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Acqua pubblica. Una questione d’amore

by Redazione

Venerdì scorso si è tenuto il convegno, organizzato presso la Camera di commercio di Napoli dall’Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti e da Fare Ambiente, sul tema “Acqua, Bene Pubblico”.

L’incontro era finalizzato all’esame della proposta di “legge Daga”, dal nome della deputata del Movimento 5Stelle prima firmataria del progetto, Federica Daga, che sostanzialmente prevede la ripubblicizzazione di tutte le gestioni idriche (servizio idrico integrato) che non dovranno più perseguire finalità lucrative. Non sembra essere, allo stato, tra le priorità del Parlamento, però in campagna elettorale l’argomento può essere captive. Forse per questo tra gli sponsor dell’iniziativa si registrano i gestori privati Acqua Campania (Veolia e Vianini), Sorical (Veolia), Siram (Veolia).

I vari relatori si sono ben guardati dall’esprimere giudizi e si sono tenuti distinti e distanti dal merito della proposta. Dal professore Di Natale, presidente della GORI, la società pubblico-privata che gestisce 76 Comuni nel sarnese-vesuviano e fa capo ad ACEA, a Luca Mascolo, presidente dell’Ente Idrico Campano, istituito nel 2015 con la mission di approvare il piano d’ambito regionale e individuare il gestore unico e che finora non ha fatto nessuna delle due cose. Dal direttore di Utilitaria (associazione di gestori privati), Colarullo, al presidente della Fondazione Mediterraneo, Michele Capasso, ad Adriano Mollo della SORICAL, la società mista che gestisce la grande adduzione in Calabria, riconducibile al colosso francese Veolia.

L’unico ad essere entrato nel merito della legge (la carica di amministratore delle aziende speciali non deve essere gratuita, durata ultradecennale delle concessioni di prelievo, fondo per la ripubblicizzazione anche per ABC) è stato l’ingegnere Sorgenti di ABC, che ha fatto un po’ Cicero pro domo sua. D’altronde, se la legge fosse approvata, ABC in Campania potrebbe fare la parte del leone.

In conclusione, l’onorevole Daga ha svolto il suo intervento. Lo sintetizziamo per punti. 1) Si tratta di una legge di iniziativa popolare di 12 anni fa che va aggiornata. Si è cercato di coinvolgere tutti i partiti e si terrà conto del contributo di tutti. Ci si augura arrivi presto in Commissione nonostante l’attuale ostruzionismo parlamentare, anche da parte della Lega. 2) Se dopo 25 anni un modello gestionale (quello attuale) non funziona, bisogna intervenire. Citazione del modello Grenoble (proprio così, la ridente cittadina francese di circa 160.00 abitanti ai piedi delle Alpi, un modello di gestione pubblica da sempre considerato esemplare). 3) La legge di bilancio stanzia un miliardo di euro in 10 anni di cui il 40% per gli acquedotti e il resto per invasi e dighe. Investimenti da non scaricare in tariffa per evitare eccessivi aumenti (il che significa tasse). 4) Necessità di una maggiore partecipazione pubblica con il coinvolgimento decisionale di comitati e associazioni locali che non partecipano alle conferenze di servizi (quando si dice la semplificazione). 5) Il decreto Sblocca cantieri prevede che si possa commissariare anche l’esecuzione di dighe e acquedotti.

Onorevole, qualche domanda appena un po’ provocatoria, altrimenti manca il sale.

Ha ragione.

La proprietà della risorsa è pubblica, le infrastrutture sono di proprietà pubblica, le tariffe sono approvate da un’agenzia pubblica, perché è necessario che anche la gestione sia solo pubblica?

Semplicemente perché il privato ha quale scopo societario l’utile di bilancio. In realtà gestire l’acqua è una questione di cuore, una questione di amore estremo per il mondo e l’umanità. Quindi, se io gestisco acqua per la collettività non ho in testa semplicemente l’utile d bilancio, ho in testa di dare il servizio a tutti nello stesso modo.

Questo significa che i fornitori o gli appaltatori delle opere devono lavorare al costo?

Noi non vogliamo minare il settore in questo momento. Anzi, abbiamo discusso in audizione, ne abbiamo discusso anche con i sindacati, ne abbiamo discusso con tutti i gestori. Il fatto è questo, è che rimanendo anche nell’alveo di quello che esiste adesso, noi non vogliamo distruggerli, vogliamo fare in modo che ci sia comunque una maggiore consapevolezza di ciò che stanno gestendo e fare in modo che anche i nostri territori abbiano maggiore contezza di quello che devono fare. Cioè è come se si fosse creato un gap, un muro tra che gestisce e chi deve controllare, e ognuno va per i fatti suoi.

Lei non pensa che l’inadeguatezza infrastrutturale sia colpa proprio della Pubblica Amministrazione?

Le responsabilità sono di tutti quanti i soggetti coinvolti nelle gestioni, dal pubblico al privato. Sono le persone che fanno le cose. Io posso creare il miglior contenitore del mondo, alla fine se le persone all’interno non hanno a cuore la gestione del servizio idrico per quella che deve essere, io mi ritroverò sempre con dei problemi, con i carrozzoni e con altre questioni. Cioè, o c’è una coscienza collettiva, generalizzata, nella gestione del servizio idrico e tutti andiamo nella stessa direzione, o non se ne esce. Io mi posso inventare tutti gli strumenti possibili. La legge Galli di 25 anni fa ancora non è attuata in alcuni territori.

Come si coniuga il commissariamento delle opere con la democrazia partecipata?

Il commissariamento è solamente sulle opere specifiche, in realtà è un modo per dire: non aspetto i tempi tecnici normali per la costruzione del progetto, avere tutti i permessi vari, ma col commissariamento io ho tempi ristretti perché è come andassi in emergenza.

Ed è compatibile con il maggiore coinvolgimento dei territori?

Parliamo di grandi adduzioni, non parliamo di come viene gestito a casa propria il servizio. Le faccio un esempio. C’è un acquedotto che si trova in zona sismica e che serve una città molto molto grande. Quell’acquedotto potrebbe aver subito dei danni durante gli ultimi terremoti. In questo momento quell’acquedotto è oggetto di osservazione, ma ha assoluta necessità di essere manutenuto e modificato. E la popolazione, quella interessata, ne è cosciente.

La Lega non ve la farà passare mai questa legge.

Ecco, la Lega. Ci stiamo parlando, almeno stiamo provando a parlarci da mesi e mesi e mesi e confidiamo che prima o poi si siederanno al tavolo con noi e capiranno quali sono le esigenze del Paese.

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