. Oggi la povertà è sociale. La famiglia di sangue non è sufficiente ad educare. Ci vuole una famiglia pubblica. Il 40 per cento degli italiani ritiene però che la scuola non abbia alcuna funzione. I bambini vogliono scappare dall’infanzia. Noi invece dobbiamo tornare a studiare. Serve capire molto di più, rifuggendo dai luoghi comuni che non consentono di calibrare le politiche.
E’ poi intervenuta Francesca Marone, pedagogista. Servono strumenti educativi più sofisticati, che possono nascere solo dalla cooperazione e dalla sinergia tra molteplici soggetti. Terzo settore, istituzioni politiche, chiesa, famiglie, educatori debbono stare assieme.
Monsignor Giorgio Ferretti arcivescovo di Foggia ha ricordato che Raffaele Cutolo, carcerato a Foggia, costruì la batteria foggiana, dando vita ad una organizzazione criminale robusta. In questo tempo storico c’è di più. Bullismo e violenza penetrano in tutti i gangli della società. La scuola popolare di Sant’Egidio è una esperienza che costruisce un argine ed una comunità differente.
Interrogarsi sul futuro dei bambini è dare un senso al presente di tutti, oltre che gettare uno sguardo su quello che accadrà alla società. E’ questione che non può essere affrontata in modo episodico.
