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Acquedotti regionali, amnesia dissociativa

by Lucia Severino

 I principali sistemi acquedottistici della nostra regione sono quello Campano e quello della Campania Occidentale (ACO). Il primo gestito direttamente dalla Regione e il secondo dalla concessionaria Acqua Campania.

Le Regioni sono Enti di programmazione e controllo, dovrebbero dettare le regole generali e curarne l’applicazione, giammai gestire le infrastrutture direttamente, con proprio personale, o come concedenti. Invece da noi, chissà perché, è così da decenni.

Nel lontano 1992 ci si pose il problema e, per evitare che anche l’ACO, appena ultimato, finisse sulle spalle regionali, fu bandita la gara per la gestione in concessione dell’acquedotto. L’idea era, se le cose fossero andate bene, di affidare ai privati anche il Campano. Una risposta solo parziale e non necessariamente condivisibile, ma comunque un tentativo, neanche tanto assurdo per l’epoca.

Ma da allora non è cambiato nulla. Il Campano è ancora a gestione diretta regionale e l’ACO è ancora in mano ad Acqua Campania, da oltre 20 anni, con buona pace della legge Galli e successive, delle Autorità d’ambito e sub ambito, dell’Ente Idrico Campano, dell’AEEGSI e chi più ne ha più ne metta.

Almeno la cosa funzionasse, invece sono in causa.

Nel novembre del 2016, Acqua Campania presenta un ricorso per ottenere il pagamento da parte della Regione di oltre 27 milioni di euro, più interessi, non avendo l’Ente di Santa Lucia pagato le forniture idriche dei primi sei mesi di quell’anno, dovuti in forza del contratto del 1998.

In parole povere, Acqua Campania dice: cara Regione hai sempre pagato, per 18 anni, ora che ti succede?

E la Regione glielo spiega in sede di costituzione e risposta nel maggio del 2017. Il corrispettivo della gestione è costituito esclusivamente dagli incassi dei canoni idrici presso gli utenti, con garanzia di risultato per la Regione (sia pure con certi limiti). Quindi non sono io Regione a dover pagare te concessionario, ma i Comuni, e piuttosto sei tu a dover pagare me.

Infatti, ti chiedo, in via riconvenzionale, di pagarmi circa 297 milioni di euro (sic!).

Non solo. Siccome non hai “mai adeguatamente rendicontato” ed anzi hai trattenuto per anni soldi a me dovuti (“indebita appropriazione di somme spettanti alla Regione Campania”, sempre nella comparsa di cui sopra), oltre a vari altri inadempimenti, chiedo al Giudice di “dichiarare la risoluzione del rapporto contrattuale”.

Accidenti, ma come mai la Regione si sveglia così tardi e perché sino ad allora ha sempre pagato? Perché “non aveva piena contezza delle irregolarità poste in essere”.

Non sappiamo, evidentemente, se queste presunte irregolarità esistano davvero, c’è una causa in corso, però che la Regione si perda tutti questi soldi così, ha dell’incredibile. E anche dell’inverosimile.

Ma andiamo avanti. Lo scorso 21 marzo, l’Avvocatura regionale rende un parere ai competenti uffici regionali, nel quale si fa riferimento alle “riunioni del tavolo tecnico, appositamente istituito presso gli uffici del Gabinetto al fine di risolvere le controverse questioni inerenti l’esecuzione del rapporto concessorio in essere tra la Regione Campania ed Acqua Campania s.p.a.”, si risponde ad un rilievo della Direzione Generale 06 “al fine di dirimere ogni dubbio interpretativo che possa avere ripercussioni sulla definizione di un eventuale accordo transattivo” e si danno indicazioni in ordine alla “definizione dello stipulando accordo transattivo”.

Stanno trattando. Bravi. Ma, essendo soldi nostri, denaro delle nostre tasse e delle nostre bollette, non viene in mente a nessuno, tra pubblici funzionari e pubblici amministratori, cioè gente pagata ancora una volta da noi, che i cittadini/utenti potrebbero avere diritto a saperne qualcosa? Stiamo pagando il dovuto o stiamo finanziando le disattenzioni di chi dovrebbe tutelarci? E, se non si chiude l’accordo, cosa succederà e chi gestirà?

I politici che abbiamo eletto in Consiglio regionale ne sono informati? Se si, cosa hanno da dirci? Se no, a che servono?

L’amnesia dissociativa è un disturbo che porta all’incapacità di ricordare dati personali importanti e causa menomazioni nel funzionamento sociale e lavorativo. Chi ne soffre ne è spesso inconsapevole.

Beh, ora lo sapete. Datevi una mossa.

di Lucia Severino

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