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A Pompei si gioca su tutte le ruote.

by Federico L. I. Federico

Non vorrei essere sulla sedia di quel funzionario che è o sarà il prossimo Direttore Generale del parco Archeologico di Pompei, quando si troverà sul tavolo la pratica paesaggistica della Ruota Panoramica di Pompei.

Devo però ora prima rievocare necessariamente Totò nel ruolo del Commissario di polizia alle prese con un marito cornuto, interpretato magistralmente da Peppino de Filippo, e in perenne conflitto con il grande Fabrizi che interpretava un prete di strada “ante litteram”.

Il prete corpulento e manesco era collegato – a fin di bene – con una banda di ladruncoli di auto, i quali ne avevano rubato una che non dovevano rubare, quella del commissario di polizia Totò. Tre colossi della comicità italiana, anzi della Commedia all’italiana quando quel tipo di commedia filmica non si chiamava ancora così.

Che ci azzecca Totò e i suoi grandi partners con la ruota panoramica di Pompei? Lo avrebbe detto a questo punto Tonino Di Pietro. Ci azzecca e come! E ora vediamo perché.

I lettori di questo giornale – di qualsiasi età, considerato che i film di Totò sostengono letteralmente ancora oggi la sopravvivenza delle televisioni minori, che li trasmettono continuamente – ricorderanno bene che in quel film il commissario Totò è munito di una ciambella gonfiabile di gomma.

Il grande Totò la esibisce come un trofeo con i suoi ammiccamenti indimenticabili, senza falsi pudori, facendo capire bene allo spettatore che la ciambella gli serve ad attenuare i dolori e i pruriti che lo affliggono in un punto indicibile a causa delle emorroidi (termine tecnico, quindi dicibile … e scrivibile).

E qui siamo arrivati al “Dunque” di questo articolo dall’incipit ondivago.

Intendiamo cioè dire che un tal tipo di dolori pruriginosi dovrebbe provare l’alto funzionario del Parco Archeologico pompeiano che si troverà a dovere impugnare la penna per negare l’autorizzazione alla istallazione della Ruota Panoramica all’esterno dell’area archeologica.

Lo farà certamente anche perché il Ministro Bonisoli ha già comunicato – inopportunamente, o almeno intempestivamente a nostro sommesso avviso – il proprio “niet” putiniano (o salviniano, se vogliamo restare in Italia) in una sua dichiarazione alla stampa nazionale.

Quindi è fatale che il Direttore del Parco Archeologico più famoso al mondo, se appena nominato, non potrà fare altro che allinearsi con il Ministro e con tutta la grande Stampa nazionale, che ha trattato l’argomento gridando allo scandalo, sebbene non ancora compiuto. Tra i giornali a diffusione sovraregionale è rimasto solo il napoletano “Il Mattino” – che era uscito sull’argomento con dovizia di particolari tecnici e amministrativi, bruciando tutti sul tempo – in una posizione sostanzialmente favorevole alla ruota panoramica pompeiana. Almeno finora. La grande stampa nazionale ha intanto carburato con il motore al minimo per un paio di giorni, soffermandosi sulle caratteristiche speciali della ruota, destinata a garantire ai turisti nell’ordine: un panorama mozzafiato; una Pompei speciale vista da una altezza di circa sessanta metri dal suolo; una vista dell’intera area archeologica in un solo colpo d’occhio; la possibilità di una vista aerea con tanto di cabina climatizzata, allietata da champagne in ghiaccio e musica ad hoc. E così via magnificando.

Insomma, gli ideatori della «Wheel of Pompeii» già si fregavano le mani e ringraziavano in cuor loro il Sindaco di Pompei Amitrano che, bontà sua, aveva già trasmesso all’ufficio tecnico comunale con un proprio irrituale favorevole orientamento la pratica della Società «Iesse Internazional Strategies», il cui responsabile risulta un “tetesco di Cermania”, tale Hendrik Boos.

Noi pensiamo che al Sindaco poi luccicavano gli occhi perché forse già si vedeva sulla ruota o perché si vedeva sindaco “competitor” di quelli di Parigi, Londra, Berlino, Vienna e Bruxelles, cinque città dove ci sono almeno altrettante ruote panoramiche.

Il sogno della ruota è durato poco però. Dopo la secca dichiarazione contraria del Ministro Bonisoli, tutti o quasi tutti i giornali hanno cavalcato la tigre della inviolabilità del paesaggio di Pompei e del Vesuvio, della volgarità circense della scelta della ruota panoramica, della inammissibilità della violazione dell’area archeologica pompeiana e dei suoi dintorni. Ma hanno gridato allo scandalo soprattutto coloro che non conoscono la realtà vera del degrado urbanistico ambientale che attanaglia gli Scavi di Pompei e la conurbazione della Buffer Zone del grande Progetto Pompei.

Li invitiamo tutti, quindi, a fare un giro intorno agli Scavi di Pompei, nella stessa Piazza Porta Marina e lungo la Via Plinio o nell’area della Villa dei Misteri, oppure della cosiddetta Porta Anfiteatro, tutti siti che fungono da ingresso agli Scavi Pompeiani.

Basterà poi estendere lo sguardo nell’area vasta al loro intorno territoriale per domandarsi chi o cosa abbia potuto consentire un tale degrado urbanistico- ambientale.

E non ci soffermiamo sul poco lontano fiume Sarno per carità di patria.

Noi crediamo che questi siano i veri nodi da sciogliere, anzi i veri scandali di cui non si parla, o non si parla abbastanza.

Invece, nel solco della radicata tradizione italica della corsa in soccorso del vincitore, tutta la Stampa nazionale, ma anche quella estera, si è accodata alla dichiarazione del Ministro Bonisoli, rimestando l’acqua nel mortaio dello scandalismo a buon mercato. 

E gira sul web un intervento strillato nella trasmissione “Fuori dal coro” del noto giornalista televisivo e della carta stampata Antonio Giordano, che ritrita argomenti già tritati.

Non crediamo che una ruota panoramica, se opportunamente sistemata in un minimo di contesto ludico per il tempo libero e non calata come cattedrale nel deserto, e con tempi certi, anche se non brevi, per la rimozione possa rappresentare uno scandalo. Noi scandalosamente lo affermiamo da queste colonne.

Insomma, la ruota panoramica sembra il parafulmine comodo per la “stesa” di un velo pietoso e pudibondo su problemi molto più “rotondi” della ruota. E per una volta la stesa “non ci azzecca” con la Camorra. Almeno si spera.

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