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Bergoglio un eretico?

by Luigi Gravagnuolo

La fronda interna alla chiesa cattolica contro Sua Santità Papa Francesco alza ogni giorno di più il tiro. Quanto essa sia consistente e quanto possa essere rischiosa per l’unità della chiesa io, pur essendo un praticante ed osservante nonché affiliato ad un movimento ecclesiale, non sono in grado di valutare. A pelle avverto una sua crescente penetrazione nelle gerarchie e tra i fedeli di base, specie quelli che vivono la fede nel segno del devozionismo. Molti, vicini al papa, minimizzano il fenomeno, ricordando l’effimero mini-scisma di Mons. Lefebvre. A costoro faccio presente che c’è una differenza di fondo tra le vicende attuali e quelle postconciliari, che videro protagonista il prelato francese.

Negli anni ’60 e ’70 il mondo, tutto il mondo, era attraversato da una potente spinta alla modernizzazione, alla laicizzazione ed al superamento dei nazionalismi, che avevano devastato il pianeta nella prima metà del secolo. Il Concilio aveva letto i tempi nuovi ed avviato una conseguente, epocale riforma. In quel contesto le posizioni tradizionaliste della Fraternità sacerdotale di Lefebvre erano inevitabilmente destinate al minoritarismo, collocandosi nella sfera concettuale dell’indisponibilità a confrontarsi con la contemporaneità.

Oggi non è più così. In tutto il mondo assistiamo ad un rigurgito dei nazionalismi, che per eufemismo o forse per esorcismo, definiamo sovranismi. La fronda tradizionalista e identitaria degli anti-bergogliani trova in questo contesto culturale un terreno fertile per attecchire. Vero che il mondo contemporaneo è attraversato altresì dalle spinte alla globalizzazione e che è egemone una cultura cosmopolita ben diffusa tra la gente di tutti i Paesi, ma il contrasto è appunto qui. La globalizzazione destruttura gli stati nazionali e li priva della capacità di autodeterminarsi. I sovranismi vi si contrappongono, difendendo le prerogative degli stati otto-novecenteschi. In questa difesa trovano su scala globale una base di massa, potenzialmente pronta ad accogliere una versione del cristianesimo marcatamente identitaria.

Quanto all’analisi della consistenza – dal mio punto di vista della pericolosità – del movimento tradizionalista contemporaneo oltre ciò non riesco ad andare.

Provo, invece, ad entrare nel merito delle ‘ragioni’ dei frondisti. Non senza aver prima rilevato una loro prima, intrinseca contraddizione interna. Si dicono cattolici, ma ritengono il Santo Padre un eretico. Ora, se c’è una cosa che indiscutibilmente caratterizza il cattolicesimo rispetto alle altre centinaia di confessioni cristiane diffuse nel mondo, è il riconoscimento da parte dei cattolici della supremazia della Chiesa di Roma e dell’infallibilità della parola del suo pontefice. Il papa di Roma è, per noi cattolici, il vicario di Cristo in terra. Definire Bergoglio un eretico è come dirlo di Cristo. Può farlo un cristiano? Sì, può farlo, lo fa e lo hanno fatto da sempre nella storia molti cristiani. Ma tutti coloro che hanno contestato il papa di Roma non si sono definiti più e tuttora non si definiscono cattolici. Sono cristiani protestanti, o ortodossi o quello che si vuole, ma non cattolici. Un cattolico che si contrappone radicalmente al santo Padre è una contraddizione in termini.

Prendiamo ora in considerazione nel merito gli argomenti dei frondisti. Lo facciamo a partire dalla recente lettera Contra recentia sacrilegia, firmata da cento personalità del mondo cattolico. Tra le quali, a titolo esemplare, segnalo solo il prof. Giorgio Nicolini, direttore di Tele Maria, emittente molto seguita dai fedeli devozionisti italiani. I cento vantano l’adesione ‘coperta’ di prestigiosi prelati ed autorità della Chiesa Romana. Dal cardinale Walter Brandmueller a Sua Eminenza  Gerhard Mueller, dal cardinale Jorge Urosa Savino all’arcivescovo Carlo Maria Viganò, dal vescovo Athanasius Schneider ai vescovi José Luis Azcona Hermoso, Rudolf  Voderholzer, Marian Eleganti, per concludere con il cardinale Raymond Burke. E nuove adesioni starebbero arrivando, come ad esempio quella del vescovo Robertus Mutsaerts, ausiliare della diocesi di Hertogenbosch in Olanda.

I cento imputano a papa Francesco sei sacrilegi, riassumibili in uno: l’aver idolatrato un feticcio animista amazzonico, la scultura lignea della dea Panchamana, in occasione del Sinodo sull’Amazzonia.

Nei limiti delle nostre conoscenze in materia teologica, ci torneremo su queste colonne. Alla prossima, dunque.

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