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Che governo verrà fuori? Le percentuali del bookmaker

by Luigi Gravagnuolo

Siamo dunque alle consultazioni al Quirinale. In prima istanza il Presidente darà l’incarico di provare a formare un nuovo governo, con una maggioranza più solida, allo stesso Giuseppe Conte dimissionario. Cominciamo quindi a vedere quali chance ha il premier uscente di rientrare a Palazzo Chigi con una nuova maggioranza. Ma quale?

In teoria potrebbe essere la stessa maggioranza del Conte bis con l’aggiunta del neo costituito gruppo senatoriale dei ‘Responsabili’. Sotto questo riguardo il problema non sarebbe il nome del premier, atteso che nessuno, neanche Renzi che lo ha sfiduciato, pone il veto sul suo nome. Il problema sarebbe invece di contenuti: che si fa sul MES? E sulla giustizia? Sono le ultime due bandiere del M5S non ancora ammainate, a Conte il compito di persuadere i gruppi parlamentari pentastellati ad addivenire a più miti consigli. Né Renzi, né i Responsabili sembrano infatti disposti ad ingoiare l’incomprensibile rifiuto di avvalersi dei fondi MES ed una linea forcaiola sulla giustizia.

Per altro verso, una maggioranza costruita su adesione al MES, gestione del Recovery e linea garantista sulla giustizia potrebbe ottenere l’adesione di Forza Italia e finanche di una parte significativa della Lega, ma perderebbe verosimilmente i LeU e, soprattutto, metterebbe all’opposizione il Movimento. Cosa che nessuno desidera, sia per i numeri di cui esso dispone in Parlamento, sia perché si rischierebbe di tornare a tre anni fa, restituendo ai grillini il feeling con la piazza sfasciacarrozze già in ebollizione. Se dunque, per tenere dentro il M5S bisogna accettare Conte a Palazzo Chigi, che sia. Ci starebbero tutti, ma torneremmo alla imprescindibile necessità di una mediazione ragionevole su MES e giustizia.

Insomma, la via è strettissima e costellata di ostacoli, non impercorribile. Giuseppe Conte è bravo, ha pazienza, ha rapporti ferrei con i poteri reali del Paese, è tenace, potrebbe farcela.

Supponiamo ora che invece Conte, fatte le sue verifiche, torni al Colle senza maggioranza e rinunci all’incarico. A questo punto Mattarella avrà due scelte, o provare a dare il mandato a un esponente della Destra oppure puntare diritto su un governo tecnico fondato sulla non-sfiducia di tutte le forze politiche. La prima soluzione già sulla carta non ha i numeri, sarebbe una mera perdita di tempo. Probabile quindi che – sempre che Conte non ce la faccia in prima battuta a trovare la sintesi – dia l’incarico alla Cartabia, o a Draghi o a un’altra personalità istituzionale. Costei potrebbe formare un governo tecnico, con un programma minimo condiviso da tutti, in cui non sarebbero inclusi MES e giustizia, demandando le decisioni su questi punti e su eventuali nuovi argomenti controversi alle due assemblee parlamentari. Le uniche prerogative imprescindibili per una tale ipotesi sono l’autorevolezza internazionale del premier e la competenza di alto profilo dei suoi ministri.

Ci sarebbe un’ultima ipotesi, lo scioglimento delle Camere e nuove elezioni. Per me non sta né in cielo, né in terra. Il M5S finirebbe a coltellate interne e scomparirebbe; il PD nella migliore delle ipotesi conserverebbe gli attuali rapporti di forza sia pure con un numero minore di seggi – a causa della loro riduzione assoluta – in un Parlamento però a solida maggioranza di Destra; Forza Italia si ridurrebbe ai minimi termini; Lega e FdI potrebbero uscirne vincenti, ma con il leader della Lega che già sente sulla nuca il fiato della conclusione delle indagini sui 49 milioni trafugati e su altre vicende giudiziarie. Pensate che Biden e l’Unione Europea possano guardare di buon occhio ad un governo sovranista ed antieuropeista di questi tempi? Dai, conviene anche a Salvini e alla Meloni avere il tempo di riposizionarsi nel nuovo scenario politico dell’Occidente per poi candidarsi realisticamente al governo dell’Italia nel ‘22 o anche nel ‘23.

Al dunque, se dovessi scommettere oggi direi il Governo della non-sfiducia al 65%, il Conte Ter con un nuovo programma ed una nuova maggioranza al 30%. Il restante 5% all’imprevedibilità della storia.

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