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Copacabana italiana

Immaginare e sognare è spesso stupefacente

by Giovanni Squame
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E’ paradossale che Napoli, città di mare, abbia poche spiagge e per lo più non molto estese. La grande spiaggia per i napoletani avrebbe dovuto essere l’arenile di Bagnoli. Anche quella, però, complice il grande evento internazionale della Coppa America, è destinata ad altro. Vaga, e da verificare, è la promessa che finita la kermesse internazionale Bagnoli e la sua spiaggia saranno restituiti al godimento balneare dei napoletani. Trapela, però, che la Coppa America prevederà strutture sulla spiaggia che potrebbe poi essere complicato rimuovere, strutture che servirebbero poi a mantenere in loco l’attività sportiva marina indotta dai successi della Coppa America. Tutto è consentito sulla ampia ed accogliente costa napoletana, tranne una balneazione organizzata, ordinata, generosa. Eppure il mare di Napoli sembra essersi lasciato alle spalle le brutture della speculazione che lo hanno reso per anni non balneabile. Il metaforico “il mare non bagna Napoli” (Ortese). Qualche precedente Amministrazione comunale ha fatto un tentativo di porre il mare al centro dell’azione amministrativa istituendo l’Assessorato al mare, Assessore un ammiraglio in pensione, ma con la sola buona volontà, pur necessaria, “non si cantano Messe”. Poche risorse, poca chiarezza sugli obiettivi dell’Assessorato, scarsa collaborazione in Giunta e quelle buone intenzioni rimasero tali. Eppure il mare di Napoli è insieme una risorsa che contribuisce alla notorietà della città nel mondo e alla sua economia. Dovrebbe avere una cura particolare: di nuovo un assessorato con risorse adeguate, autorevolezza nella guida, coordinamento attivo con gli altri assessorati. E tra gli obiettivi nuove spiagge, ripascimento di quelle esistenti. Occorre inoltre prendere atto che il mare di via Caracciolo è ambìto dai bagnanti, ma non può essere ridotto al “lido mappatella” di fanciullesca memoria (spiaggia libera e ovviamente caos). Che occorre risistemare l’arenile di Mergellina evitando la commistione tra il piccolo porticciolo e l’area balneabile. C’è quindi da prendere sul serio la possibilità di offrire ai napoletani tutto il fronte mare Caracciolo balneabile con regole, organizzazione, cura.

Abbiamo sempre ammirato le foto, i filmati delle spiagge sudamericane sulla costa delle città (in particolare Rio de Janeiro); non siamo da meno, abbiamo la possibilità di realizzare anche a Napoli la Copacabana italiana (se non a Napoli, dove?). La fantasia galoppa? Un’alzata di spalle per una boutade? Immaginare e sognare sono attività umane spesso stupefacenti, altre volte perfino ridicole. Qui siamo nel regno del possibile, se si usa il termine impossibile siamo nel campo di una sbrigativa liquidazione del tema, ritenuto nella mente di chi lo bolla, come una enorme “sciocchezza”. Certo è ritenuto tale dagli sciocchi, da chi ha scelto la razionalità pura come uno metro di valutazione dell’agire umano. L’uomo e la sua mente sono anche fantasia, genialità, pensiero del domani e del futuro. Perché via Caracciolo non può trasformarsi nella Copacabana italiana? Fino a qualche anno addietro il mare di Napoli era definito “una cloaca”, ora il golfo è all’attenzione dei suoi medici e tanti tratti sono già “ufficialmente” balneabili”. La costa di San Giovanni ha larghi tratti balneabili, certo con poche spiagge. E’ un dato, però, che si parla di come ampliarne la balneabilità e per i bagnanti l’accesso, utilizzando spiagge di sabbia nera (di origine vulcanica). Una diversa sistemazione della scogliera protettiva nel mare aperto della Caracciolo può dar vita a spiagge di sabbia (rigorosamente nera) nel centro città. Che bello! Possiamo anche noi dire che siamo a Copacabana, restando nel più bel mare della città più bella del mondo. Un sogno?

 

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