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L’Europa deve essere artefice di pace

ubiqua, espansiva e diffusiva, ibridata e ibridante

by Bruno Gravagnuolo
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Foto by Vatican News

 

Gira un equivoco su “Europa Civiltà Nazione Identità”, una d’arme di sangue e di suolo. Che appunto essa sia potenziale entità statale globale a sé. Oltre che Potenza etica superiore e coesa di valori. Sono sciocchezze e occorre far chiarezza.

L’Europa è un luogo sovra storico non un super Stato. E’ il luogo dei luoghi dove l’idea stessa di Stato e degli Stati nacque. Lo spazio marino e trans marino della globalità originaria del mondo. Come tale l’Europa non è indoeuropea, ma semita, araba, greca, germanica, slava, celtica, persino asiatica orientale nelle origini e nelle ibridazioni successive. Lo stesso logos giudaico-cristiano deve molto all’oriente. Ai Caldei, agli influssi indo iranici, ai Fenici e alla loro scrittura che fu da inizio assira e cuneiforme. Pittografica egizia. Così come i numeri sono semitici. Arabi! Tutto confluì nella Civiltà greco romana e nei due soli danteschi medievali: papato e impero. Poi gli imperi, gli Stati nazionali, gli scismi religiosi, con il granducato di Moscova che ferma i mongoli ed entra a far parte dell’Europa come Stato impero erede dell’impero d’Oriente. Russia è Europa altresì, illuminista e dispotista asiatica ed essa secondo l’Hegel europeo germanico si sarebbe disputato il futuro con gli Stati Uniti.

Come che sia l’Europa è sempre stata ubiqua, espansiva e diffusiva. Ibridata e ibridante. Tecnica, diritto, modernità, mercato, scienza, logos furono elaborate tra Mediterraneo e Atlantico e poi esportate e imposte con le missioni e con la forza. Europa è stata il culmine della umanità e il suo abisso. Lo jus gentium e la Shoa, la penicillina e le camere a gas, la libertà e il colonialismo, Kant e Hitler. Massacri belgi in Congo e dottor Schweitzer. L’Europa occhio largo – tale il suo etimo – fu fenicia e greca, barbarica e cristiana e le sue conquiste furono travasate.

Insomma, l’Europa è luogo dei luoghi e non luogo stato ma luogo stesso della formazione degli Stati. L’Europa è perciò cosmopoli. Universalismo delle differenze identitarie. Come la Grecia che captò Roma globale e oggi permea tutto il mondo. Farne un feticcio superstato è una tarda follia imperiale. Non questo pensarono Colorni e Spinelli! E gli imperi nazione sono altrove ormai. Infatti, l’Europa è trasmigrata ovunque da cinque secoli.

Se questa è la natura stessa dell’Europa ossia trasmigrare e tramontare altrove, rinascendo e assimilando, ad essa non resta che esercitare vocazione mediatrice tra mondi. Certo anche organizzata in confederazione tra i vecchi Stati nazione, che in essa e grazie ad essa si produssero. Ma non già rivendicare primazia e identità di potenza militare o super Stato in lotta di civiltà contro est e ovest. Insomma l’Europa deve unire e mediare, congiungere i sistemi e aiutare il sud del mondo a entrare nella storia. Una Europa alla Palme, Brandt e Berlinguer, artefice della interdipendenza e della cooperazione può ben incrinare i dispotismi, ben più di una Europa vetero imperiale che voglia farsi erede del ruolo imperiale americano ormai impossibile e con tre quarti di mondo fuori e anche contro Euro-America: come accade con EurAsia Sino Russa con Brics a sostegno.

Perciò dismetta le bellurie da operetta, le sue oltranze belliche e identitarie questa Europa risentita e al traino del tridente Anglo Franco Tedesco logoro e delegittimato. Con un riarmo programmato in dieci anni di 6800 miliardi in difesa fino al 5% del Pil! A impoverire e deformare l’economia del continente e rilanciare così una escalation russa senza fine. Continuando a comprare armi ed energia dagli USA nell’idea di poter difendere e presidiare un gigantesco mercato comunitario o blocco continentale da 27 a 36 paesi, con dentro Kiev militarmente integrata. Altro sarebbe un suo graduale ingresso non armato dentro Euro NATO, salvo giuste difese e garanzie di sicurezza come ombrello esterno. E si faccia invece questa Europa artefice di pace con l’Oriente Russo, che è già Europa. Non certo in modo inerme, ma mai e poi mai con le armi in resta e pronte all’uso che le esploderebbero in mano. Dividendo i suoi popoli, provocandone la rivolta sovranista e isolandosi dal resto del mondo.

 

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