Foto by Santa Maria della Neve
Nella periferia orientale di Napoli, ogni anno a Ponticelli si ripete da due secoli la popolare “festa del Carro”, in onore della locale protettrice, la Madonna della Neve. La festa cade nella domenica successiva al 5 agosto (festa liturgica in ricordo del miracolo che consentì la nascita, a Roma, della Basilica di S. Maria Maggiore o della Madonna della Neve). Quest’anno ci sarà domenica 9 agosto.
Tempo fa, d’accordo anche il parroco pro tempore, Don Ciro Cocozza – cui va il merito di aver restaurato la Basilica (Pontificia) intitolata a Maria SS. della Neve, arricchendola anche di preziose porte di bronzo – feci una proposta: avviare la pratica, complessa ed impegnativa, per il riconoscimento UNESCO come patrimonio immateriale dell’Umanità della piramidale ed alta macchina da festa in legno – denominata a Ponticelli “Carro della Madonna” – e della relativa processione.
Così come di recente è stato fatto, e con successo, a Nola con i più famosi “Gigli” ed a Palermo con il Carro di Santa Rosalia, una maestosa struttura a forma di grande barca barocca, giunta ad oltre 400 edizioni.
Il “Carro” di Ponticelli, una piramide di legno troncata in alto per permettere di collocare, su un’apposita base di legno, la statua della Madonna, è simile ai Gigli di Nola per altezza, ma è molto meno leggero. Sudano, infatti, non poco i “portatori del Carro” nel trasportarlo, nel caldo mese di agosto, attraverso le strade del quartiere Ponticelli, una volta Comune socialista autonomo, aggregato a Napoli dal fascismo insieme con tanti altri ex Comuni della fascia vesuviana ed a nord del capoluogo.
La pesante struttura del Carro, per il notevole peso delle assi di legno che lo sorreggono e formano la piramide troncata (coperte da scene bibliche realizzate su pannelli di cartapesta colorati), richiede per il trasporto un numero elevato di uomini e, da qualche anno, anche di donne.
I “portatori” del Carro devono avanzare lentamente, uno vicino all’altro, strisciando con i piedi per terra e cercando, con ogni sforzo, di mantenerlo in equilibrio. Non è foriera di eventi positivi un’eventuale caduta del Carro, episodio registratosi raramente e pare più per avverse condizioni atmosferiche.
Molto dipende da una caratteristica figura, quella del Mast’ ‘e fest, la guida cioè, il capo dei “portatori del Carro”, che grida ordini precisi e perentori per coordinarne le azioni nelle soste, nell’alzata e nella “posa” del Carro.
E’ vera fede o solo folklore popolare e religioso? Certamente è un patrimonio di una rispettabile tradizione e di una cultura contadina materiale ed immateriale, che meritano di essere conservate. Forse con un impegno maggiore di quello profuso finora da parte dei parroci e degli studiosi, che devono preparare l’ampia documentazione necessaria per il riconoscimento UNESCO!
Certamente è cambiato il “popolo” che accompagna il Carro con la Madonna per le strade del quartiere. Non so quanto sia cambiato il clero, che precede e accompagna per tutto il giorno il “Carro” in processione. Oggi ai vecchi e devoti abitanti, in maggioranza operai, contadini, impiegati e pochi professionisti, sono subentrati, anche tra i “portatori del Carro”, molti sottoproletari, che hanno avuto in assegnazione case della Ricostruzione post sismica.
In questi ultimi decenni va anche detto che è stata fatta dai parroci un’opera attenta di sdoganamento di certe pratiche o atteggiamenti più superstiziosi che altro. In ogni caso, diversamente dai Gigli di Nola (e di quelli della vicina Barra), sul Carro di Ponticelli ed intorno ad esso non si balla né si cantano canzoni profane. Ad ogni sosta il popolo circostante viene invitato a pregare e/o a cantare inni religiosi. E quando passa la Madonna sul Carro davanti alle varie abitazioni è naturale sentire sempre, anche da parte di persone meno religiose, invocazioni e preghiere per sé e per le famiglie.
