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All’ombra di un libro: Le otto montagne

by Piera De Prosperis

 

La tragedia della Marmolada ripropone il difficile ed annoso problema che noi umani abbiamo con Madre Natura. Nello specifico il crollo del ghiacciaio, dicono i magistrati, non era prevedibile, quindi non ci sono colpevoli: la scarsa neve caduta quest’inverno, le alte temperature primaverili, il caldo africano degli ultimi giorni sono stati fattori concomitanti e scatenanti. In realtà nel profondo della coscienza di ciascuno di noi sappiamo di essere un po’ tutti colpevoli. Veramente facciamo quanto possibile nel quotidiano per preservare l’ambiente? Non ne parliamo a livello mondiale, se scatenare una guerra può essere un gesto che tuteli l’habitat! Eppure ancora abbiamo nelle orecchie il j’accuse di Greta Thunberg al Cops 26 di Glasgow: solo bla bla bla dai potenti che in realtà non fanno nulla e sembra invece che lottino per il mantenimento dello status quo.

E’ per questi ultimi recenti drammatici avvenimenti che vi propongo la lettura di un libro in cui la montagna è assoluta protagonista: Le otto montagne di Paolo Cognetti, premio Strega 2017.

Di che parla. Il titolo fa riferimento a una leggenda nepalese secondo cui il mondo è una ruota a otto raggi, con al centro una montagna altissima, il monte Sumeru, e intorno, appunto, otto montagne. Chi impara di più? Colui che fa il giro delle otto montagne o chi arriva in cima al monte Sumeru? Questa è la domanda a cui i due amici protagonisti, Pietro e Bruno, con i loro diversi percorsi di vita cercheranno di rispondere. L’uno che avrà girato il mondo, percorrendo metaforicamente le otto montagne, l’altro che, pur rimasto sempre nel luogo di origine, avrà vissuto esperienze altrettanto impegnative, scalando la sua personale montagna. Storia di formazione e di amicizia, di rapporti familiari e di esperienze di vita, con sullo sfondo la costante presenza della montagna, luogo di memoria antica e di esperienza nuova.

Perché leggerlo. Perché i due amici rappresentano due modi diversi di porsi nei confronti della vita: la ricerca fuori di sé o in interiore homine. Nessuna delle due scelte è migliore dell’altra se alla base vi è la fiducia nell’altro, la forza delle radici e il desiderio di ritornare nei luoghi del cuore, qual è appunto la montagna, vera ed assoluta protagonista, sia nella versione estiva con gli alberi rinverditi, le escursioni e il rumore dei ruscelli, che in quella invernale con il ghiaccio che ricopre i fiumi e i laghi, le bevute davanti al camino.

Io osservavo le case diroccate e mi sforzavo di immaginarne gli abitanti. Non riuscivo a capire come mai qualcuno avesse scelto una vita tanto dura. Quando lo chiesi a mio padre lui mi rispose nel suo modo enigmatico: sembrava sempre che non potesse darmi la soluzione ma appena qualche indizio, e che alla verità io dovessi per forza arrivarci da solo. Disse: Non l’hanno mica scelto. Se uno va a stare in alto, è perché in basso non lo lasciano in pace. – E chi c’è, in basso? Padroni. Eserciti. Preti. Capi reparto. Dipende.” Il senso di libera scelta che la montagna insegna al piccolo cittadino milanese Pietro, sarà continuamente rinnovato ogni volta che con la famiglia tornerà a Grana, paesino alle falde del monte Rosa dove ha conosciuto Bruno, amico delle estati e della vita.

Pietro nel ricordare il padre scomparso “Diceva così: che l’estate cancella i ricordi proprio come scioglie la neve, ma il ghiacciaio è la neve degli inverni lontani, è un ricordo d’inverno che non vuole essere dimenticato”. Il crollo della Marmolada sembra volerci ammonire a non dimenticare quello che stiamo facendo. Qualunque cosa sia il destino, abita nelle montagne che abbiamo sopra la testa.

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