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Cantone dall’Anac alla politica?

by Lucia Severino

Leggevamo, alcuni giorni fa, della polemica tra De Luca e Salvini a proposito degli ispettori inviati dal Prefetto all’Asl Napoli 1 per verificare eventuali infiltrazioni della camorra e ci siamo imbattuti nella dichiarazione rilasciata dall’europarlamentare di Forza Italia, Fulvio Martusciello, che suona così: “Spero che alle prossime regionali il centrosinistra candidi Cantone e si liberi dell’attuale governatore”.

Più che un auspicio, un sasso lanciato nello stagno, un’anticipazione intrigante non tanto della candidatura di Cantone a Governatore, poco plausibile allo stato, ma del suo possibile prossimo impegno in politica. D’altronde, anche la sua nomina a Presidente dell’Anac, l’Autorità anticorruzione, fu a suo tempo un atto politico e le dimissioni presentate a pochi mesi dalla scadenza naturale del mandato, alla vigilia delle elezioni regionali e non lontano da quelle comunali di Napoli danno da pensare. Per tacere della recente apparizione pubblica a fianco del Presidente Eav Umberto De Gregorio, dato come prossimo candidato Sindaco, in occasione della presentazione del suo ultimo libro.

Non è una questione secondaria per noialtri Napoletani (nel senso più ampio del termine) perché Cantone, sia come magistrato che come Presidente dell’Anac, ha inciso in maniera rilevante a livello nazionale nei settori dei quali si è occupato e un suo eventuale intervento nell’agone politico locale potrebbe sparigliare le carte.

Allora siamo andati a riprendere la lettera di dimissioni presentata da Cantone e il suo intervento alla Camera dello scorso giugno, in occasione della presentazione della Relazione annuale dell’Anac, per cercare elementi utili a disegnare un quadro più ampio.

Dall’intervento di Cantone del 6 giugno. “In materia di prevenzione della corruzione, l’impianto normativo contenuto nella legge Severino … anche sotto il profilo culturale, sta cominciando lentamente a produrre risultati positivi … Ciò non significa, naturalmente, che la corruzione sarà estirpata … Non avrebbe senso, però, parlarne astraendosi … dalle polemiche che hanno investito, nell’ultimo periodo, il codice varato nel 2016 (il cosiddetto codice degli appalti. NdR) … da un giorno all’altro diventato figlio di nessuno … È innegabile che da quell’articolato sono derivate delle criticità, ma ciò è dovuto soprattutto al fatto che è stato attuato solo in parte … Governo e Parlamento hanno ritenuto però, con una scelta legittima, di apportare profonde modifiche … con un decreto legge … (“sblocca cantieri”) e una legge delega … Sicuramente esso incide anche sui poteri dell’ANAC, prevedendo il ritorno al regolamento attuativo in luogo delle linee guida dell’Autorità. Non ci sentiamo di criticare questa opzione … Su alcuni aspetti specifici … tuttavia, qualche rilievo s’impone … la previsione di una soglia abbastanza alta (150 mila euro) entro la quale adottare una procedura molto semplificata (richiesta di soli tre preventivi) aumenta certamente il rischio di scelte arbitrarie, se non di fatti corruttivi … Alcune opzioni poi (il ritorno dell’appalto integrato, l’aumento della soglia dei subappalti al 40%, la possibilità di valutare i requisiti per la qualificazione delle imprese degli ultimi 15 anni, le amplissime deroghe al codice concesse ai commissari straordinari), paiono troppo attente all’idea del “fare” piuttosto che a quella del “far bene” … La sospensione dell’albo dei commissari di gara per un biennio … rischia di incidere su un momento topico della procedura, facendo venir meno un presidio di trasparenza … L’auspicio … è, quindi, quello di … (non) rincorrere ricette banalizzanti, che sembrano perseguire l’obiettivo, non della condivisibile sburocratizzazione del sistema amministrativo, ma di una inaccettabile deregulation, già vista in opera nel Paese negli anni scorsi con risultati deleteri anche sul fronte della lotta alla corruzione”.

Nessuno ha mai pensato che l’Anac potesse estirpare la corruzione e nessuno pensa che la riforma del codice degli appalti sia chissà quale panacea. Molti però pensano che la norma precedente facesse acqua da tutte le parti e che, piuttosto che spingere a far bene, portasse semplicemente a non fare. Ma senza (per il momento) scendere nel merito delle considerazioni svolte da Cantone, appare chiaro come egli non condivida le novità legislative e ritenga penalizzato il ruolo dell’Autorità.

Dalla lettera di Cantone del 23 luglio. “…Adesso, dopo oltre cinque anni, sento che un ciclo si è definitivamente concluso, anche per il manifestarsi di un diverso approccio culturale nei confronti dell’Anac e del suo ruolo … con alcuni mesi di anticipo, ho dunque avanzato formale richiesta di rientrare nei ruoli organici della magistratura: un atto che implica la conclusione del mio mandato di Presidente dell’Anac … La mia è una decisione meditata e sofferta. … Lascio la presidenza dell’Anac con la consapevolezza che dal 2014 il nostro Paese ha compiuto grandi passi avanti nel campo della prevenzione della corruzione … Sono circostanze che dovrebbero rappresentare motivo di orgoglio per l’Italia, invece sono spesso poco riconosciute come meriterebbero”.

E’ evidente che il diverso approccio culturale lamentato sarebbe quello dell’attuale maggioranza di Governo rispetto a quella precedente che lo nominò e consisterebbe in una deregulation del settore, nella compressione del ruolo dell’Anac, nel mancato riconoscimento dei risultati raggiunti. Quindi vicinanza al PD, nessun feeling con la Lega e anche con i 5Stelle giustizialisti non è scoccata la scintilla, come pure avrebbe potuto succedere.

Però, il Governo è in carica da circa un anno e la differente sensibilità è apparsa evidente da subito. Inoltre, presentare le dimissioni a pochi mesi dalla fine dell’incarico, senza apparente necessità, autorizza a ritenere che i tempi siano stati dettati da strategie personali.

Professionali? Politiche? Elettorali? Lo vedremo nei prossimi mesi.

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