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Bagnoli come la TAV

by Lucia Severino

La mancata (a tutt’oggi) riqualificazione urbana di Bagnoli, bonifica compresa, non è solo un esempio di cattiva amministrazione, piuttosto l’emblema dell’incapacità politica e imprenditoriale della nostra città. Siamo capaci di fare i pacchi ma non gli affari. Figuriamoci gli investimenti di medio-lungo termine.

Quando una città non possiede un tessuto produttivo realmente sviluppato e vive inseguendo la spesa pubblica, dagli appalti al reddito di cittadinanza, non produce una classe dirigente all’altezza. Neanche un popolo, a dirla tutta, costretto a fare conto sull’assistenzialismo, la criminalità organizzata e il lavoro nero. Ci sono le eccellenze, certo, ma non sono le eccezioni a definire lo standard.

E’ forse solo per questo motivo che Bagnoli non parte, schiacciata dalla generale incompetenza tecnica e amministrativa (quando non peggio) che ha recentemente prodotto regole caotiche e quasi inapplicabili, a cominciare dal famigerato articolo 33 dello Sblocca Italia. Non si possono contemperare centralismo e localismo, commissari governativi e associazioni di base. Se si ritiene necessario che lo Stato intervenga direttamente, bisogna conferire ai suoi commissari poteri straordinari e tirare dritto. Altrimenti, lavorare seriamente alla condivisione sul territorio delle scelte programmatiche.

C’è anche una terza opzione. Non fare sostanzialmente nulla. E’ la strada che le nostre istituzioni hanno imboccato ormai da tanti anni con la sostanziale complicità degli addetti ai lavori. Lo vediamo ancora in questi giorni costellati da roboanti dichiarazioni sulle centinaia di milioni che starebbero per arrivare (sempre verbi declinati al futuro) e sugli interventi di bonifica pronti a partire (forse in autunno, forse no).

All’atto pratico (siamo stati i primi a dirlo), la Valutazione Ambientale Strategica non c’è veramente ancora e il relativo decreto (scritto nel più becero burocratese) necessita a quanto pare di una sorta di interpretazione autentica chiarificatrice. La cabina di regia dello scorso 11 marzo ha sancito le distanze tra i vari Enti coinvolti. Non è chiaro se il PRARU sarà effettivamente approvabile in Conferenza dei servizi. La magistratura, il cui intervento viene sempre giudicato salvifico, oggi invece rappresenterebbe un ostacolo a causa del sequestro delle aree. Il commissario Floro Flores pare lì per caso.

Sembra, in sedicesimo, la storia della TAV (o del TAV, a seconda se siate pro o contro). Opera strategica fondamentale per il rilancio della città. Alberghi, case, uffici, industria 4.0, ferrovie, tangenziale e ci sarà lavoro e futuro per tutti. Forse i cinesi ci faranno passare anche la Via della Seta.

Nel frattempo, ci teniamo quello che c’è, ossia niente.

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