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Boccheggiare a Napoli

Città di mare, certo, ma senza verde

by Giovanni Squame
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Questa città ha avuto in passato amministratori lungimiranti, umili nel loro comportamento amministrativo, capaci di leggere l’evoluzione dei tempi e di indicare soluzioni per l’oggi ed il domani. Amministratori di valore, fortemente impegnati con passione civile e ferme convinzioni nel governo della loro città. E che hanno fatto della condivisione delle loro idee un valore importante, rispettando ed anzi valorizzando con le proprie idee e proposte il ruolo degli altri organi elettivi, in particolare il Consiglio Comunale, l’organo decisorio finale sulle materie urbanistiche.

Amministratori attenti agli allarmi sui cambiamenti climatici, non scettici, e sul destino infausto delle città-cemento prive di verde su larga scala e costrette a convivere con l’incalzante sviluppo economico fatto prevalentemente di cemento e di casermoni abitativi e del terziario (a Napoli l’esempio classico è il Centro Direzionale). Ma non c’è stato spazio per le ampie distese di verde, i parchi, i giardini classici. Napoli cresceva ma la vecchia Villa comunale rimaneva l’unico spazio di svago e di passeggiate distensive. La ricostruzione post terremoto è stata l’ultima vera occasione per avere in città e in periferia altre occasioni di verde, parchi di quartiere. Purtroppo, la carenza di personale sia specializzato che generico ha ridotto presto questi parchi in luoghi impraticabili e alla fine chiusi all’accesso.

Ora che il cambiamento climatico incalza, persino Napoli, città di mare, soffre il caldo. Si raggiungono nel paese temperature record, tipiche delle aree nordafricane. Quegli amministratori lungimiranti avevano immaginato proposto e fatto approvare dal Consiglio Comunale un piano regolatore, consenziente la città nelle sue articolazioni organizzative, che ha previsto due grandi parchi. Uno ad occidente, a Bagnoli, di 130 ha. L’altro di analoga estensione ad est, interessando gli ex quartieri operai di San Giovanni, Barra e Ponticelli.

Il parco di Bagnoli non si farà, complice il grande evento internazionale della Coppa America, e per il parco ad est neppure si è avviata la discussione con la petrolifera Q8, sui cui suoli esso deve in parte realizzarsi. Le prospettive che qualcosa possa muoversi sono ridotte al lumicino. Il tema è la disponibilità delle aree Q8: chiudere definitivamente l’impianto o (si tratta di depositi di carburante, avendo già da anni, la Q8, trasferito a Livorno la produzione di oli, che assicurava una discreta occupazione), trasferirlo altrove. Qualunque possa essere la soluzione, incontri sull’argomento non risulta si siano mai fatti con gli enti istituzionali (Regione, Città Metropolitana, Comune), occorreranno decenni.

Napoli, quindi, sarà destinata ad essere città di mare con poco verde: la villa comunale, la Floridiana, la Mostra d’Oltremare, il Parco di Ponticelli – più cemento che verde – il Bosco di Capodimonte, gli Astroni in quei di Agnano, i piccoli parchi di quartiere del post terremoto (1980). Nella fase del massimo consumo di suolo, il verde si limitava a poche aiuole al servizio dei lotti di edilizia abitativa e terziario, curate per qualche anno e poi abbandonate. I cambiamenti climatici ci stanno conducendo ad una situazione di non ritorno. Il caldo raggiunge temperature mai previste così in ascesa. Occorre riprogettare la città, o almeno il suo verde, per destinare più suoli, più spazi, non sbilenche aiuole, ma a veri e propri parchi alberati di dimensioni accettabili. Il Centro direzionale è lì in attesa di nuovi e massicci impianti di verde con una soluzione (ricorrendo alla AI?), che risolva gli attuali problemi (i parcheggi sottostanti).

Poiché l’andamento climatico non accenna ad un ritorno a situazioni meno allarmanti, sul tema non si può cincischiare. Il Vesuvio è lì che attende da sempre un maggiore e più denso rapporto con la città, ben oltre l’iconografia della cartolina: si può immaginare un corridoio fatto di verde e di parchi tra Napoli e il vulcano, un percorso virtuoso che dia anche continuità al verde dei comuni vesuviani. Un percorso nel verde tra Napoli e il suo vulcano.

Città di mare, certo, ma anche città che deve promuove parchi boschivi, verde, per renderla ancora più bella, anche per alleviare ai residenti e ai turisti i drammi di un caldo che tende ad incancrenirsi anziché a diminuire. Sarà dura oggi, ma anche nei prossimi anni. E l’ipotesi di un corridoio verde che intrecci la città, i comuni vesuviani e le falde del Somma-Vesuvio è più attuale che mai. Occorre far presto: più verde boschivo, più parchi. Il rischio è che d’estate ci si ritrovi tutti in via Caracciolo a boccheggiare persino nelle splendide acque del golfo.

 

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