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A Ponticelli occorre ben più della pulizia di un’aiuola

Serve un progetto di lungo periodo costruito localmente

by Giovanni Squame
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Foto by Ufficio Stampa Comune di Napoli

 

Dove e quando è finita la nobile Ponticelli “democratica ed antifascista” che era il vanto della sinistra napoletana? Durante la manifestazione del Primo Maggio, la gente ammassata lungo i fianchi del corteo aspettava il passaggio dei democratici di Ponticelli, organizzati con la banda musicale, un camion sul quale svettava la rappresentanza pittorica dell’anno, sempre legata ad un fatto significativo. E giù applausi e cori con l’intonazione dell’Internazionale e di Bella ciao. Quella Ponticelli ha cominciato il suo lento declino con la crisi industriale degli anni ‘70 del secolo scorso. Con la progressiva chiusura delle fabbriche dell’ara orientale (la zona industriale) è vento meno il forte tessuto sociale tenuto insieme dalla classe operaia e da un radicato partito comunista.

Di pari passo crescevano nel quartiere gli insediamenti di edilizia popolare post terremoto, Ponticelli era l’unica zona di Napoli ad avere suoli disponibili, una parte dei quali destinati agli interventi della legge 167 (edilizia per lavoratori ed impiegati). Ancora oggi il quartiere è oggetto di tale tipo di edilizia. Nel tentativo di integrare la vecchia popolazione con nuovi abitanti si destinò una lunga fascia di terra tangente al vecchio abitato, denominata “direzionale”, lungo la quale si ipotizzavano servizi primari e secondari che avrebbero favorito l’incontro e l’integrazione tra il vecchio e il nuovo abitato; nulla è stato realizzato.

La nuova Amministrazione, nel tentativo di dimostrare la sua attenzione al quartiere dopo i recenti dolorosi fatti di cronaca, ha rilanciato qualcuno di questi vecchi progetti e probabilmente nelle prossime settimane vedremo qualche cantiere che si avvia. Nella speranza che il tempo non sia il killer che spegne i buoni propositi e ingurgita gli annunci sollecitati dalla concitazione dei fatti drammatici avvenuti. Ponticelli, o meglio gli abitanti più avanti negli anni sono stanchi di ascoltare ancora promesse o di assistere al taglio delle erbacce su aiuole sulle quali manca totalmente l’ordinaria manutenzione. E accolgono con un sorriso tra l’ironico e il beffardo l’annuncio che tra i primi interventi si procederà alla pulizia di qualcuna delle aiuole, non molte, presenti nel quartiere. Potrebbe essere il caso di ricordare a chi governa la città che in altri tempi si usava confrontarsi in loco direttamente con i cittadini in assemblee pubbliche debitamente organizzate. Del resto, il governo della città è un servizio reso e sostenuto oltre che da capacità manageriali anche da valori importanti, tra cui l’afflato democratico e il vincolo della solidarietà. Insomma, non sono le sole capacità tecnocratiche, pur importanti, a spingere gli amministratori ad assumere la responsabilità dell’amministrare. E il confronto con i rappresentanti eletti nei territori diventa un tratto importante della propria funzione di amministratore.

Il problema vero è che a Ponticelli è avvenuto un fatto grave, il più grave: è stata tolta la vita ad un altro essere umano e la risposta della pulizia dell’aiuola è un ulteriore ferita ad un quartiere che cerca disperatamente di essere altro da come oggi si presenta, di recuperare la nobiltà operaia perduta e non ancora colmata malgrado l’impegno del diffuso associazionismo locale.

Di più, occorre di più della pulizia dell’aiuola. Occorre un progetto di lungo periodo costruito localmente e affidato, con la guida pubblica, all’impegno volontario dei tanti giovani impegnati nell’associazionismo locale e non solo. L’Amministrazione indirizzi il suo timone verso ipotesi di interventi capaci di incidere positivamente sul cambio di paradigma necessario a Ponticelli come nelle altre periferie urbane, comprese quelle del centro antico. Si faccia carico di una mobilitazione delle coscienze e di una mobilitazione di idee, progetti e programmi di risanamento urbano e sociale. Si guidi questa città coinvolgendo e non escludendo. Napoli saprà rispondere con la generosità che tutti le riconoscono, soprattutto quando il disegno del suo futuro sarà nitido, netto e non condizionato da avvenimenti internazionali che pur importanti presentano il pericolo di innestare processi speculativi a danno della programmazione del futuro.

 

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