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Angololettura. Pennac

by Piera De Prosperis
angolo lettura

Daniel Pennac, da “Storia di un corpo” (Feltrinelli 2014).

12 anni, 11 mesi, 18 giorni

Lunedì 28 settembre 1936

Non avrò più paura, non avrò più paura, non avrò più paura, non avrò più paura, non avrò mai più paura.

12 anni, 11 mesi, 19 giorni

Martedì 29 settembre 1936

L’elenco delle mie paure:

Paura della mamma.

Paura degli specchi.

Paura dei miei compagni. Soprattutto di Fermantin.

Paura degli insetti. Soprattutto delle formiche.

Paura di aver male.

Paura di farmela addosso se ho paura.

E’ stupido che faccia un elenco delle mie paure, ho paura di tutto. E comunque la paura ti coglie sempre di sorpresa. Non te l’aspetti e due minuti dopo sei in preda al panico. Come mi è successo nel bosco. Potevo aspettarmi di aver paura di due formiche? A quasi tredici anni! E prima delle formiche, quando gli altri scout mi hanno aggredito, mi sono buttato a terra senza difendermi. Mi sono lasciato prendere il fazzolettone e legare all’albero come se fossi morto. Ero morto di paura, davvero morto!

L’elenco dei miei propositi:

Hai paura della mamma? Fa’ come se non esistesse.

Hai paura dei tuoi compagni? Parla con Fermantin.

Hai paura degli specchi? Guardati allo specchio.

Hai paura di aver male? Quello che ti fa più male è la paura.

Hai paura di fartela addosso? La tua paura è più disgustosa della tua merda.

Ancora più stupido che fare l’elenco delle paure è fare l’elenco dei buoni propositi. Non li mantengo mai.

 

Pennac, nel libro da cui è tratto il brano, narra di un francese degli anni ’30 che decide di lasciare alla figlia il diario della propria vita, raccontata dal punto di vista del corpo. Le vicende sono presentate dunque in un’ottica “bassa”, in cui le paure e le pulsioni emergono senza filtri. L’uomo, il suo corpo, la paura di morire. Il corpo raccontato, che potrebbe essere il nostro, urla tutte le sue ansie e difficoltà. A partire dall’infanzia, alla maturità, fino all’agonia. Il romanzo non si conclude perché il corpo non ha la forza di scrivere il finale.

Quanto urlano oggi i nostri corpi! Il lettore raffinato che ci ha proposto un brano di tal genere, si fa interprete dell’attualità cui presta tutta l’attenzione e l’analisi dovuta a tempi tanto eccezionali.

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