Il futuro governo della Repubblica post voto del prossimo anno dovrà affrontare questioni di non poco conto. Cerchiamo di enumerarle, vedendo come rispetto ad esse si posizionano i partiti e le coalizioni:
- la sicurezza, la sanità, il salario e gli stipendi dei lavoratori dipendenti, l’occupazione, l’economia, i diritti civili e di genere;
- l’immigrazione, l’energia, l’ambiente, il clima;
- l’UE, l’Ucraina, il Golfo Persico e la Palestina, il riarmo e la difesa;
- l’Intelligenza Artificiale.
Potremmo aggiungere altri temi, dalla famiglia all’istruzione, dalle politiche per la cultura all’agricoltura, ma grosso modo quelli qui enucleati sono i temi più spinosi con i quali dovrà confrontarsi il nuovo governo. Vediamo quindi come si collocano rispetto ad essi le coalizioni che si contenderanno il governo dell’Italia.
Sui problemi di cui al numero uno le identità dei due campi che si contenderanno Palazzo Chigi sono chiare, nette e contrapposte. In particolare sulla sicurezza, i salari e l’economia.
Su immigrazione, energia, ambiente e clima, serie n. 2, all’interno dei due campi ci sono dei distinguo, che tuttavia non incrinano la coesione di fondo delle due coalizioni.
Diverso è il caso dei temi di cui al punto 3. Su politica estera e difesa entrambi i campi sono attraversati da diversità di vedute così profonde da rendere improbabile un governo efficace del Paese nel mondo turbolento dei nostri giorni. Chiunque esso sarà, chi ci governerà avrà non poche difficoltà a definire e a gestire le scelte in politica estera e della difesa. Ma chi sarà?
I sondaggi oggi danno in sostanziale pareggio i due schieramenti, entrambi intorno al 42% dei consensi. Che poi è anche la soglia oltre la quale ai sensi della eligenda legge elettorale scatterà il premio di maggioranza. A meno che non superino il 42% dei voti espressi entrambi i contendenti. In questo caso il premio andrà alla colazione che avrà avuto anche solo un voto in più dell’altra. Un po’ come dire che il nuovo governo sarà estratto a sorte, visto il sostanziale pareggio che si va profilando. Ma tant’è. Chi dunque sarà il fortunato vincitore e avrà il premio di maggioranza?
La spunterà chi sarà riuscito a far passare nella mente degli elettori l’agenda setting a sé più congeniale. Quali preoccupazioni preminenti avrà nella sua mente l’elettore entrando nell’urna? Se saranno lo spauracchio dell’immigrazione, la sicurezza e le tasse, vincerà l’attuale maggioranza. Se invece l’elettore andrà nelle urne col pensiero rivolto ai bassi salari, alla sanità, al clima e all’ambiente la spunterà il campo largo.
E i temi della difesa e della collocazione dell’Italia in Europa e nel mondo? C’è da giurare che entrambi gli schieramenti tenteranno di tenerli sottotraccia nella speranza che di qui al voto le acque bollenti del pianeta, in particolare quelle delle aree a noi confinanti, si raffreddino.
Ma la storia è impietosa. Gli USA nel ’41 non avevano alcuna intenzione di entrare in guerra, fu l’attacco di Pearl Harbor a irrompere di prepotenza nella loro realtà nazionale e a costringerli a fare i conti con la storia.
C’è qualcuno che può dirsi certo che di qui a qualche mese la storia non si intrometterà di prepotenza nei disegni dei politici nostrani e non li costringerà a fare i conti con essa? In questo caso quale dei due campi potrà garantire agli Italiani la protezione e la difesa essendo entrambi lacerati al proprio interno?
Difficile immaginare in questo scenario un qualsiasi governo post voto, espressione di uno dei due campi attuali, che sia efficace ed efficiente quale garante degli interessi vitali del nostro Paese. E non è una questione da poco.
C’è poi la quarta questione, last but not least. L’intelligenza artificiale, gli algoritmi e i loro proprietari, lo smarrimento della verità. Su questo terreno l’impressione non è che ci siano diversità di vedute tra e nei due campi. Pare piuttosto che in entrambi, salvo alcune intelligenze e competenze individuali, non si sappia che pesci prendere.
E se alla fine, dietro i loghi e le facce della politica, ci governeranno, meglio ci ‘programmeranno’ loro, i misteriosi algoritmi, vale a dire i loro proprietari? Quale la ricetta dell’uno o dell’altro campo politico per salvaguardare la democrazia? Sarebbe interessante se la campagna elettorale vertesse anche su questo terreno.
