Noi terroni del Sud quando diciamo dei ‘cafoni arricchiti’ non ci riferiamo solo agli ex ultimi alfine residenti nei piani superiori del palazzo sociale. Piani raggiunti grazie all’ascensore sociale. Ci riferiamo non al solo al redditometro, ma ad un insieme di comportamenti, orientamenti, linguaggio, attinenti alla sfera dei comportamenti e della psicologia sociale. Che poi diventa psicologia politica. Per chiarezza, non stiamo qui ad accomunare in un’unica categoria tutti quelli che con la fatica e l’intelligenza si sono emancipati da una modesta condizione sociale. Ci mancherebbe!
Il cafone arricchito non è uno che si è solo arricchito; è quello che ha fatto i soldi ma è restato culturalmente rozzo. La sua più grande paura è di essere ricacciato ai piani bassi del palazzo sociale. Soprattutto di essere equiparato a quelli dai quali proviene. Di qui un’ostentazione pacchiana delle proprie ricchezze: auto di lusso, vestiti griffati, ristoranti stellati etc. E’ un orientamento ‘ideologico’: sprezzo verso gli ultimi dai quali si è distaccato; sordo rancore verso i ‘primi’ che non si aprono alla sua inclusione tra di loro; rifiuto delle regole della convivenza civile, che sono poi ai suoi occhi quelle dei primi, fatte apposta per non accoglierli tra le proprie file; noncuranza del perseguimento dell’interesse generale della società; senso della propria presunta superiorità; razzismo. E desiderio dell’uomo forte che, interprete e specchio di se stesso, faccia dello Stato lo strumento della difesa della sua escalation sociale. Un po’ come quelli che, saliti a spintoni sul bus affollato, gridano all’autista di tenere le porte chiuse e di non far salire più nessun altro. Il leader che vuole il cafone arricchito è l’autista che tiene chiuse le porte. Il quale poi, a sua volta, per evitare problemi alla sua esclusiva conduzione del mezzo, fa di loro la milizia del suo potere. Mussolini, Stalin, Hitler appartengono a questa categoria, al di là delle divergenze ideologiche.
I tedeschi del Land della Sassonia‑Anhalt, fino alla caduta del muro di Berlino, vivevano nel grigiore e nella miseria della Repubblica Democratica Tedesca. Senza libertà, con alle loro calcagna i membri della Volkspolizei, gli spietati Vopos. Molti tentavano di fuggire in Occidente, ma spesso venivano scoperti e fucilati. Poi, il 9 novembre 1989 cadde il muro di Berlino e, a ottobre ‘90, le due Germanie furono riunificate. La Sassonia‑Anhalt diventò uno dei Länder della RFT. Godette quindi delle libertà costituzionali della Germania Occidentale e di una rapida, vertiginosa crescita economica.
Ciò grazie anche agli investimenti massicci della RFT. Tra il 1991 e il 2014 dalla RFT furono trasferiti oltre 2.000 miliardi di euro verso i Länder orientali. Servirono per ricostruire infrastrutture, modernizzare le obsolete industrie dell’Est, sostenere il welfare, equiparare i salari dei nuovi arrivati a quelli dei già cittadini della RFT, incentivare investimenti privati. Il marco dell’Est fu sostituito dal Deutsche Mark. Per le regioni dell’Est ci furono stabilità monetaria, fiducia degli investitori, accresciuto potere d’acquisto. Quasi dall’oggi al domani. Inoltre, abolite le barriere, decine di migliaia di tedeschi dei Länder orientali si spostarono verso l’Ovest e cominciarono a inviare cospicue rimesse verso le famiglie rimaste nell’Est. La disoccupazione diminuì. La libera circolazione delle competenze e delle conoscenze contribuì all’integrazione dell’Est nell’Occidente.
Sembrò un miracolo. Tale sembrò in particolare a noi meridionali d’Italia, che ancora stentavamo e stentiamo a pareggiare il livello di benessere del Centro-nord dopo centosessanta anni di unità d’Italia.
