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Ludovico Pepe a Valle di Pompei

Storico e archeologo degli Scavi

by Federico L.I. FEDERICO
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Precedenti: https://www.genteeterritorio.it/pompei-scavi-e-ludovico-pepe/https://www.genteeterritorio.it/ludovico-pepe-cronista-e-storico/.

 

La BiblioLife è una casa editrice americana specializzata nella riproduzione e ristampa on demand di testi storici di pubblico dominio, quindi di libera divulgazione, che forse non è nota al grande pubblico dei lettori. Essa riporta fedelmente l’intero testo da stampare, in quanto procede a pubblicazioni realizzate tramite digitalizzazione dei testi antichi, conservando anche il formato originale.

BiblioLife ha pubblicato riedizioni delle principali opere storiche e archeologiche di Ludovico Pepe, il grande storico pugliese noto anche per avere operato a lungo a Valle di Pompei nell’Ottocento ospite del suo caro amico e conterraneo Bartolo Longo, allora avvocato e oggi Santo della Chiesa Universale e dichiarato dal Papa Leone XIV – in questo mese di settembre – Santo Patrono della odierna Pompei.

Numerosi sono i volumi di Ludovico Pepe riediti per il catalogo della Bibliolife che riguardano città pugliesi, antiche e moderne, come l’antica Egnathia, sito archeologico brindisino visitabile e la moderna Ostuni, di cui ripropone la storia dalle origini all’Ottocento.

Lo stesso fa Ludovico Pepe per Valle di Pompei ma – seguendone la binarietà storica e culturale distinta – pubblica due volumi che l’amico Bartolo pubblica entrambi nel 1887, certamente non a caso, con due diverse “case editrici” proprie.

Il primo reca il seguente titolo: “Memorie Storiche dell’antica Valle di Pompei” ed è la sintesi, comunque accurata e ponderosa, della storia del territorio pompeiano: dall’alto medioevo, attraverso tutta l’età medievale, fino all’Ottocento.

Il secondo Volume, dal titolo “Gli Scavi di Pompei – Notizie tratte dai documenti originali”, risulta invece una breve ma importante relazione storica e archeologica che illustra – a partire dalla eruzione vesuviana – il dipanarsi cronologico delle attività di scavo archeologico nella zona pompeiana, toccando alcuni scavi a cui partecipò Pepe, anche nel modesto agglomerato di Valle di Pompei.

Ludovico Pepe, comunque, divide in tre “epoche” la propria narrazione, scrivendo – in una prosa un po’ arcaica – così: Le tre parti in cui è diviso il presente lavoro corrispondono a tre epoche ben distinte nella Storia degli Scavi di Pompei. L’epoca prima è quella che corre dal tempo in cui fu distrutta Pompei fino al 1748: epoca di scavi fatti a caso ed a scopo di lucro. Il 1748 segna il principio dell’altra epoca in cui gli scavi si fanno a proposito, per opera di Governi e in nome della Scienza, per quanto eseguiti, quasi sempre, senza metodo scientifico. Il quale è pur diffinitivamente e rigorosamente stabilito da Giuseppe Fiorelli nel 1800, anno in cui ha principio la terza e più importante epoca degli scavi di Pompei.”

E, in questo stralcio, si coglie il forte sentimento di ammirazione che lega Pepe al pugliese Fiorelli, al quale viene riconosciuta, unanimemente ancor oggi, una grande capacità organizzativa delle attività di scavo nelle aree archeologiche demaniali. Tali aree, però, erano state demanializzate nei primi anni dell’Ottocento, durante il decennio francese Murattiano.

Ma Ludovico Pepe si spinge oltre, segnalando “…la storia ampia, completa (ed ignorata) che esiste nei documenti pubblicati dal Fiorelli stesso in molti volumi…pubblicati dal Fiorelli stesso…”

E a piè di pagina, Pepe inserisce una lunga e accurata nota che riporta la grande massa di dati e notizie che Fiorelli – il quale si avviava a divenire un caposcuola – aveva riportato in grandi pubblicazioni (Giornale degli Scavi, Notizie degli Scavi etc.), richiamando così su di esse la attenzione di scrittori e storici della Archeologia poi detta pompeianistica: un modello che verrà ripreso successivamente da altri autori “moderni” della storia del corso degli Scavi pompeiani.

Da esse, ahi noi! si desume anche l’immane scempio che – in alcune periodi – si è operato a danno degli Scavi di Pompei, quando l’ansia e il gusto della scoperta archeologica hanno prevalso sul rigore scientifico dello scavo e sulla responsabilità della manutenzione successiva delle aree scavate.

Una letterale carneficina determinata dall’abbandono – non poco spesso totale o quasi – degli scavi appena eseguiti, i quali oggi vengono ripresi ad ogni piè sospinto, in nome della sicurezza dei bordi dei fronti di scavo che perimetrano le aree non scavate.

Una carneficina non sempre irresponsabile, ma sempre e comunque attuata in nome e per conto dello Stato, il neonato Regno d’Italia. 

E, purtroppo, anche in questo il pugliese Fiorelli fu un caposcuola. Anche se fu di fatto costretto a compiacere i nuovi poteri savoiardi – che lo avevano insediato a Pompei e, poi, a Roma – bisognosi di visibilità europea, da raggiungere anche attraverso le scoperte straordinarie incessanti, derivanti dagli scavi in corso a Valle di Pompei, che riproponevano, dopo secoli di oblìo, la grandezza di Roma nel firmamento europeo.

 

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