E attenzione, tra le condizioni che favorirono la crescita ci fu anche – e in misura tutt’altro che marginale – l’accesso al gas russo a ottimo prezzo. Negli anni successivi alla riunificazione la Germania, tutta la Germania, soprattutto con i governi guidati dalla SPD, sviluppò una forte cooperazione con la Federazione Russa e accettò una dipendenza di fatto dal gas russo, grazie anche ai gasdotti Nord Stream 1 e 2. Con la guerra Russo-Ucraina è cambiato tutto. La guerra ha portato tutta l’UE, quindi anche la Germania, a non approvvigionarsi più dalla Russia a scopo sanzionatorio dell’invasione. Addirittura gli stessi gasdotti Nord Stream 1 e 2 sono stati sabotati il 26 settembre 2022, pare da incursori ucraini, con l’obiettivo di rendere molto complicato per la Germania ritornare ai vecchi fornitori.
Sotto certi aspetti, la RFT ha violato i patti contrattuali. Tale è la convinzione degli autocrati del Cremlino. Ma La Germania è parte di primo piano della NATO e la Russia si è ben guardata dal portarvi una guerra tradizionale, magari con la scusa che i contratti già firmati con Gazprom non sono stati rispettati dalla Germania per decisione unilaterale. Vi ha portato la guerra ibrida, il che significa sabotaggi di strutture strategiche per mani ‘anonime’; spinta all’immigrazione selvaggia, specie di siriani, afghani e africani, che si è riversata in misura maggioritaria nei Länder orientali; spie; arruolamento di influencer, opinion maker, esponenti della classe politica, imprenditoriale e militare; diffusione incessante e a tappeto di fake news atte ad alterare la percezione della realtà da parte degli utenti dei social, attività quest’ultima particolarmente intensa alla vigilia delle tornate elettorali. Il refrain è insistente: state tornando poveri perché i vostri governi sono parte organica dell’aggressione della NATO a noi che saremmo disposti da subito a inondarvi di petrolio e gas, se solo cacciaste via quei guerrafondai.
La lusinga è accattivante, specie in una popolazione che, prima ancora di essere stata comunista, fu nazista. Parliamo degli eredi dell’antica Prussia, la culla del militarismo e di quei tedeschi che aderirono al Terzo Reich con incondizionata esaltazione. Senza dimenticare che nel ‘31-’33 il Partito Comunista Tedesco, membro della Terza Internazionale, sostenne l’ascesa di Hitler in funzione anti socialista. E nell’agosto del 1939 Hitler e Stalin sottoscrissero il celebre Patto Ribbentrop-Molotov – dai nomi dei rispettivi ministri degli esteri – con il quale concordarono di dividersi l’Europa a danno delle ‘plutocrazie’ dell’Occidente democratico. Il feeling tedesco-russo non è estraneo alla loro cultura.
Dunque, una diffusa nostalgia dei fasti della Prussia e del Terzo Reich, un’improvvisa crescita seguita da un altrettanto rapido arretramento, la minaccia di tornare nello status dei tedeschi poveri della Federazione, l’insofferenza verso gli immigrati con la rinascita del razzismo, le lusinghe della Russia. Ciò mentre in tutto l’Occidente serpeggiano veleni suprematisti neonazisti. Gli ingredienti ci sono tutti.
Ora, dopo la vittoria in Sassonia‑Anhalt, l’AfD si prepara per l’assalto dal Reichstag. Mentre scriviamo si sta votando a Berlino e in Meclemburgo-Pomerania. Vedremo se ci sarà un ‘rimbalzo’ verso la sinistra equilibratore dei rapporti di forza, spesso succede; oppure se l’AfD farà un ulteriore passo verso il Reichstag. Intanto, per non perdere tempo, ha inviato una qualificata delegazione a Mosca per provare a riaprire i rubinetti del gas russo.
